Fra torrenti e laghetti per le prime esperienze con canna e lenze. Ma cresce il fenomeno della pesca turismo in mare

Scritto da Andrea Schillaci |    Settembre 2016    |    Pag. 41

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

All’aria aperta

Quando l’estate volge al termine ma le scuole non sono ancora iniziate, è il momento migliore per delle belle passeggiate in campagna o in montagna.

Molti giovani stanno riscoprendo la passione per la pesca nei torrenti o nei laghetti, ma con un approccio diverso rispetto al passato: adesso prevale la voglia di osservare l’ambiente, di godere la natura. Ed è per questo che chi porta con sé la canna da pesca sceglie tecniche light, usando ami senza ardiglione e ributtando in acqua il pesce appena pescato, spesso dopo averlo solo fotografato.

«La pesca – racconta Sandro Conti, biologo marino, per molti anni direttore della rivista “Pescare Mare” – è stato il mio passatempo da ragazzo. Con gli amici stavamo sempre fuori per conoscere l’ambiente, osservavamo la piena del fiume, le rane e i girini. Poi questo aspetto si è perso. Oggi i ragazzi stanno sempre davanti al computer o collegati con i cellulari. Si comincia però a riscoprire la natura e stanno crescendo gli appassionati di pesca. Allo stesso tempo si rafforza la cultura del rilascio dei pesci, in particolare in acqua dolce. Una tecnica inizialmente resa necessaria dal peggioramento della qualità dell’acqua e dal miglioramento delle condizioni economiche, poi da un diverso atteggiamento culturale. Oggi decidi di fare una passeggiata, di fermarti a pescare sulle rive di un bel torrente, ma di liberare quello che peschi. E settembre è il mese migliore, perché il clima è ideale».

A settembre e ottobre, infatti, fa meno caldo, ed è questo il momento di andare in collina o in montagna a cercare dei laghetti per le prime esperienze di pesca. Ce ne sono di molto belli sia in Mugello che in Casentino e in Garfagnana.

Con la stessa canna e la stessa semplice attrezzatura è possibile pescare anche in mare, dalla scogliera.

La Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee, ha incrementato le manifestazioni con il rilascio delle prede, adottando delle regole ormai diffuse fra gli appassionati, come usare ami senza ardiglioni, bagnare le mani prima di toccare il pesce per liberarlo, tenerlo il meno possibile fuori dall’acqua.

Al pescatore resta una foto e il ricordo di una giornata passata all’aria aperta immerso nella natura.

Legata a questo cambiamento di mentalità è la nascita di una nuova attività che in Toscana ha trovato larga diffusione. Parliamo della pesca-turismo in mare: professionisti che portano i turisti con canne e lenze su piccole imbarcazioni e che li abituano alla tecnica del rilascio. Ce ne sono a Piombino, Porto Santo Stefano, Viareggio; a volte sono gli stessi pescatori professionisti (magari prima usavano le reti a strascico...) che sono riusciti a riconvertire la propria attività, senza creare danni all’ambiente e alla fauna ittica.

La pesca turismo è un’esperienza a contatto con il mare, con i racconti delle antiche tecniche di pesca sostenibile, l’illustrazione dell’ambiente e della vita marina, la scoperta di tratti della costa visibili solo da una barca, il pranzo a bordo.

E a volte si ha la fortuna di avvistare i delfini e qualche balenottera, una grande emozione che nell’Arcipelago Toscano non è così rara.

Non a caso la zona compresa fra la Toscana, la Liguria e la Corsica è chiamata il “Santuario dei cetacei”: qui, infatti, c’è un passaggio continuo di questi mammiferi marini.

Tutto questo ha anche una ricaduta economica importante, sia per i proprietari delle imbarcazioni, pescherecci o barche più piccole, sia per le aziende che producono attrezzature per la pesca.


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