Di sicuro effetto scenografico sono facili da coltivare, anche su un balcone. I consigli degli esperti

Scritto da Càrola Ciotti |    Settembre 2008    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Ninfee, fiori di loto, giacinti e iris d’acqua sono piante piuttosto rustiche che bene si adattano ai nostri climi. Anche se non possediamo uno stagno, o uno specchio d’acqua dove collocarle, la loro coltivazione non richiede sforzi o abilità speciali: tutti, anche coloro dotati di “pollice” non propriamente verde, otterranno certamente ottimi risultati. In giardino o sul balcone, poi, grazie alla raffinatezza di forme e colori assai originali, il risultato è sempre di grande effetto.

Le specie
Le ninfee sono forse le più “classiche” tra le specie acquatiche, si adattano anche in piccoli contenitori e hanno fiori di tanti colori diversi che compaiono a maggio e fioriscono numerosi fino all’arrivo dei primi freddi. Si coltivano senza problemi le specie originarie dei climi temperati, mentre quelle tropicali, sebbene assai più profumate e dai colori insoliti, non sopportando il freddo necessitano di essere riparate durante l’inverno.
Il nelumbo, più comunemente conosciuto come fior di loto, considerate le sue notevoli dimensioni richiede invece grandi spazi e cresce molto velocemente. I fiori bianchi striati di rosa hanno un tipico odore d’anice; il fogliame, enorme e bellissimo, possiede la caratteristica di mantenersi costantemente pulito grazie alla particolare struttura superficiale che lo rende idrofobico (non a caso, la moderna nanotecnologia tenta di riprodurre in laboratorio questa proprietà, con lo scopo di applicarla a materiali come tessuti e vernici, tentando di imitare ciò che si definisce, appunto, “effetto loto”). Esistono comunque anche varietà nane di loto, con meno esigenze di spazio e caratteristiche estetiche simili.
I giacinti d’acqua sono tipici di zone tropicali e si coltivano generalmente come piante annuali, mentre gli iris - così come ninfee e fiori di loto - sono perenni e molto longevi.

La coltivazione
Scelta la specie che preferiamo dovremo munirci di una conca o di un vaso appositi, facilmente reperibili nei centri specializzati: ne esistono di varie dimensioni e colori, con un costo che varia dai 20 ai 40 euro; se però abbiamo un giardino, e spazio a sufficienza, potremmo anche interrare un laghetto artificiale in vetroresina (80 euro, circa) e ricreare così un vero e proprio scenario naturale, con specie diverse, non solo fiorite.
«Le piante acquatiche - spiega Iacopo Toccafondi, vivaista specializzato - sono consegnate nei classici vasetti di plastica neri; il costo di una ninfea di due anni, che già fiorirà la stagione successiva, si aggira intorno ai 20 euro, un bel nelumbo costa circa 35 euro, ma vedremo i suoi grandi fiori comparire solo un paio d’anni dopo. Il fogliame, invece, si svilupperà velocemente». Arrivati a casa non dovremo neppure fare la fatica di occuparci del trapianto: basterà riempire d’acqua il contenitore (conca o vaso che sia), immergerci le nostre acquatiche - vasetto di plastica compreso - e il gioco è fatto! Basterà praticare dei larghi fori sul fondo del vasetto della pianta e mantenere costante il livello d’acqua, man mano che questa evapora (anche in inverno). La manutenzione è semplice e poco impegnativa: durante la stagione invernale è necessario ripulire la superficie dell’acqua dai residui della pianta ormai sfiorita, e in estate togliere le foglie che ingialliscono e i fiori appassiti. Queste specie si auto-concimano grazie alla decomposizione delle parti che seccano e sfioriscono nell’acqua del contenitore… che poi si ripulisce da sola per l’azione delle radici delle stesse piante. Sarà utile infine allevare all’interno del contenitore i pesciolini chiamati gambusie, per scongiurare il pericolo di far proliferare zanzare e altri pappatacei.



IL PROGETTO

L’alba perduta

La ninfea del lago di Montepulciano

Ha i petali completamente bianchi, lattati, e vive in molti laghi e stagni della penisola, dal Piemonte al Veneto, fino al Lazio e all’Abruzzo. Specie tipica del nostro paese, considerata vulnerabile, è la ninfea Alba (Nymphaea alba), pianta spontanea protetta, a rischio d’estinzione, e non solo a causa dell’inquinamento delle acque. In Toscana questo bel fiore si poteva ammirare anche nel lago di Montepulciano, ma dal 2002 è scomparso: sarà solo grazie al lavoro di alcuni esperti, che operano presso l’Orto Botanico di Siena, se la ninfea Alba potrà tornare a vivere e popolare nuovamente questi luoghi. Ne parliamo con la dottoressa Ilaria Bovini, naturalista, responsabile dell’Erbarium Universitatis Senensis, che fa parte del gruppo di tecnici e ricercatori coinvolti nel progetto di recupero: «Nel 2004, in accordo con la Provincia di Siena, è stato stipulato un piano di intervento per la reintroduzione di questa specie a rischio, ed è stato deciso di prelevarne alcuni individui, recuperati tra i pochissimi ancora presenti, in piccoli canali intorno al lago di Montepulciano e nel lago di Chiusi.  Queste pianticelle, arrivate in Orto, sono state ospitate in un paio di laghetti creati allo scopo, fatte crescere e successivamente riprodotte. Quello che ci proponiamo di fare, anche in accordo alla legge regionale 56/2000 (che tratta delle norme relative alla conservazione e alla tutela degli habitat naturali della flora e della fauna selvatica, ndr) è di riuscire a reinserire la ninfea Alba nel luogo d’origine, in modo da salvare la famosa biodiversità del nostro ecosistema».
Recandosi in via Mattioli, a Siena, presso la bella sede dell’Orto Botanico, è possibile vedere con i propri occhi come sta procedendo il salvataggio della ninfea e di altre piante acquatiche a rischio. Il parco che ospita l’orto è un luogo tranquillo e gradevole da visitare; vari punti sono dedicati proprio alle piante acquatiche, con un preciso percorso da seguire per imparare a conoscerne le varie caratteristiche.


Gli intervistati
Iacopo Toccafondi, Cactus center, via Senese 209, Firenze,  tel. 0552321289
Dottoressa Ilaria Bovini (nella prima foto a partire dal basso), Orto botanico di Siena, via Mattioli 4, per visite guidate 0577235409