La qualità dell'aria tra le mura domestiche

Scritto da Letizia Coppetti |    Settembre 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Aria di casa
Per tenere fuori il caldo
d'estate e il freddo d'inverno, e per risparmiare sui consumi, le abitazioni vengono costruite con sistemi di isolamento dall'esterno sempre migliori. Niente da eccepire, se non che questo non favorisce il ricambio dell'aria, con il rischio che la qualità di ciò che respiriamo negli interni delle case non sia esattamente il massimo. E visto che trascorriamo in ambienti chiusi (casa, auto, ufficio) la maggior parte del nostro tempo, vediamo quali sono gli inquinanti che si possono trovare in questi ambienti, e quali sono gli accorgimenti per evitarli.

Aprite le finestre...
... Ma non nelle ore di punta se si abita in una strada intasata dal traffico! Gli scambi tra l'ambiente interno e quello esterno dovrebbero permettere, anche a finestre chiuse, un rinnovamento completo dell'aria di un locale in un'ora circa.
Nei grandi edifici è necessario un sistema di ventilazione meccanico. L'aria proveniente dall'esterno deve essere però di buona qualità. Attenzione quindi, durante la costruzione di case o uffici, a non posizionare le bocchette d'aerazione su una strada molto trafficata o un parcheggio!
In mancanza di queste, è sufficiente aprire le finestre per qualche minuto per ridurre la concentrazione delle sostanze tossiche: polveri, diossido di carbonio (prodotto dall'uomo attraverso la respirazione), microbi, fumo di tabacco e umidità, che porta allo sviluppo di muffe. E' una cosa da fare anche d'inverno, la perdita di calore non è eccessiva. Nelle abitazioni bisognerebbe aerare ogni giorno tutte le stanze, per un buon lasso di tempo.
Le forme di inquinamento più significative in casa sono rappresentate dalla combustione dei fornelli, dal fumo di tabacco, dalla formaldeide e dai composti organici volatili rilasciati da mobili, laminati in formica, materiali isolanti, moquette, prodotti utilizzati per la pulizia, ma anche carta e tessuti. Come risolvere il problema? Eliminando all'origine le fonti di inquinamento, ad esempio acquistando mobili a norma Uni En 120, con colle e vernici prive di emissioni di formaldeide, e ventilando spesso gli ambienti.
«Una delle maggiori cause di intossicazione casalinga - afferma il dottor Daniele Grechi, responsabile della rete di monitoraggio dell'aria per il dipartimento di Firenze dell'Arpat - o, quantomeno di malesseri, è dovuta agli impianti di combustione (caldaia, scaldaacqua, forno e fornelli). Anche se a metano, e pur ben mantenuti, deve essere garantito il reintegro dell'ossigeno che viene consumato nella combustione. Le norme tecniche obbligano a realizzare delle apposite griglie di dimensioni variabili in funzione della potenza degli apparecchi di combustione. La situazione può divenire più pericolosa in assenza di manutenzione e nel caso si utilizzino combustibili peggiori, come cherosene, gasolio, carbone o legna. Di fondamentale importanza è la verifica del tiraggio attraverso la canna fumaria. Solo l'efficienza del tiraggio garantisce l'allontanamento dei prodotti di combustione e ne limita la dispersione nell'ambiente».

Rimedi nel vaso
Un aiuto prezioso può venire dalle piante d'appartamento. Alcune specie hanno infatti la capacità di assorbire gli inquinanti presenti in casa e negli ambienti di lavoro: tra queste filodendro, spatifillo, clorofito, sanseveria, photos, aloe vera e dracena. Il consiglio è di tenere una pianta di dimensioni medio-grandi per ogni 9 metri quadrati di superficie dei locali.
Anche gli impianti di condizionamento dell'aria possono costituire, nei casi di cattiva manutenzione, un mezzo di dispersione di virus e batteri. Attenzione pure ai materiali edili adoperati nella costruzione e nelle finiture della vostra casa, alcuni di essi possono emettere sostanze tossiche o irritanti. Negli uffici andrebbero separati i luoghi di lavoro da quelli dove si conservano gli archivi cartacei e macchine come stampanti o fotocopiatrici.
E' meglio adoperare meno prodotti chimici possibili nella pulizia della casa: deodoranti, disinfettanti e insetticidi contengono infatti molte sostanze tossiche, più dannose dei batteri e degli insetti che servono ad eliminare. La polvere è un serbatoio di agenti nocivi, ma il modo migliore per toglierla non è spazzare: così facendo se ne solleva una gran quantità. Meglio passare l'aspirapolvere, oppure i panni elettrostatici (questo specialmente quando si spolvera).
Infine, la grandezza del locale in cui si dorme è importante, in modo da non respirare aria alterata da sostanze chimiche e biologiche. Chi si sveglia regolarmente con il mal di testa farebbe bene a chiedersi se la sua stanza rispetta i valori minimi volumetrici (15 metri cubi per i bambini, almeno 18 per gli adulti).

Invisibile e pericoloso
Un discorso a parte va fatto per il radon, un gas radioattivo naturale che si sprigiona da rocce e terreni contenenti uranio e radio. Inodore e incolore, si concentra nei locali chiusi poco ventilati e soprattutto nei piani bassi delle case e nei sottosuoli (cantine, garage, taverne). Il radon è classificato come cancerogeno e le particelle radioattive derivanti dal suo decadimento, inalate, si depositano nei polmoni accrescendo il rischio di tumore. Ne è la causa più frequente dopo il fumo. Per ridurre la sua concentrazione occorre ventilare il più possibile i locali e soprattutto i sottosuoli, ricorrendo anche alla ventilazione forzata o isolando il suolo con materiali tipo quelli contro l'umidità e impermeabilizzando le fessure con resine.
Arpat ha avviato lo scorso anno un'indagine sulla concentrazione di radon nelle 62 scuole secondarie della provincia di Firenze, che si concluderà a fine 2004. Da un altro studio dell'agenzia regionale per l'ambiente è emerso che nella nostra regione i valori più elevati di questo gas si trovano nelle zone vulcaniche (Toscana meridionale e isole).
«Sarebbe bene - ha detto la dottoressa Silvia Bucci, responsabile del progetto Arpat sulle scuole - che i Comuni che saranno identificati a maggior rischio inserissero nei propri regolamenti edilizi indicazioni per fare in modo che in fase di costruzione di nuovi edifici, sia di case che di ambienti di lavoro, vengano presi tutti gli accorgimenti necessari per evitare la presenza di radon».

DISTURBI NELL'AMBIENTE DOMESTICO
L'edificio malato

Con il termine sick building syndrome (SBS) viene descritta una serie di sintomi, riportati dagli occupanti di un edificio, associati al lavoro effettuato in questi edifici "malati".
La sindrome si manifesta con irritazione degli occhi, delle vie aeree e della cute, tosse, senso di costrizione toracica, sensazioni olfattive sgradevoli, nausea, torpore, sonnolenza, cefalea, astenia, che scompaiono o si attenuano dopo essere usciti dall'edificio in questione.
Questi sintomi sarebbero da correlare con la qualità dell'aria, il tipo di attività svolta nell'ambiente, quale ad esempio l'uso continuato di videoterminali, e il grado di inquinamento acustico.

Il giudizio relativo alla "salubrità" di un edificio, e quindi la valutazione dei rischi della sick building syndrome, può essere espresso in due modi: valutando la concentrazione degli inquinanti e il grado di ventilazione.
Lo studio degli inquinanti dell'aria presenti all'interno di un edificio spesso fornisce notizie significative: possono essere rilevate numerose sostanze chimiche aerodisperse in concentrazioni bassissime, il cui effetto considerato singolarmente è ininfluente ma la cui sommatoria fa sì che l'aria risulti irritante, stantia e opprimente.