Restaurate tre pietre paesine dipinte, del XVII secolo. In mostra a maggio

Scritto da Rossana De Caro |    Maggio 2015    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Maddalena penitente

Tutto grazie a una pedalata… che ha permesso il restauro di tre straordinarie pietre paesine dipinte. Spieghiamo meglio il concetto: torniamo all’ottobre dell’anno scorso quando al Centro commerciale di Ponte a Greve si svolge l’iniziativa “Pedala per l’arte”, organizzata dalla sezione soci di Firenze sud ovest e le associazioni Città ciclabile e Mercurio. Hanno pedalato in tanti e grazie a questi anonimi, generosi pedalatori-benefattori è stata prodotta l’energia necessaria per i bisogni elettrici dal centro commerciale.

I soldi risparmiati sono stati donati all’Opificio delle pietre dure di Firenze, uno dei centri di restauro più importanti e noti a livello mondiale, per intervenire su tre pregevoli esempi di dipinti dei primi del ‘600, eseguiti a olio su pietra paesina. Gli artisti dipingevano su questa pietra calcarea che con la sua cromia naturale suggerisce paesaggi e architetture. Le tre opere, una delle quali ha subito un intervento radicale di consolidamento e di restauro pittorico, mentre le altre due sono state oggetto di manutenzione straordinaria, saranno visibili presso il Museo dell’Opificio, (via degli Alfani 78), dal 14 maggio al 27 giugno 2015.

Come è fatta questa pietra?

«La pietra paesina - ci spiega la direttrice del Museo dell’opificio Clarice Innocenti - è costituita principalmente da calcare compatto e argilla, ed è tipica quasi esclusivamente della Toscana. Le sue origini geologiche risalgono a circa 50 milioni di anni fa»

L’intervistata: Clarice Innocenti, direttrice del Museo dell'Opificio delle pietre dure di Firenze

Da dove deriva questo nome particolare?

«Deriva dal fatto che questa pietra simula figurazioni che richiamano alla mente paesaggi suggestivi, che sembrano frutto di un intervento pittorico, mentre si ritrovano così in natura»

Dove viene estratta?

«La principale zona di estrazione è fino dal Cinquecento nei dintorni di Firenze, nel territorio del Valdarno, in seguito al verificarsi di condizioni geologiche particolari. Non esistono cave o luoghi deputati all’estrazione, e i ritrovamenti sono assolutamente casuali, cosa che ne determina la rarità».

Quali sono le caratteristiche?

«La peculiarità della pietra sta nei disegni creati da soluzioni mineralizzate in ferro e manganese, ovvero effetti che sembrano città diroccate, mari in tempesta, insenature, scogli, vulcani, montagne. La pietra paesina colpisce per il contrasto cromatico dei suoi componenti: grigio chiaro, bruno rossastro, nero, azzurro , derivati  dall’azione delle diverse componenti mineralogiche».

Che uso ne è stato fatto da un punto di vista artistico?

«L’uso è praticamente artistico-collezionistico e vede la sua maggiore diffusione all’epoca del granduca Cosimo II, nel secondo decennio del XVII secolo. La pietra veniva sezionata in sottili lastre poi sottoposte a lucidatura. Il mediceo Opificio delle pietre dure di Firenze l’ha usata fino dalle sue origini, nel penultimo decennio del Cinquecento. Per qualità, colori e realismo, la migliore pietra paesina proviene solo dalle colline attorno alla città di Firenze, tanto che nel mondo viene talvolta indicata come “Pietra di Firenze”».

In che cosa è consistito il restauro di queste pietre?

«I maggiori problemi derivavano dal dissesto delle diverse lastre che componevano l’opera, dovuto principalmente a un maldestro intervento realizzato in epoca non precisata: le diverse parti della paesina erano state però riassemblate senza tenere conto dei livelli corretti di planarità e con l’uso di materiali non idonei. Il nostro intervento ha mirato a ricostituire l’originario livellamento, oltre a intervenire sulle perdite di materiale lapideo e sul degrado degli strati pittorici, permettendo di valorizzare la vivacità della scena raffigurata»

  • Orario: da lunedì a sabato, ore 8–14. Chiuso i giorni festivi.
  • Costo del biglietto: euro 4.
  • Info: 0552651348.
  • Email: opd.promozioneculturale@beniculturali.it