Sono sempre di più le specie di animali (e piante) esotiche che si insediano in ambienti diversi da quelli originari

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Le specie aliene vivono tra di noi ma spesso non ce ne accorgiamo e, quando capita di incontrarne una, pensiamo di aver fatto un avvistamento che presto diventa leggenda metropolitana.
Qualche volta si inseriscono nell'ambiente senza portare troppo scompiglio altre volte creano danni irreversibili.

Si tratta di animali e piante che, per varie ragioni, "si spostano" e si insediano in luoghi che non sono quelli originari.
Sembra impossibile, ma in Italia su 73 specie di mammiferi che conosciamo, 15 sono esotiche; su 484 uccelli 24 non appartengono alla nostra fauna originaria, per non parlare dei pesci: il 40% di quelli che popolano i nostri ambienti d'acqua dolce vengono da altri Paesi.

 

Gamberi, pesci rossi e nutrie

Le specie aliene sono arrivate da noi in vari modi.

Alcune sono state importate per essere allevate per scopi alimentari come il gambero della Louisiana (Procambarus clarkii), la rana toro (Rana catesbeiana) e l'anatra muta (Cairina moschata) oppure per la triste pratica dell'allevamento da pelliccia, come il visone americano (Mustela vison), la nutria (Myocastor coypus) e il topo muschiato (Ondatra zibethicus). Alcuni individui sono scappati dagli allevamenti altri sono stati intenzionalmente liberati e si sono inseriti, più o meno armoniosamente, nel nostro ambiente.

Alessio Bartolini, che lavora alla riserva naturale del Padule di Fucecchio (Pistoia) ha esempi di questo tipo sotto gli occhi ogni giorno. Racconta che «il gambero rosso, per citarne uno, è scappato da un allevamento abusivo dal comune di Massarosa nel 1992 approfittando di un'alluvione e invadendo letteralmente tutto il territorio». È un animale molto adattabile e prolifico, «negli ambienti che colonizza causa gravi danni alla fauna invertebrata, agli anfibi e alle piante acquatiche. Fuori dall'acqua può compiere lunghi spostamenti», spiega Alessio che è anche consulente del Wwf Toscana.

C'è anche un altro gruppo di "alieni", quelli d'affezione, comprati cioè per farci compagnia.

Non è raro vedere pesciolini rossi nei fiumi, scoiattoli grigi (Sciurus carolinensis), e scoiattoli giapponesi (Tamias sibiricus) sugli alberi, oppure pappagalli, come il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) svolazzare in città. «Il bengalino (Amandava amandava) - ci racconta lo studioso - è diventato l'uccello più comune, dove lavoro, nel Padule di Fucecchio».

Alcuni forse si danno alla fuga spontaneamente, come gli uccelli altri vengono sicuramente abbandonati. È difficile, infatti, pensare alla fuga di un pesciolino rosso...

La tartaruga guancia rossa e la zanzara tigre

Indubbiamente, chi ha colonizzato in maniera capillare e si è naturalizzata è la tartaruga guancia rossa (Trachemis scripta elegans), che facilmente si acquistava o peggio ancora si vinceva nella contestabile "pesca" al luna park. Di questa specie, considerati i danni che ha provocato, è stata proibita l'importazione ma è stata sostituita da specie simili, cosicché in fondo non è cambiato nulla.

Roberto Staricco volontario della Lac ci spiega che «queste tartarughe vengono acquistate per i bambini pensando che rimangano piccoline; in realtà raggiungono presto dimensioni che le rendono ingestibili: per questa ragione vengono spesso abbandonate nei fiumi o nei laghi».

La sua natura è tutt'altro che mite e presto si fa strada a danni di altre specie autoctone, cioè originarie del nostro territorio, come la nostra tartaruga d'acqua dolce (Emys orbicularis).

La diffusione di specie alloctone, cioè che risiedono in un luogo diverso da quello originario, è riconosciuta a livello mondiale come uno dei principali motivi di perdita di biodiversità. Anche per le piante vale lo stesso discorso: in Italia sono centinaia le specie introdotte e naturalizzate, come ad esempio la robinia (Robinia pseudoacacia), una leguminosa arborea di origine nord americana che invade i nostri boschi.

L'alga verde tropicale (Cauleria taxifolia) è stata rilasciata accidentalmente dal Museo Oceanografico di Monaco nel 1984 e ha fatto un vero e proprio disastro ambientale.

Complice di questo fenomeno è l'aumento della mobilità e i mezzi di trasporto con cui ci si sposta più facilmente rispetto al passato. Basti pensare alla zanzara tigre (Aedes albopunctata) originaria dell'Asia tropicale e giunta da noi tramite un carico di copertoni usati dal sud degli Stati Uniti.
L'uomo è spesso anche trasportatore inconsapevole di spore, funghi e larve e, come ormai è noto, più un organismo è piccolo, più sono grandi i danni che potenzialmente può fare. Meglio la fuga di un elefante che di un virus...

 

Incontri inusuali

«Non è raro - spiega Roberto Staricco della Lac - imbattersi in qualche esemplare esotico per le nostre strade o in parchi pubblici.
Il parrocchetto monaco e quello dal collare, per esempio, hanno colonizzato quasi ogni regione d'Italia.
I pappagalli, contrariamente a quanto si pensa, sono animali difficili da gestire perché si affezionano al padrone, al punto da creare una vera e propria dipendenza che dura tantissimi anni».

Solitamente, se incontrati all'aperto sono animali schivi, ma può capitare che qualche individuo si avvicini spontaneamente; «in questo caso - specifica Roberto - è bene rivolgersi ad un'associazione animalista per avere un consiglio sul da farsi».

In questa stagione può capitare anche di trovare dei pulcini caduti dal nido che appartengono a specie più comuni. Anche in questo caso bisogna sapere come comportarsi.

«Merli e cornacchie vanno lasciati dove sono perché spesso vengono nutriti ed imparano a volare da terra: i genitori sono sicuramente nei paraggi. Nel caso di passeri, rondoni, balestrucci, fringuelli, per prima cosa bisogna cercare il nido e provare a rimetterli al loro posto, se non è possibile si possono raccogliere e chiamare le associazioni che ci spiegheranno dove portarli (Lipu, Wwf, Lac, Enpa, Lav, Oipa). Nel frattempo si possono nutrire con proteine: un uovo sodo in poltiglia va benissimo. Mai dare latte o pane.
Lo stesso discorso vale per i ricci: se adulti è bene lasciarli dove sono, se non è possibile anche in questo caso non dare il latte che è un vero e proprio veleno - tanti lo fanno perché il riccio frequenti regolarmente il proprio giardino - in alternativa è meglio frutta e/o carne macinata di manzo.
Nel caso di piccoli dispersi, invece, contattare subito un'associazione poiché occorre un latte particolare, non quello di mucca».

 

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Foto di Silvia Amodio


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