Primi frutti della riforma. La parola al presidente Luca Mantellassi

Scritto da Silvia Gigli |    Aprile 2000    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Aria nuova in Camera
Un cosmopolita sulla poltrona di presidente della Camera di Commercio. Pieno di curiosità, idee e progetti, che ha girato il mondo in lungo e in largo, ha amici artisti, musicisti, imprenditori e vive immerso fino al collo nel mondo della moda. E che da un anno varca tutti i giorni il palazzo settecentesco di piazza dei Giudici, punto di riferimento per tutte le aziende dell'area fiorentina. Forse non si è trattato di una rivoluzione, ma l'elezione di Luca Mantellassi alla presidenza della Camera di Commercio di Firenze ha senza dubbio portato con sé una ventata di aria nuova nell'antica istituzione.
Mantellassi, 42 anni, amministratore delegato e direttore generale della Sutor Mantellassi, azienda leader nelle calzature artigianali e nella pelletteria di qualità, era da sei mesi vicepresidente della Confesercenti fiorentina quando è stato lanciato alla presidenza della Camera.
Viene quasi spontaneo chiedersi se non sia stato uno choc per un giovane imprenditore della moda, abituato a muoversi tra New York e l'Estremo Oriente, finire nelle stanze della burocrazia, grigie e noiose per antonomasia. "Sono due mondi diversi, è vero. Ma io sono un imprenditore e per me non è stato assolutamente difficile calarmi in questo nuovo ruolo. Se hai una formazione culturale di un certo tipo, che ti fa entrare nel merito dei problemi, niente è troppo difficile. E poi lo spirito della legge 580 era proprio quello di dare in mano agli imprenditori le Camere di Commercio. Ed è una bella sfida, anche perché queste sono strutture tutte da scoprire".
Stai a vedere che, con quella sua aria elegante e sottilmente ironica, Mantellassi non riesca a trasformare anche la serissima struttura di piazza dei Giudici? "Il problema è che finora è mancata la comunicazione. Il primo compito che mi sono dato è quello di far conoscere a tutti, artigiani e imprenditori, quello che siamo in grado di offrire. Io ho provato in prima persona cosa significa pagare fior di quattrini per consulenze che attraverso la Camera avrei potuto avere a prezzi enormemente più vantaggiosi. Bisogna comunicare ciò che si fa, altrimenti si crea un danno alle imprese".
Mantellassi è esplicito: "La Camera è il motore dello sviluppo economico della provincia, è il punto di riferimento del polo espositivo e dell'aeroporto. Il suo è un peso specifico importantissimo che tutti devono conoscere per poterlo sfruttare al meglio". Il neopresidente ha in testa ben più di un progetto: "Ho ancora quattro anni di tempo. Se non riuscirò a fare le cose che voglio sarò molto amareggiato perché so che è possibile raggiungere quegli obiettivi. Per fortuna ho trovato una struttura dirigenziale aperta ai cambiamenti e mi sono scoperto un attaccamento alla funzione di servizio pubblico che non pensavo di avere. Comunque vada, mi piacerebbe contribuire anche in futuro allo sviluppo della città".

I progetti
L'obiettivo numero uno, adesso, è l'informatizzazione. "Avremo sessanta postazioni in tutta la provincia, che permetteranno ai nostri utenti di chiedere ed ottenere informazioni e di avere certificati senza spostarsi fino a piazza dei Giudici", sottolinea orgoglioso Mantellassi. E questo è solo il primo passo. Un altro nodo è lo sviluppo delle partecipate, ovvero l'aeroporto e il polo espositivo fiorentino. Per l'aeroporto la partita che si gioca in questi mesi è quella della privatizzazione, per il polo espositivo il futuro, fa capire Mantellassi, andrà in quella stessa direzione. Ma il presidente si muove su più fronti. E se da una parte annuncia la creazione di un'agenzia per il credito e la finanza innovativa - che permetta alle imprese di usufruire di servizi abitualmente inaccessibili, come i titoli di credito a breve termine o i prestiti partecipativi - dall'altra si entusiasma per progetti trasversali concepiti insieme all'Università di Firenze e alla Bocconi per mettere a punto un master per dirigenti della funzione pubblica che abbia anche connotati aziendalistici.
Nel lungo elenco dei progetti che devono essere portati a termine "ad ogni costo", c'è anche la creazione di una Fondazione per l'artigianato artistico e gli antichi mestieri e l'impegno per far sì che si trasferiscano sul nostro territorio tecnologie fondamentali per lo sviluppo. Tutto questo senza perdere d'occhio il patrimonio culturale del territorio e quello enogastronomico che, secondo Mantellassi, "dovremmo essere in grado di promuovere in tutto il mondo, proprio come hanno fatto i francesi con il loro champagne e il foie gras". E magari seguendo passo passo lo studio di fattibilità per una metropolitana di superficie che colleghi Firenze a Prato e Pistoia, che le tre Camere di Commercio stanno finanziando insieme.
Ma con tanta carne al fuoco c'è ancora il tempo per occuparsi dell'azienda? "Certo, ci mancherebbe altro. Viaggio ancora moltissimo per lavoro e non solo. Il mondo della moda mi piace e mi piace seguire l'azienda di famiglia che mio nonno, che faceva il ciabattino, fondò nel 1912".
Adesso la Sutor Mantellassi è un'impresa con tre stabilimenti: a Bologna, all'Impruneta e in Campania, con un ricco pacchetto di clienti sparsi in tutto il mondo. L'ultima idea moda? Una scarpa da uomo realizzata con pelle conciata secondo i vecchi procedimenti degli indiani d'America. Chissà se il presidente, dall'eleganza misurata ma originale, le ha mai indossate. Di certo i dodici mesi sulla poltrona dell'istituzione camerale non l'hanno cambiato. A lui, che per il suo saluto ufficiale ai colleghi-amici della Confesercenti scelse una poesia latina, certo non si potrà imputare il sommo reato dell'eccesso di seriosità.
Su Firenze il suo giudizio è piuttosto severo: "E' una città paludata, con una forte componente di conservazione. Qui c'è paura di ogni cosa che sia attuale. C'è bisogno invece che le idee corrano, che la città sappia attrarre i cervelli invece di farli fuggire. Un museo d'arte contemporanea potrebbe essere lo strumento per far muovere verso Firenze giovani artisti. La Biennale ci aveva provato. Non abbandoniamo il testimone".