Vene sotto controllo, per estetica e salute

Scritto da Alma Valente |    Maggio 1998    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Ormai è un dato di fatto. Da quando le sottane si sono accorciate le donne fanno più attenzione alle proprie gambe. E anche le varici, le dilatazioni delle vene comunemente note come vene varicose, vengono vissute sempre di più come un problema estetico oltre che medico. Una questione non da poco, visto che questa patologia degli arti inferiori colpisce una donna su tre e solo un uomo su quindici. Purtroppo però, nella maggior parte dei casi, il problema non è soltanto estetico. Le gambe gonfie e pesanti cedono ben presto il passo al dolore e se le varici vengono trascurate, specialmente dopo i 50 anni, possono anche provocare problemi seri come infezioni e ulcere.
Eppure senso di pesantezza e gonfiore non sono che i primi campanelli d'allarme. Anche i formicolii, le sensazioni di calore e bruciore, il malessere durante l'esposizione al sole e i crampi notturni avvertono che è arrivato il momento di rivolgersi al medico. E questo soprattutto se si è soggetti a rischio: persone che lavorano a lungo in piedi, come parrucchiere, commesse e chirurghi, donne che hanno avuto più gravidanze o che hanno fatto a lungo uso della pillola e, principalmente, figli con genitori che hanno sofferto dello stesso disturbo.
Molto spesso le varici agli arti inferiori si manifestano su un terreno di predisposizione costituzionale - spiega il dottor Maurizio Tarantelli, specialista in malattie cardiovascolari -. In oltre il 60 per cento dei casi, infatti, è presente una familiarità e la possibilità aumenta se entrambi i genitori sono affetti da una patologia varicosa. Ad aggravare la situazione contribuiscono comunque anche l'età avanzata, il sovrappeso e la vita sedentaria.
In alcuni individui le varici non danno sintomi, mentre altri percepiscono un dolore intenso nella zona colpita. ´I quadri clinici possono variare moltissimo tra di loro - dice il dottor Tarantelli -. Ci sono varici a carico della grande safena e della piccola safena. La prima, che è la più grande e importante delle vene superficiali, va dalla caviglia all'inguine, attraversando la parte interna della gamba; la seconda scorre invece sul lato esterno della caviglia e termina nel cavo del ginocchio. Un denominatore comune però esiste e, purtroppo, è sempre lo stesso: la rapidità di sviluppo della patologia.
Oggi però ci sono rimedi per ogni situazione, ed esami strumentali come l'eco-doppler sono in grado di indicare chiaramente l'entità del danno a carico delle vene. Si tratta di un test che, sfruttando gli ultrasuoni, visualizza la struttura dei vasi sanguigni e ne evidenzia le anomalie di forma. Sarà poi lo specialista a consigliare le terapie adeguate come dieta, movimento, tipo di calza elastica, farmaci o eventuale intervento chirurgico, ´indispensabile quando siamo in presenza di una flebite, cioè di una grave infiammazione della parete della vena - sottolinea Tarantelli -. Fra le tecniche chirurgiche il cosiddetto 'stripping' (strappo, ndr) fino ad oggi si è rivelato il più soddisfacente. Richiede circa mezz'ora e consiste nel fare due incisioni cutanee alla caviglia e nella parte alta della coscia, attraverso le quali tutta la vena varicosa viene sfilata dalla sua sede sotto la pelle. Un intervento che consente di dimettere il paziente dall'ospedale dopo tre giorni, con risultati ottimi nel 90 per cento dei casi. Da qualche anno è stato ideato anche un nuovo metodo, la 'Chiva' (Cura emodinamica insufficienza venosa ambulatoriale). L'intervento si esegue sempre in anestesia locale, per cui il paziente può rientrare subito al proprio domicilio; non viene prodotto nessun ematoma (come spesso capita in una safenectomia), si conservano la safena e gli altri vasi e sulle gambe restano solo delle piccole incisioni.

Otto regole d'oro
  • Evitare di stare troppo a lungo fermi in piedi. Se proprio non è possibile sollevarsi spesso sulle punte dei piedi.
  • Se si resta troppo a lungo seduti, per esempio in ufficio, evitare di tenere le gambe accavallate. I piedi devono essere ben poggiati a terra e, meglio ancora, leggermente rialzati con una pedana.
  • Camminare almeno un chilometro al giorno a passo svelto, indossando calzature adatte.
  • Non indossare giarrettiere o jeans troppo stretti, perché tendono a bloccare la circolazione.
  • Per quanto è possibile cercare di stare lontani da fonti di calore. Bagni troppo caldi o un'eccessiva permanenza al sole provocano una vasodilatazione. Da sfatare però il mito che i raggi solari siano nocivi: l'importante è bagnare frequentemente le gambe.
  • Abbiate cura del vostro intestino. Tenetelo sempre sgombro per non provocare aumenti di pressione endoaddominale.
  • Anche la dieta ha la sua importanza: non bisogna ingrassare troppo, si devono evitare i cibi piccanti e gli alcolici, ridurre il caffè e mangiare molta frutta. Usate poco sale, perché trattiene i liquidi e aumenta il volume del sangue circolante.
  • A letto tenere le gambe leggermente sollevate rispetto al cuore. La tecnica migliore è quella di inserire un cuscino sotto al materasso, o sopraelevare di qualche centimetro i piedi del letto.