Quasi scomparso negli anni '70, è tornato a popolare i nostri boschi. Ma ha ancora un nemico: l'uomo

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Curioso, intelligente, affascinante, schivo.
Tanti aggettivi per un solo animale: il lupo. Chi lo descrive lo conosce sicuramente bene.
Duccio Berzi, una laurea in Scienze forestali, studia le abitudini dei lupi da oltre un decennio, da quando era uno studente alle prese con la tesi. Oggi si occupa del monitoraggio di questa specie, tornata a popolare i boschi dell'Appennino dopo aver quasi rischiato l'estinzione negli anni '70. Da allora la società è sicuramente cambiata.
Eppure molti continuano a pensare al lupo come ad un animale feroce, aggressivo.

«Il lupo ha paura dell'uomo, se lo incontra scappa, e comunque fa di tutto per non imbattersi in quello che è il suo principale nemico - dice Duccio Berzi -. Non si segnalano episodi di attacchi ad esseri umani dalla metà dell'800, e anche quei casi andrebbero meglio verificati».
Che il lupo sia un animale diffidente lo testimonia la sua scarsa propensione ad apparire.
«Vederlo è molto difficile, è un animale fantasma - continua Berzi -. In compenso lui ci tiene sempre sott'occhio: segue le nostre mosse, proprio per evitare ogni contatto».

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Berzi fa parte di un gruppo di ricercatori
e di appassionati che nel 1999 ha fondato il Csdl, il Centro per lo studio e la documentazione sul lupo, un'associazione senza fini di lucro.
L'area di studio in cui opera il Csdl si trova nel Mugello, tra i Comuni di Firenzuola e Palazzuolo, in una zona che dovrebbe diventare riserva naturale. Studiare il lupo è un'impresa tutt'altro che facile, spesso i segni della sua presenza si confondono con quelli, molto simili, dei cani.
Il Centro ha adottato le tecniche dello snow tracking, che consiste nel seguire, con gli sci o le racchette, le tracce lasciate dai lupi sulla neve: «Generalmente - ci dice Berzi - i lupi si caratterizzano per lasciare tracce giacenti su una linea molto dritta, nella quale le impronte delle zampe posteriori e quelle delle zampe anteriori si sovrappongono perfettamente».
C'è poi lo wolf howling, la riproduzione dell'ululato attraverso un registratore digitale e un potente altoparlante (un tempo per richiamare i lupi si "ululava" dentro ad uno scarpone da montagna...): se i lupi sono vicini solitamente rispondono. Molte indicazioni utili arrivano anche dall'analisi delle fatte (gli escrementi) - «per capire cosa mangiano», spiega Berzi -, dalle trappole fotografiche (dotate di flash e di un sensore che le fa scattare al passaggio di un animale) e, più recentemente, dall'esame del Dna.

Il lupo non sembra avere particolari esigenze di habitat: riesce ad adattarsi a qualsiasi ambiente e a qualsiasi temperatura. Dai risultati della ricerca emerge che si trova in tutta la Toscana, in particolare sull'arco appenninico, nella foresta di Vallombrosa, e sul massiccio del Pratomagno. Segnalazioni arrivano anche dalle Crete senesi, e dalle colline dalla val Tiberina fino alla Lunigiana.
«C'è una cosa che mi preme sottolineare con grande chiarezza: il lupo non è mai stato reintrodotto in Italia, puoi scriverlo a caratteri cubitali - ci dice Berzi -. La leggenda dei lupi lanciati con il paracadute è assolutamente priva di qualsiasi fondamento: dove avrebbero preso i soldi le associazioni ambientaliste per un'operazione così costosa? E soprattutto: dove avremmo preso i lupi? Non esistono certo degli allevamenti...».

La ricomparsa del lupo è dovuta ad una serie di motivi: l'abbandono delle aree montane da parte dell'uomo, il rimboschimento, il ripopolamento degli ungulati selvatici, che costituiscono la sua principale fonte di cibo, e soprattutto la legge che nel 1971 lo ha inserito tra le specie protette.

Vita da lupi
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Il lupo preda soprattutto cinghiali, caprioli, cervi, solo in rare occasioni animali domestici, anche se può capitare che un branco attacchi un gregge di pecore. In cattività possono raggiungere anche i 17 anni di età, in natura, liberi, 10-12 anni.
Vivono in piccoli branchi, riconducibili generalmente al nucleo familiare, organizzati secondo una rigida struttura gerarchica, comandata dal maschio e dalla femmina alfa, i più forti.
La coppia ha la dominanza assoluta sugli altri componenti del branco: è l'unica a riprodursi - se gli altri provano ad accoppiarsi vengono fermamente scoraggiati dal farlo - e sono i primi a cibarsi della preda cacciata, alla quale nessuno può avvicinarsi finché non sono sazi; soltanto dopo il branco può mangiare, accontentandosi di quel che rimane.
«Verrebbe quasi da chiedersi: ma agli altri lupi chi glielo fa fare? In realtà se la guida è buona ci sono vantaggi per tutti e d'altronde il lupo è un animale sociale, non riesce a vivere da solo», spiega Berzi. Raramente i lupi arrivano a scontrarsi all'interno del gruppo: la posizione della coda, della bocca e delle orecchie basta a ricordare - se mai ce ne fosse bisogno - chi comanda.

Il lupo è una specie monogama, rimane fedele al proprio compagno per tutta la vita. Si riproduce una sola volta all'anno: gli accoppiamenti avvengono nelle prime settimane di marzo e dopo circa due mesi, verso la fine di maggio, nascono 4-8 lupacchiotti.
Il comportamento del lupo si dimostra particolarmente evoluto in questa fase della vita sociale: la femmina che partorisce viene aiutata nella cura dei piccoli, non solo dal compagno ma anche dagli altri individui del gruppo.
I cuccioli lasciano la tana dopo circa 2 mesi di vita e vengono trasferiti in particolari aree, chiamate rendez-vous, all'interno delle quali aspettano gli adulti di ritorno dalla caccia.
A poco a poco i piccoli iniziano a seguire i genitori nei loro spostamenti: gli adulti trasmettono ai giovani il patrimonio culturale specifico del branco, le tecniche di caccia, le strategie per evitare ambienti e situazioni pericolose.
Una volta raggiunta la maturità sessuale, i giovani lupi possono disperdersi in cerca di nuovi branchi ai quali unirsi, o di territori non occupati da colonizzare.

E' proprio in questa fase che sono particolarmente vulnerabili e soggetti al bracconaggio. Avvelenamento, incidenti stradali e colpi di arma da fuoco sono le cause più frequenti della morte dei lupi (dal 1994 al 2003 ne sono stati ritrovati 17 nella sola provincia di Firenze).
Attualmente l'uccisione di un lupo viene punita con l'arresto da due ad 8 mesi o con un'ammenda da 700 a 2 mila euro. Ma nonostante il ritrovamento di molti lupi uccisi deliberatamente dall'uomo, nessuna condanna è mai stata inferta per questo reato.

ESCURSIONI
Sulle tracce del lupo

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Non importa essere ricercatori per seguire le tracce dei lupi. Il Csdl organizza escursioni aperte a tutti coloro che desiderano provare l'emozione di avvicinarsi a questo animale, temuto e ammirato al tempo stesso.

Il 13 febbraio sarà organizzata un'escursione di un giorno nell'Appennino dell'Alto Mugello, aperta a tutti. Si parte la mattina alla ricerca di impronte ed altri segni di presenza. Difficile avvistarlo: è un animale molto schivo, ma già sentire il suo ululato è un'esperienza emozionante, da raccontare agli amici.

Info: Centro studio e documentazione sul lupo, tel. 055 5535003, e-mail: info@canislupus.it, www.canislupus.it

LUPO ITALIANO
Metà lupo, metà cane

Il primo fu Zorro, nato nel 1966 dall'incrocio tra un pastore tedesco e da una lupa selvaggia.
Per le sue qualità il lupo italiano è stato scelto per affiancare gli uomini della protezione civile nella ricerca di dispersi sotto le valanghe o tra le macerie di terremoti, frane, alluvioni.
Non si può comprare né accoppiare, se non sotto rigido controllo. Oggi ne esistono soltanto 600 esemplari, dal valore di circa 50 mila euro.
Riconosciuto come razza protetta di pubblica utilità da un decreto presidenziale e da un disciplinare di Stato, è affidato gratuitamente alla Protezione civile e alla Guardia forestale.

Per saperne di più: www.lupoitaliano.it


Secondo gli ultimi censimenti, in Italia sono presenti circa 600 lupi. Molti di questi vivono in Toscana, un branco ogni 100/150 km quadrati

Un lupo mangia mediamente 1 kg di carne al giorno: può resistere a lungo senza mangiare, ma è capace poi di divorare in un solo pasto fino ad 8 kg di carne, da cui probabilmente il detto "avere una fame da lupo"

Le foto pubblicate in questo articolo sono state concesse da Duccio Berzi