Come si arreda una classe a misura di studente, tra benessere e design

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2000    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Banco elementare
Banchi a misura standard, lavagne poco illuminate e pareti dal colore anonimo. Salvo rare eccezioni, sono questi gli ambienti in cui i ragazzi passano cinque ore filate al giorno. Momenti indubbiamente piacevoli quando li ricordiamo da adulti, ma quanti non hanno continuato gli studi perché hanno vissuto l'ambiente scolastico come una "costrizione"? Molti più di quanto si creda. Come dovrebbe essere allora una scuola a misura di studente? Un luogo dove si va volentieri perché si sta bene sia fisicamente che psicologicamente.
L'argomento è di quelli importanti e coinvolge diverse specializzazioni, dalla medicina all'architettura. Il banco è senza dubbio uno degli elementi fondamentali dell'arredo scolastico. Fino agli anni '50, quando la scuola media inferiore era ancora un privilegio di pochi, era fatto di legno, un "monovolume biposto", come direbbero gli architetti. Un piccolo spazio che, fra struttura e raccomandazioni della maestra, imponeva agli alunni di star composti, senza "ciondolamenti". Poi, come ci ricorda il professor Marco Pecchioli, ortopedico e docente per molti anni all'Isef di Firenze, "negli anni '60 tutto cambiò. I vecchi banchi furono accatastati e sostituiti con quelli di formica verde, di altezza più o meno standard e con le sedie separate. Ma non si può certo dire che le cose siano migliorate per tutti gli scolari". Non c'è bisogno di essere degli scienziati, infatti, per capire che imporre la stessa sedia e lo stesso tavolo al ragazzo di statura piccola e allo spilungone è assurdo, oltre che dannoso.
Come dovrebbe essere allora il posto di studio ideale? "Prima di tutto stabile, con punti di appoggio che non si spostino - sottolinea Pecchioli -. Questo, oltre a un buon risparmio muscolare, permette una posizione più comoda. I piedi poi devono appoggiarsi a qualcosa (un'asticella, uno scalino ecc.) e il sedile, oltre ad essere più basso del ginocchio, dovrà avere una leggera inclinazione nella parte posteriore per impedire al bacino di scivolare in avanti. La corretta posizione dello schienale è quella verticale, con altezza leggermente inferiore alle spalle. Altro elemento importante è il piano di scrittura, che deve essere inclinato verso la persona in modo da non costringere il bambino a piegare troppo il collo. Tutto questo per prevenire incurvamenti scorretti della schiena. Le posizioni viziate, infatti, mantenute per anni, possono disturbare la crescita armonica dello scheletro dei nostri figli".
Ma la salute nella scuola va ben al di là di un banco più o meno adeguato. Esistono problemi legati all'uso degli arredi, alla quantità e alla qualità dell'illuminazione, all'acustica e alla tinteggiatura delle aule, solo per citarne alcuni. Un censimento compiuto dalla Regione Toscana in tutte le scuole presenti sul territorio ha rilevato che le carenze maggiori stanno proprio nella poca funzionalità delle strutture. Un dato abbastanza prevedibile, visto che l'84 per cento di tutto il patrimonio immobiliare scolastico esistente è stato costruito prima del 1975, quindi secondo normative superate. A chi, allora, il compito di ridisegnare la scuola del futuro? All'architetto, al designer che, partendo dai bisogni legati alla salute fisica e psicologica, dovrà progettare non solo il banco ma l'intero spazio che lo circonda.
"Se si vuole portare innovazione nei luoghi dove si fa didattica - spiega il professor Edoardo Malagigi, docente di design all'Accademia di Belle Arti di Firenze - si deve tener presente che uno spazio scolastico è la forma di un concetto pedagogico e non un luogo dove si usano in modo indifferenziato gli strumenti, siano essi un carrello, un contenitore, un tavolo o una sedia". Anche l'aula allora, così come la casa, deve essere personalizzata e diversificata a seconda di quello che la didattica vuole ottenere. Dunque arredi innanzitutto dimensionati alle misure - fisiche - delle varie classi d'età; laboratori sperimentali che non siano versioni giocattolo di strumenti reali e oggetti costruiti dagli stessi ragazzi, in modo da dar loro la consapevolezza di aver fatto qualcosa di utile e non di "subire" gli strumenti di conoscenza. Una scuola, insomma, abitata e vissuta dai ragazzi come il prolungamento di un proprio spazio personale.
"L'esperienza che stiamo portando avanti con "Bambini in emergenza", una fondazione che sta lavorando in Romania con bambini orfani colpiti da Aids - sottolinea Malagigi - ci ha fatto capire che sono due gli aspetti che agiscono più degli altri nella conformazione dei luoghi cognitivi: l'affettività nell'insegnamento e la bellezza degli ambienti. Due fattori che alimentano nei ragazzi la voglia di conoscere, di sperimentare, l'autonomia e l'autostima". Certo, non sarà facile "rivisitare" un settore trascurato da anni. Ma ormai siamo in Europa e dobbiamo fare i conti con le nuove normative.

Il libro
"Benessere a scuola. Luoghi fisici e innovazione didattica", a cura di Edoardo Malagigi, Edicom edizioni (tel. 0481484488, E-mail edicom@spin.it, fax 0481485721), dicembre 1999, L. 35.000.
Il volume è la sintesi del convegno "Mens sana in corpore... banco", tenuto a Impruneta nel gennaio 1995.