Come possono i genitori gestire i regali a Natale

Scritto da Cecilia Morandi |    Dicembre 2016    |    Pag. 9

Da bambina voleva fare la giornalista, dopo la laurea in lettere a indirizzo storico, il sogno si avvera.

Giornalista professionista, spazia dalla televisione alla carta stampata, dalla produzione di documentari alla cura editoriale.

Collabora con emittenti locali (Rtv38) e nazionali (Tmc2-Videomusic, Raiuno, La7), occupandosi per programmi televisivi di argomenti vari, dall'attualità alla moda, dai viaggi all'alimentazione.

Docente a contratto dell'Università di Firenze, dall'anno accademico 2012-13 insegna agli studenti del Laboratorio di televisione e media digitali del corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione.

regali di natale

Foto F. Giannoni

Psicologia infantile

Così come lo conosciamo oggi, con la barba bianca e il vestito rosso, Babbo Natale dalle nostre parti cento anni fa non esisteva neppure. Forse faceva capolino nelle case delle classi più abbienti delle città, mentre i nostri nonni, allora bambini, nelle povere campagne toscane del primo Novecento potevano al massimo sperare in qualche regaluccio nella calza della Befana. Il Natale è diventata la festa che conosciamo nel secondo dopoguerra e oggi una letterina a Babbo Natale non si nega a nessuno.

Poniamo alcune domande a Shirley Agnello, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in problematiche dell’infanzia.


Ma i desideri dei più piccoli devono essere sempre assecondati?

«Oggi le aspettative dei bambini rispetto ai regali sono tante, quante le offerte del mercato. Le letterine spesso contengono liste dei giochi più in voga del momento, sempre più tecnologici e con minori stimoli per la fantasia. Molto meglio far pochi regali, due o tre, che siano un giusto compromesso fra le aspettative e attitudini del bambino e le possibilità economiche della famiglia. Il dono più che il regalo deve sorprendere, rispecchiare le inclinazioni del bambino, stimolare la fantasia e non diventare un oggetto da collezione presto riposto in soffitta».


Q uando la richiesta supera il budget familiare, come può il genitore spiegare al bambino che non sarà possibile ricevere quel regalo?

«Sollecito sempre i genitori ad attingere alla propria dimensione infantile per affrontare domande che sono fonte d’imbarazzo, ricordandosi che di fronte si hanno dei bambini che devono fidarsi e affidarsi ai genitori. Dunque nessuna paura di deludere le aspettative dei piccoli, piuttosto motiviamo le scelte se è necessario, anche ricorrendo alla magia e al mistero propri dei bambini e del Natale, magari semplicemente dicendo che Babbo Natale non è solo un semplice fattorino ma un “Babbo” che, pensando al bambino, trova il giusto regalo per lui».


A volte succede che, nonostante tutti gli sforzi, i bambini non siano comunque contenti, che i regali degli zii ad esempio non siano graditi. Sono situazioni che possono creare imbarazzi o malumori…

«Questo tipo di reazione del bambino deve far porre delle domande: viviamo nell’era del consumismo, spesso assecondiamo o anticipiamo le richieste dei nostri figli che ottengono beni materiali prima ancora di desiderarli. Educhiamoli alla semplicità e al gusto dell’essenziale e dell’attesa, apprezzeranno di più ogni dono!».


E quando i bambini si trovano davanti alla triste verità, svelata in genere dai fratelli o dagli amici più grandi, che Babbo Natale è un’invenzione degli adulti?

«I bambini hanno bisogno di credere e sognare: Babbo Natale esiste finché c’è l’infanzia, ed è giusto aiutare i bambini a rimanere almeno fino ai sette-otto anni in questa dimensione, proteggendoli da una crescita prematura. Babbo Natale è una figura familiare, caricata di affetto, fiducia ed emozioni; molti di loro già sanno o sospettano, ma preferiscono non approfondire per non perdere quella magia che è ancora viva nei ricordi».


Come insegnare ai bambini il vero valore del Natale, perché non diventi soltanto una festa consumistica?

«Attingiamo all’antico significato religioso del Natale – aggiunge la dottoressa Agnello –, ricordandoci cosa ci è stato trasmesso e cosa vogliamo trasmettere ai nostri figli. Il regalo è soltanto l’ultimo momento di una festività che celebra una nascita e dei valori veri».


Il Natale può diventare il momento in cui esplodono conflittualità nascoste, come sappiamo da esperienze vissute o come ci hanno raccontato tanti film, da Benvenuti in casa Gori a Parenti serpenti di Monicelli. Quando poi i genitori sono separati e in lite, il rischio diventa ancora più alto.


Quali cautele è necessario avere con i bambini?

«Trovo che la risposta stia nella presa di coscienza da parte della famiglia che il Natale, in quanto festa piena di emozioni per il bambino, è un momento destinato ad essere impresso nella sua memoria e nei ricordi che si porterà da grande. La consapevolezza di questa responsabilità è una ragione sufficiente per creare la giusta atmosfera e mettere in pausa, almeno per un giorno, ostilità e malumori, ricordandosi che nel giorno di Natale i veri protagonisti sono i bambini».


  L'intervistata: Shirley Agnello , psicologa e psicoterapeuta.

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