Coop contro lo sfruttamento dei lavoratori stranieri. Il prezzo effettivo pagato ai fornitori

I drammatici episodi di gennaio a Rosarno hanno riproposto in maniera eclatante il tema dell'immigrazione e soprattutto dello sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri, in gran parte clandestini, che vengono impegnati nelle campagne del sud per effettuare la raccolta stagionale di frutta e verdura. A Rosarno si parla di arance e clementine, in altre province si parla magari di pomodori o di uva. Coop, che ha rapporti con decine e decine di produttori di tutte le regioni d'Italia, inclusa la Calabria, ha da tempo messo in campo numerose misure su questo versante.

Il punto di partenza dell'azione di Coop Italia per combattere sfruttamento e lavoro nero è stata la decisione di certificarsi secondo lo schema SA8000, impegnandosi affinché le produzioni a marchio Coop siano realizzate nel rispetto dei diritti umani, il rispetto dei diritti dei lavoratori - e quindi salari contrattuali - la tutela contro lo sfruttamento dei minori, il rispetto della sicurezza e della salubrità sul posto di lavoro. «Questo vale non solo per quello che avviene nelle nostre aziende - spiega Maurizio Zucchi, direttore qualità di Coop Italia - ma anche per i nostri fornitori e per i fornitori dei nostri fornitori».

Detto in modo più diretto, Coop, dal 1998 ha attivato un vero e proprio presidio etico riguardante il rispetto dei diritti dei lavoratori su tutte le linee di prodotto a marchio Coop e quindi anche su tutto l'agroalimentare, fresco e trasformato. «Nel 2006 - anche a seguito delle indagini effettuate da Medici senza frontiere e alla denuncia delle spaventose condizioni di vita degli immigrati - abbiamo cominciato a chiedere esplicitamente ai nostri fornitori la clausola relativa al rispetto dei diritti dei lavoratori in particolare per quanto riguarda i pomodori. Siamo partiti dalla Puglia e dalla Campania - prosegue Zucchi - poi ci siamo mossi in altre realtà, perché è chiaro che dove c'è un prodotto stagionale c'è bisogno di un surplus di manodopera che rischia di essere sfruttata».

Inoltre, già dal 2007, Coop ha proseguito nella sua battaglia per la dignità del lavoro e la sua regolarità, con controlli a campione sui suoi fornitori. In questo modo è stato controllato - ovviamente senza preavviso - oltre il 10% delle aziende. «Questi interventi di controllo - continua Zucchi - che vogliamo ulteriormente intensificare, hanno un costo, ma per noi è prioritario un investimento del genere. Vogliamo fare informazione rispetto alle leggi esistenti, anche con attività di formazione degli addetti alla raccolta di ortaggi e frutta. Vogliamo insomma, promuovere meccanismi di miglioramento nei confronti di tutto il territorio, al di là delle nostre aziende e dei nostri prodotti a marchio. E così cerchiamo anche di contribuire concretamente a prevenire situazioni come quella che si è determinata a Rosarno».

Per quanto riguarda le produzioni di agrumi in territorio calabrese, Coop acquista clementine a marchio Coop da 10 fornitori diversi, operanti sulla costa ionica, a cui fanno capo nel complesso 102 aziende agricole. La "campagna clementine" quest'anno ha superato i 100.000 quintali, il 90% dei quali a marchio Coop con le garanzie ed i controlli di cui abbiamo detto.

Quanto alle differenze tra prezzo di vendita e prezzo pagato al produttore, va detto che, il prezzo medio pagato ai nostri fornitori, al netto dei costi di confezionamento e imballaggio, è stato pari a 0,76 euro al chilo; parimenti il prezzo medio di vendita è oscillato attorno a 1,15 euro al chilo.


Foto Gentile Concessione Oranfrizer


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