Le operazioni di Frederick Hartt per salvare e recuperare capolavori d’arte italiana

Scritto da Francesco Giannoni |    Maggio 2015    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Primavera Ponte Santa Trinita Firenze - Foto di F. Giannoni

Settant’anni fa terminava la seconda guerra mondiale. La tragedia aveva coinvolto anche il nostro patrimonio artistico: accanto alle devastazioni, provocate dai bombardamenti, i furti di cui i nazisti furono i principali attori; con la scusa di proteggere i capolavori di pittura e scultura conservati in chiese e musei, portarono a nord convogli di camion e treni, pieni di ogni bendidio.

A tutela dell’arte operarono italiani, americani e inglesi, tecnici, esperti d’arte e semplici cittadini. Tali vicende sono ricostruite in modo chiaro e coinvolgente in L’arte fiorentina sotto tiro, di Frederick Hartt. L’autore era membro della Sottocommissione alleata ai monumenti, belle arti e archivi (Mfaa), istituita dagli Alleati, preoccupati per le sorti dell’arte italiana; conobbe successi e fallimenti. Dopo la guerra, Hartt è divenuto un noto studioso di Michelangelo e del ’400 italiano.

Nel libro riviviamo il dolore di Hartt, “giovane intrepido e caparbio storico dell’arte”, che vede le distruzioni di Firenze, Pisa, Arezzo, ma anche di Empoli, Pieve Santo Stefano, Impruneta, San Gimignano ecc., città ammirate intatte prima del conflitto.

Commosse e strazianti le pagine su Firenze e Pisa. La prima visse il momento più tragico forse con la distruzione dei ponti; a tal proposito, l’autore riporta per intero la cronaca che ne fa Ugo Procacci. La città della Torre subì gravissimi danni al Camposanto; inoltre case distrutte per il 20%, per il 30 gravemente lesionate, tutte senza vetri alle finestre, tante senza il tetto. Poche centinaia i pisani rimasti in città.

Hartt partecipa il lettore all’emozionante scoperta, nelle cantine di ville e castelli presso Firenze, dei capolavori che dalla città erano stati portati là, spesso malamente accatastandoli, per proteggerli dai bombardamenti: “mi ci arrampicai sopra [le casse di protezione] (…) finché non mi ritrovai a sbirciare fra le tavole il volto agonizzante dell’Aurora di Michelangelo, la luce a illuminarne ogni tragico lineamento”. Oppure: “in quel trambusto per le scale, a un certo punto la luce si posò su un quadro che due contadini stavano portando su con fatica. Era la (...) Annunciazione di Filippo Lippi, da San Lorenzo”.

Frederick Hartt, L’arte fiorentina sotto tiro, a cura di Giandomenico Semeraro, Leonardo Edizioni, Firenze, 2014, € 15

Collaborarono con Hartt, personaggi quali Ugo Procacci e Cesare Fasola. Ma come dimenticare lo scultore Giannetto Mannucci che si tuffava in Arno, in cerca di frammenti delle statue del ponte Santa Trinita. O i muratori e falegnami subito all’opera per salvare e ricostruire, rischiando la vita sulle mine sparse dappertutto. Rimarchevole la solidarietà fra soprintendenze di varie città che, nelle difficoltà, si scambiavano tecnici e maestranze.

Diventa “personaggio” anche Lucky 13, la scassatissima jeep che, sulle strade devastate, condusse Hartt in lungo e in largo per la Toscana. Lucky 13 trasportò tutti e tutto: vescovi e principesse, architetti e colonnelli, senatori e contadini, sacchi di carbone e il San Paolo di Masaccio, tacchini, maiali e la Maestà del Duomo di Siena.

Si sorride anche: “quando infine trovammo la famiglia di Franco [l’autista di Hartt] in un rifugio di campagna, i genitori scoppiarono in lacrime, il maestro di scuola scoppiò in lacrime, Franco scoppiò in lacrime, io stesso scoppiai in lacrime. Perfino le oche nel cortile sembravano commosse”.

Arte e guerra - Frederick Hartt, l’uomo dei monumenti. Da Euronews – 07.02.14 – durata 2’ 32’’.