Scritto da Laura D'Ettole |    Aprile 2003    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Aprile al super
Legumi tipici

Pochi ma buoni
E' stato un anno disastroso per il fagiolo zolfino e per molti altri legumi tipici della Toscana. Le piogge insistenti hanno rovinato inesorabilmente le colture e il risultato è stato un vero e proprio crollo della raccolta.
In cifre l'Associazione degli agricoltori custodi (il principale fornitore di Coop) ha prodotto appena 150 chili di zolfini, e altrettanti del fagiolo coco nano, quello tondo e chiaro conosciuto a Firenze come "fagiolo bianco" tout court. Scarsa anche la produzione dei fagioli toscanelli (150 chili) e di poco più consistente quella del fagiolo purgatorio. Questo andamento fortemente condizionato dalle stagioni, del resto, è caratteristico di questi prodotti, che provengono da colture locali limitate e collocate soprattutto nel Valdarno: il risultato più visibile per il consumatore è che non si trovano in tutti i punti vendita, ma solo in alcuni. Coop è comunque corsa ai ripari per far fronte a quest'annata disastrosa e ha attivato nuovi rapporti con fornitori di prodotti tipici del centro Italia. Ci sono dunque una decina di nuovi legumi tipici destinati a rimpinguare le fila dei nostri toscani. Si tratta del fagiolo del purgatorio di Gradoli, vicino a Bolsena, e del suo conterraneo cece del solco diritto di Valentano; della cicerchia e delle lenticchie decorticate dell'Umbria; ma anche del fagiolo rosso di Lucca e del toscanissimo fagiolo con l'occhio, uno dei legumi più antichi della Toscana, dimenticato da qualche anno e che oggi può tornare a fare capolino nei nostri piatti.

I punti vendita in cui si possono trovare i legumi tipici della Toscana:
Arezzo, S. Giovanni Valdarno, Figline, Prato via Bologna, Grassina, Rignano, Montevarchi. A Firenze via Cimabue, Coverciano, Carlo del Prete, Piagge, Le Cure, via Valdera.
I punti vendita in cui si possono trovare i prodotti tipici del Centro Italia sono gli stessi, con l'aggiunta di Siena via delle Grondaie, Prato via Viareggio e tutti e cinque gli Ipercoop.


Noce dell'Amazzonia
Buona tutto l'anno
E' un aiuto alla lotta per la sopravvivenza dei popoli dell'Amazzonia e bisognerebbe consumarla tutto l'anno. Si tratta della noce brasiliana (o noce dell'Amazzonia), un frutto che ha l'aspetto di una mandorla e un sapore che assomiglia proprio alla nostra noce. E' un prodotto equo e solidale e si vende già sgusciata, in scatola. E' il frutto della castanheira, un gigantesco albero alto anche 40 metri che cresce spontaneo in Amazzonia. In estate cade dall'albero chiusa in un cocco e viene raccolta dagli abitanti della foresta, i seringueiros (raccoglitori di caucciù) e gli indios. Poi viene trasportata attraverso lunghi viaggi a piedi e in canoa alla cooperativa di Xapurì, fondata da Chico Mendes per vendere il prodotto senza intermediari, a tutto vantaggio dei raccoglitori. Nella cooperativa Xapurì cento addetti provvedono a sgusciarla, essiccarla e imballarla. La noce dell'Amazzonia generalmente ha un picco di vendita verso dicembre e poi cala inesorabilmente. Acquistandola si aiuta anche a mantenere l'equilibrio ecologico della più grande foresta del mondo.