Gruppi di azione locale: come funzionano

Scritto da Letizia Coppetti |    Maggio 1998    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Arrivano i Gal
Si chiama Leader ed è una sigla che, tradotta dal francese, sta per 'Collegamento fra azioni di sviluppo dell'economia rurale'. Si tratta di un'iniziativa comunitaria applicata alle zone rurali di tutta Europa, che ha come obiettivo il loro sviluppo. Per perseguire questo scopo si cerca, tra le altre cose, di introdurre nuove modalità di programmazione del territorio, di incentivare forme di collaborazione tra enti locali e soggetti privati, insomma di stimolare la capacità produttiva del sistema locale. I territori interessati dal programma Leader hanno generalmente dimensioni ridotte, ma sono dotati di una forte identità. Le iniziative sono concepite dai Gal, Gruppi di azione locale, a cui partecipano soggetti sia pubblici che privati (enti locali, imprese, associazioni), che mobilitano la popolazione nella realizzazione dei progetti.
In Toscana i Gal sono dieci e interessano i territori del Mugello-Alto Mugello-Val di Sieve, Appennino aretino, Appennino pistoiese e pratese, Maremma, Chianti, Garfagnana, Amiata, Arcipelago Toscano, Siena e Lunigiana. Attualmente il programma comunitario prevede per la Toscana investimenti per circa 80 miliardi di lire, da spendere in un arco di tempo compreso fra il 1997 e il 2001, ed elevabili fino a 130 miliardi. Le azioni previste spaziano dall'innalzamento del livello quantitativo e qualitativo dei servizi disponibili per le imprese, all'attività di promozione per le risorse naturali ed agricole contraddistinte da elementi di tipicità, dal miglioramento della capacità recettiva turistica all'introduzione di innovazioni telematiche.
All'interno di queste azioni sono previste anche attività culturali, visite guidate, percorsi ambientali, scambi a livello europeo, incontri e dibattiti. Tra gli obiettivi dell'Arsia (l'Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo che collabora con i Gal, soprattutto per l'animazione) c'è quello di incentivare l'uso dei prodotti tipici di qualità. Uno degli scopi perseguiti è ottenere, per questi prodotti, l'attestazione di Igp (Indicazione geografica protetta) o di Dop (Denominazione d'origine protetta), rilasciate dall'Unione europea. In Toscana, per adesso, questi marchi sono stati ottenuti dall'olio extravergine di oliva, prosciutto, pecorino, farro della Garfagnana e marrone del Mugello, senza contare i 36 vini premiati con la Doc e i tre con la Docg (Chianti, Brunello di Montalcino e Carmignano). Questi prodotti, per fregiarsi dell'etichetta, devono essere sottoposti a disciplinari di produzione molto rigidi. Il marchio consente però al produttore di essere certo della risonanza che avrà il suo prodotto e al consumatore di essere sicuro della qualità di ciò che compra.

Nella vecchia fattoria
In attesa di ottenere per altre produzioni tipiche (come lo zafferano di San Gimignano, il fagiolo zolfino del Pratomagno e la cinta senese) le tanto sospirate etichette europee, l'Arsia, anche attraverso i Gal, segue la strada della promozione in altri settori. Un esempio sono i cosiddetti 'prodotti di fattoria', trasformati direttamente nelle aziende agricole e venduti sul luogo o comunque accorciando i normali circuiti di commercializzazione. Si tratta di una vecchia tradizione di vendita diretta presso piccoli produttori, a cui però oggi si affianca una nuova attività in via di sviluppo, molto più strutturata dal punto di vista tecnologico, delle metodologie commerciali e dei modelli di organizzazione: si passa dalla vendita in azienda a quella lungo le strade, dalle cooperative alla vendita per corrispondenza. I prodotti sono, generalmente, formaggi, panna, yogurt, salumi, piatti e salse già pronti, miele e marmellate.
Da una ricerca effettuata da un esperto francese del settore, Bertil Sylvander, è emerso che sono due i profili del consumatore che si indirizza verso questi prodotti: il primo modello è più tradizionale, rurale o semiurbano, e più popolare; questo consumatore acquista prodotti presenti anche in altri punti vendita con precise esigenze di qualità ma anche di prezzo, che deve essere equivalente o inferiore a quello degli stessi prodotti, di pari categoria, che si trovano nei circuiti di vendita abituali. Il secondo modello, più cittadino e borghese, si orienta verso prodotti più tipici e senza particolari esigenze di prezzo, che anzi può essere più alto anche del 30-50 per cento. Questo tipo di acquisto viene però praticato occasionalmente: durante il tempo libero, nei fine settimana o in vacanza.
Dalla ricerca effettuata da Sylvander emerge inoltre che la maggior parte dei consumatori riconosce ai prodotti di fattoria un valore salutare e naturale (91 per cento degli intervistati), a cui segue il gusto (64 per cento) e l'equilibrio nutrizionale (28 per cento). Queste qualità sono legate al convincimento che i prodotti siano ottenuti senza far uso delle tecniche dell'agricoltura intensiva e dell'industria e che quindi i prodotti non siano 'forzati' né trattati con conservanti, coloranti, pesticidi, fertilizzanti e antibiotici (54 per cento degli intervistati). Il 30 per cento ha citato poi la freschezza dei prodotti, poiché verrebbero venduti in tempi relativamente brevi. Infine, per il 17 per cento degli intervistati, riveste un ruolo importante l'aspetto artigianale: produzione tradizionale, rustica, antica, in piccole quantità, ad opera dello stesso produttore. Accanto a queste qualità emergono però anche degli aspetti negativi: la qualità irregolare (19 per cento degli intervistati), la carenza d'igiene (23 per cento), la presentazione poco attraente del prodotto (19 per cento), il prezzo (37 per cento). Insomma, i consumatori pretenderebbero da questi prodotti 'di nicchia' le stesse caratteristiche tipiche di quelli industriali.

Si comincia da Setteponti
In questo territorio, situato all'interno del comune di Terranuova Bracciolini, è stata avviata una sperimentazione da parte di Ente Fiera, Arsia e Università di Pisa, con l'obiettivo di riorganizzare il sistema produttivo locale, per creare occupazione e reddito attraverso una rivisitazione in chiave attuale dell'economia tradizionale, valorizzando le risorse locali.
Il territorio è interessato da una viva realtà agricola e dal tipico paesaggio toscano, è attraversato da molteplici assi di comunicazione ed è caratterizzato nel fondovalle da insediamenti industriali. L'area risente degli influssi sia di Arezzo che di Firenze, senza per questo sentirsi legata ad entrambe. Nelle sue parti collinari mantiene una forte funzione residenziale, anche turistica e neo-rurale di provenienza nazionale e straniera. La crisi del settore agricolo prima e, in tempi successivi, quella dell'artigianato e della produzione industriale, hanno fortemente limitato le capacità produttive della zona.
Le ipotesi progettuali individuate sono cinque: 'tipicità e promozione', che si occupa dei prodotti locali e delle strutture architettoniche che caratterizzano l'area; 'risorsa paesaggio', che approfondisce la conoscenza degli elementi di pregio di questo settore, analizzando le possibilità di valorizzazione e conservazione; 'fruibilità dell'area', per stimolare iniziative residenziali e di escursioni sul territorio; 'professionalità artigiane a servizio', per rivitalizzare quelle presenti; 'la memoria al servizio dell'area', che raccoglierà una banca dati.