L’arte contemporanea a portata di bambino. I progetti dell’associazione Seminarte

Scritto da Bruno Santini |    Ottobre 2008    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

«Avvicinare i bambini al mondo dell’arte contemporanea vuol dire far comprendere loro quello che è il nostro quotidiano!». L’affermazione di Virginia Fabrizi sintetizza alla perfezione il compito che si è proposta di assolvere l’associazione Seminarte, di cui è presidente. Ovvero: portare il mondo dell’infanzia alla conoscenza dell’arte. Ma non limitandosi ad un semplice effetto contemplativo, bensì immergendosi completamente nell’opera, con i sensi ben allertati. Il tutto passando attraverso la struttura scolastica, trovandoci una complicità indispensabile.

Vietato non toccare
D’altronde lo dice il nome stesso: Seminarte vuole piantare nel fertile humus intellettivo del bambino dei piccoli semi che con pazienza (ed anche col favore di propizie congiunture che la vita – si spera – offrirà loro) potranno poi germogliare in vere e sincere passioni.
«A noi non interessa che i bambini imparino il nome dell’artista in questione - spiega Virginia Fabrizi -. Noi vogliamo che il bambino tocchi l’opera che gli sta davanti, ci entri dentro, ne faccia parte integrante. Per esempio alla Fattoria di Celle a Santomato (Pistoia), dove operiamo ormai da tempo organizzando con Unicoop Firenze dei veri e propri percorsi didattici per le scuole materne, elementari, medie e superiori, siamo ormai in grado di realizzare tutto questo con risultati eccellenti… E per farlo ci avvaliamo di collaboratori preziosi, in virtù della natura del nostro collettivo formato da professionisti nel campo dell’illustrazione, della scenografia, del costume, del teatro, del canto, e più in generale della ricerca musicale (oltre che, ovviamente, della critica dell’arte). Davanti alla Capanna esplosa del francese Buren c’è un magico folletto ad accompagnare la visita nelle quattro stanze senza tetto, diversamente colorate e rivestite esternamente di specchi, con il sottofondo di altrettante melodie di un flauto. Il folletto è volutamente muto perché l’arte non va spiegata: va vissuta, va scoperta… e noi attraverso lo stupore del bambino comprendiamo il suo grado di partecipazione».

È un’eresia pensare all’insegnamento dell’arte contemporanea nell’ambito scolastico, direttamente inserito nei programmi ministeriali?
«Assolutamente no! Purtroppo però pare che la materia sia tabù. Da parte nostra provvediamo ad incontrare gli insegnanti, prima di ogni percorso con la classe, per renderli partecipi di quella che sarà l’esperienza che realizzeremo insieme».
Davanti ad un’opera d’arte contemporanea che a volte, non avendo configurazioni classiche, rischia di mimetizzarsi nel quotidiano, chi è più sensibile nell’individuarla: un giovane o un adulto?
«Credo che i ragazzi siano meglio disposti al linguaggio dell’arte contemporanea perché più liberi. Un adulto deve prima eliminare quelle infrastrutture che condizionano la sua vita… tornare insomma un po’ bambino. Un esempio concreto può forse aiutare a far capire meglio di cosa sto parlando: a marzo del 2008, nell’ambito del progetto di Unicoop Firenze “Noi con gli altri”, abbiamo accompagnato a Gerusalemme alcuni alunni di una scuola di San Giovanni Valdarno e un artista italiano, Giuliano Tomaino, capace con la sua poetica di creare un elemento di unione e relazione. Tomaino ha coinvolto i ragazzi nella costruzione di una casa in mattoni, una casa senza finestre né porte. Per i giovani studenti non è stato difficile comprendere che l’opera voleva sottolineare che il mondo non si trova “dentro” una casa ma è quello che sta fuori… dove appunto si trovavano loro. Un concetto che più difficilmente sarebbe stato recepito da un adulto».

Il campus
Dal 23 al 25 ottobre Montecatini ospiterà un campus promosso dalla Provincia di Pistoia e dal Gruppo Abele di Torino. Per tre giorni giovani e adulti si incontreranno per confrontarsi su un tema difficile ma anche appassionante: come vivere la propria cittadinanza in maniera partecipe e consapevole; attraverso laboratori artistici e gruppi di approfondimento tematico. L’Associazione Seminarte, ormai da quattro anni, cura la presenza dell’arte all’interno della rassegna, invitando artisti di varie discipline che affrontano insieme ai giovani i temi scelti, poiché il linguaggio dell’arte ha un forte potere suggestivo ed è in grado di sviluppare una propria visione del mondo, di ampliare la conoscenza di sé e di rifletterla in funzione del rapporto con l’altro.


Foto di C. De Luigi (prima e terza dall'alto) e di Seminarte (seconda)


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