Un settore, quello del vino, decisivo per l’economia della nostra regione

Scritto da Andrea Schillaci |    Ottobre 2016    |    Pag. 6-7

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

vigneto toscano

Foto G.C. - Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Vendemmia

Sarà un’ottima annata. La vendemmia in Toscana ha prodotto una quantità stabile rispetto al 2015, ma di qualità molto buona. E a proposito di qualità, un dato interessante: da statistiche recenti emerge che si beve meno, ma si beve meglio.

«Il vino toscano riscuote sempre grandi apprezzamenti, com’è testimoniato dalle esportazioni in continua crescita – afferma Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana – e confermano questo prodotto come il vero traino dell’agroalimentare della nostra regione. L’arma vincente è la qualità, quella giusta per entrare in nuovi mercati e consolidarci in quelli dove siamo già presenti. La Regione fa la sua parte, attuando misure di finanziamento a favore delle imprese del settore agricolo toscano; grazie anche a finanziamenti dell’Unione europea, abbiamo concesso oltre 27 milioni di euro di finanziamenti ai produttori vitivinicoli per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti e la promozione del vino sui mercati fuori dall’Unione».

Dietro tutto questo, ci sono tanto lavoro e grandi investimenti. A cominciare dai vigneti che in alcune zone della regione sono stati in buona parte rinnovati. Vediamo, zona per zona, come si presenta il futuro per il vino toscano.


Chianti e dintorni

«Negli ultimi vent’anni – spiega Giuseppe Liberatore, presidente del Consorzio del Chianti Classico – è stato rinnovato il 70 per cento delle viti secondo un progetto di selezione clonale, chiamato “Chianti Classico 2000” e costato all’epoca circa 10 miliardi di lire. Oggi la produzione è intorno ai 280-290.000 ettolitri di vino, circa 35-38 milioni di bottiglie. Esportiamo l’80 per cento della produzione, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, ma anche in Italia siamo passati dal 18 al 20 per cento e questo è un buon segnale e una conseguenza del fatto che abbiamo continuato a investire sempre, anche quando era più difficile».

«Da un punto di vista qualitativo la vendemmia 2016 fa davvero ben sperare – dichiara Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana –. Questo è particolarmente importante per la nostra viticoltura, caratterizzata da vini a denominazione di origine di alta qualità, in gran parte destinati al mercato estero. Il futuro del made in Italy dipende dalla capacità di promuoverlo e tutelarlo, dando la massima esaltazione alla valorizzazione del territorio, che rappresenta la vera ricchezza del Paese».


È nobile a Montepulciano

Ma cosa rappresenta il settore del vino per la nostra economia? «Cinquecento milioni di euro. È questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione – afferma Andrea Natalini, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano –. Nello specifico, 65 milioni di euro è il valore medio annuo della produzione vitivinicola, senza contare che circa il 70 per cento dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale il 16 per cento circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. Per quanto riguarda i prezzi, hanno avuto un aumento costante e graduale al quintale, sia per le uve, ma soprattutto per lo sfuso. Questo è dovuto alla richiesta del mercato e all’attrazione che la nostra denominazione esercita».


Rosso e Brunello

Per quanto riguarda la zona di Montalcino, torna di nuovo a salire la produzione, trainata dalla importante performance del Brunello, con quasi 15 milioni di bottiglie immesse sul mercato nel 2015 (+11 per cento rispetto all’anno precedente), così suddivise: 9.800.000 di Brunello (+17 per cento), 4.500.000 di Rosso, 300.000 di Sant’Antimo e 20.000 di Moscadello. Il giro d’affari del settore vitivinicolo a Montalcino nel 2015 è aumentato di oltre il 10 per cento rispetto al precedente anno, passando dai 168 milioni di euro nel 2014 agli oltre 187 milioni, grazie all’aumento delle vendite di Brunello. Cresce ancora l’export, che si attesta al 70 per cento della produzione totale (l’anno precedente era stato del 67,5 per cento). A trainare il mercato estero sono gli Usa, con oltre il 30 per cento, seguiti dall’Europa (con il Regno Unito ancora in crescita, Germania e Svizzera in testa) al 20 per cento.

San Gimignano, torri e Vernaccia

Stesso discorso per la Vernaccia di San Gimignano, che quest’anno festeggia i cinquant’anni di denominazione di origine controllata: nel 2015 il giro di affari della produzione vinicola è stimato in 41,5 milioni di euro, di cui 16,5 dalla commercializzazione della Vernaccia. L’export di questo vino è pari al 52 per cento del fatturato totale, il principale mercato europeo è stato nel 2015 la Germania, seguito in ordine da Svizzera, Inghilterra, Olanda e Belgio. Ma il mercato più importante in assoluto si è confermato quello americano, dove è andato oltre un milione dei 5,5 milioni di bottiglie prodotte nell’anno.

«L’annata è stata regolare, la fase vegetativa è iniziata precocemente, ma le abbondanti piogge della primavera hanno rallentato lo sviluppo delle piante: fioritura e allegagione sono avvenute nella norma – ci dice Letizia Cesani, presidente del Consorzio Denominazione San Gimignano –. Il mese di agosto è stato siccitoso, contraddistinto da una grande escursione termica fra giorno e notte, condizione ottimale per preservare la giusta acidità delle uve. Per quanto riguarda il costo delle uve di Vernaccia, è confermato quello dello scorso anno, pari a 65 euro per quintale».

E per quanto riguarda i lavoratori della vendemmia, com’è la situazione? «Nel nostro territorio – continua Letizia Cesani –, caratterizzato dalla presenza di tante aziende di medie dimensioni a conduzione familiare, la vendemmia è ancora svolta per la maggior parte in modo tradizionale, con familiari e persone del posto. Crescono i lavoratori stagionali stranieri, ma sono ancora una minoranza». Secondo Coldiretti Toscana, comunque, anche nella nostra regione è aumentata la raccolta meccanizzata, in particolare fra le aziende grandi e medio-grandi, specie dove i vigneti sono stati rinnovati.

Dunque: risultati economici importanti, esportazioni in crescita e qualità sempre maggiore, stando agli addetti ai lavori. La parola ora ai consumatori.

Da sinistra, Andrea Natalini, Giuseppe Liberatore, Letizia Cesani, Marco Remaschi e Tulio Marcelli

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