Il racconto dell'Abruzzo di un nuovo tipo di professionista, il counselor

Scritto da Silvia Amodio |    Luglio 2009    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

L'attività del counseling, da tempo diffusa nel mondo anglosassone, si sta affacciando anche in Italia. Con questo termine, la cui radice latina significa "consolare", "confortare", "venire in aiuto", si definisce una vera e propria professione che ha lo scopo di ascoltare e guidare quelle persone che si trovano in un momento di difficoltà.

Non è una terapia psicoanalitica né psicoterapeutica, caratterizzate da un percorso più lungo e da un rapporto medico-paziente, ma un sostegno che può essere individuale o di gruppo, solitamente di breve durata.
«Capita a tutti - ci spiega Silva Nocentini, counselor di lunga esperienza - di sentirsi spaesati per le ragioni più disparate, il nostro compito è quello di prestarsi ad un ascolto attento. Grazie alla nostra formazione, ma anche all'esperienza personale, aiutiamo le persone a ritrovare il bandolo della matassa per uscire da sole, con le proprie risorse, da una situazione di malessere».

Non è un'attività che vuole sostituire metodi più tradizionali, che intervengono generalmente su problematiche interiori più complesse, ma casomai un supporto ad esse.
«È un metodo d'ascolto - come sottolinea Nocentini - che dovrebbe essere insegnato a scuola perché pone le basi per una corretta comunicazione con gli altri. Un approccio utile nella vita di tutti i giorni per gestire relazioni, sia personali che professionali».

Recentemente, Silva Nocentini ha potuto mettere in pratica la sua esperienza in un'occasione molto particolare: infatti è stata chiamata dalla scuola dove si è diplomata (il corso dura tre anni) per andare in soccorso ai terremotati dell'Abruzzo.
«Mi sono sentita investita di una grande responsabilità - racconta - ma non ho esitato ad andare, perché ho vissuto questa tragedia come una grandissima ingiustizia. Perché, mi sono chiesta, in altre parti del mondo terremoti della stessa intensità non hanno fatto alcuna vittima? In Abruzzo, da un momento all'altro, hanno perso la vita quasi 300 persone e oltre 25.000 sono sfollate. La possibilità di dare un aiuto a questa gente mi ha fatto partire immediatamente».


Ricostruire l'invisibile

In questi casi l'emergenza porta ad occuparsi dei numeri, degli aspetti pratici, trascurando le conseguenze sulle persone causate da questi drammi. Il terremoto devasta il visibile ma anche l'invisibile: ovvero tutte le certezze che abbiamo, crollano insieme agli edifici, lasciando le persone completamente perse.

«Ho visto situazioni molto tristi e persone che affrontavano questa catastrofe con dignità, dolcezza e sgomento insieme. Molti erano come dentro una bolla, isolati dal mondo esterno. Per le persone giovani trovare una ragione per reagire ed andare avanti ha un senso, ma come confortare un anziano che ha perso tutto, la casa, gli affetti, e vive parcheggiato in un albergo, o peggio in una tenda, senza sapere che cosa sarà di lui? La situazione era surreale: alberghi di villeggiatura, vicino al mare, mete di vacanze un tempo serene, ora sono al completo di sfollati...».
Le tensioni, come si può immaginare, non mancano. Anche molti albergatori sono preoccupati perché non sanno per quanto tempo dovranno ospitare queste persone.

Oltre gli umani

Spesso gli sfollati non possono portare con sé i propri animali. Ecco, in questi casi nessuno parla delle vittime non umane, eppure sono migliaia gli animali che perdono la vita nelle catastrofi naturali e nelle guerre. Ogni forma di vita deve essere rispettata in quanto tale, ma c'è dell'altro: in caso di forti traumi, come quello del terremoto, è stato scientificamente provato che gli animali contribuiscono al benessere delle persone, in particolar modo dei bambini.

«Una signora - racconta Silvia - è stata salvata dal suo gatto e la figlia ora non vuole assolutamente separarsi da lui». Come darle torto...

Gli animali vaganti a causa del sisma sono moltissimi; per questa ragione l'Unità di crisi che coordina i soccorsi ha chiesto collaborazione al Servizio veterinario e a quello sanitario della Toscana. Durante i mesi di aprile e maggio il dottor Andrea Leto, ha organizzato squadre di veterinari ed accalappiacani delle Asl di Massa, Firenze, Arezzo e Siena, che hanno lavorato direttamente sul campo. Solo dal Servizio veterinario sono stati soccorsi circa 500 gatti e 500 cani, il 30-40% è stato restituito ai legittimi proprietari. Date le circostanze si può considerare un bel successo. «Un grande impegno, che ci ha fatto sentire utili»,  dice  uno dei volontari, il dottor Enrico Loretti, responsabile dell'Igiene urbana veterinaria della Asl di Firenze. Ricordiamo anche che i cani sono fondamentali nelle operazioni di soccorso perché individuano con il loro fiuto i feriti e contribuiscono a salvare molte vite umane. Insomma, una cuccia e un pasto non gli si possono proprio negare...

 

Per informazioni sul counseling

dottoressa Silva Nocentini, nocentinisilva@hotmail.com
www.aspic.it, www.cscp.it

 

Per adottare i cani abruzzesi

Alcuni cani sono stati trasferiti al Canile sanitario di Firenze, e oggi sono adottabili presso l'Accademia cinofila fiorentina di via dell'Argingrosso tel. 3381241514