Sono i più antichi vertebrati esistenti. Sopravvissute a tutto, ma non sono così robuste come si crede

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Tutti noi quarantenni,
da bambini, abbiamo avuto una tartaruga. Una di quelle piccole, comprate a qualche fiera o al luna park, insieme alla vaschetta di plastica con la palma finta. Era questa la fine di un lungo ed estenuante braccio di ferro fra noi – che volevano un cane – e i nostri genitori, categoricamente contrari a qualsiasi tipo di animale. Dal cane al gatto, dal gatto all'uccellino, si finiva con il portare a casa la tartaruga, convinti che non richiedesse troppe cure. Niente di più sbagliato.

Sopravvissute a tutte le catastrofi della terra, con i loro 250 milioni di anni sono i più antichi vertebrati esistenti.
Hanno visto nascere ed estinguersi i dinosauri, sono state testimoni degli spostamenti dei continenti, ma non vivono a lungo in mani inesperte.
«Per anni sono state usate come animale da compagnia o come ornamento ai propri giardini – spiega Veerle Vandepitte, responsabile del Centro Carapax -, facendo proliferare negli anni '50 e '60 un commercio vergognoso, soprattutto delle testuggini, le tartarughe di terra».
Catturate nei paesi mediterranei, venivano stoccate in grossi camion, senza acqua né cibo, e trasportate per centinaia di chilometri verso i paesi del Nord Europa. Quando arrivavano a destinazione, quelle che erano sopravvissute si erano già giocate gran parte della loro proverbiale vita longeva.

Finché nel 1973, a Washington, i rappresentanti di molti Stati si sono seduti intorno ad un tavolo ed hanno firmato una convenzione per proteggere in tutto il mondo le specie a rischio estinzione e controllarne lo sfruttamento commerciale.
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In questo elenco ci sono anche loro, le testuggini europee: Testudo hermanni, la più diffusa nel nostro paese, Testudo graeca e Testudo marginata. In Italia il Cites - questo in sigla il nome della convenzione e degli uffici del Corpo Forestale dello Stato che si occupano della sua applicazione - è diventato legge nel 1975. Nel 1992, con la legge 150, è diventato obbligatorio denunciare al Cites il possesso di una tartaruga.
Integrata e in parte modificata da successivi regolamenti europei, la convenzione pine regole ben precise. Soltanto gli esemplari dotati di un certificato rilasciato dal Cites, dopo un'attenta valutazione da parte della commissione scientifica, possono essere venduti. La procedura è piuttosto complessa, ed è un atto ben diverso dalla sola denuncia di nascita. Regalare una tartaruga, o la sua prole, è possibile, purché sia in regola con i documenti. La nascita e la morte di un esemplare devono essere sempre denunciate, entro dieci giorni dall'evento.

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Vita da tartaruga

Arrivano dalla preistoria e in tutto questo tempo hanno cambiato poco le loro abitudini.
«Sono animali solitari, e non amano i cambiamenti. Hanno bisogno di spazi aperti, si adattano male a vivere in una terrazza o in un terrario, non sopportano gli spazi limitati», spiega Vandepitte.
Riconoscono i colori, e sono particolarmente attirate dal giallo e dal rosso. Non avendo un sistema di ventilazione, il troppo caldo può ucciderle: per questo hanno bisogno di un luogo dove potersi riparare, all'ombra. Ma anche l'umidità e il freddo possono essere fatali alle tartarughe.
Nel loro ambiente naturale vivono a lungo: dai 60 ai 100 anni le testuggini europee, trent'anni le acquatiche, tra i 15 e i 20 anni le acquatiche americane – quelle piccole, con le guancette colorate, che ancora («purtroppo», sottolinea Veerle) si vendono liberamente nei negozi e alle fiere. Ci sono poi le giganti, che possono superare anche i 150 anni.
Quando nascono la differenza tra maschio e femmina non si vede, per sapere di che sesso sono bisogna avere pazienza e aspettare 5-6 anni. I tempi lunghi sono un elemento che si ripete spesso nella vita di una tartaruga: una femmina può mantenere nel suo corpo gli spermatozoi per i cinque anni successivi all'accoppiamento e deporre uova fecondate, anche se non ha più conosciuto “tartarugo”.
La fedeltà non è il loro forte: il maschio cercherà di accoppiarsi con tutte le femmine mature che incontrerà sulla sua strada, gli basterà annusarle per capire se sono pronte a farsi corteggiare. La stagione degli amori è a primavera, dopo il letargo: il maschio sottolinea l'accoppiamento con un suono, una specie di canto. Due settimane dopo la femmina depone le uova, che si apriranno tra agosto e settembre.

Rana al Carapax
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A Venelle, piccola località poco lontano da Massa Marittima, si trova il Centro Carapax, l'unica struttura professionale per la ricerca scientifica e la riproduzione delle tartarughe a rischio estinzione finalizzata al ripopolamento in natura.
Attualmente il Centro ne ospita più di 10 mila, molte sono esotiche, portate lì da privati che non volevano o non potevano più tenerle, o dal Corpo Forestale in seguito a confische operate nell'ambito della lotta al commercio illegale.
Il Centro è stato aperto nel 1989 dal gruppo RANA (Rettili Anfibi in NAtura) e dall'Unione europea, in collaborazione con la Regione Toscana e la Comunità montana Colline Metallifere.
«Lavoriamo molto anche per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema – spiega Vandepitte -. All'interno dell'oasi abbiamo un sentiero didattico studiato per le scuole e organizziamo scambi con giovani di diversa nazionalità. Ci danno una mano un centinaio di volontari, giovani e meno giovani».
Il centro può essere visitato da soli o con la guida, la prenotazione è obbligatoria solo per grandi gruppi, in questo caso c'è un sconto sul biglietto d'ingresso (adulti 7 euro, ragazzi 6 euro, bambini fino a 6 anni gratis).
Fino al 20 giugno è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18, dal 21 giugno al 20 settembre dalle 9 alle 19 e dal 21 settembre al 31 ottobre fino alle 17.
Dal 1° novembre al 28 febbraio chiuso per... letargo tartarughe.

 

QUELLE ACQUATICHE
Libere predatrici

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Anche le tartarughe americane, quelle che si comprano solitamente ai bambini, crescono.
Il più delle volte muoiono prima, per malattie causate da un'alimentazione non idonea e dallo scarso spazio a loro disposizione.
Ma se sopravvivono, nel giro di pochi anni possono raggiungere dimensioni importanti.

Quando succede, vengono di solito liberate nei fiumi, negli stagni, senza considerare che ci si trova in Italia e non nella valle del Mississippi, zona di origine delle tartarughe dalle guance rosse.
Che il più delle volte si adattano alla nuova situazione, ma essendo delle grandi predatrici creano gravi danni all'ambiente, sconvolgendo l'equilibrio negli ecosistemi di acqua dolce e minacciando la sopravvivenza di un'altra tartaruga, la testuggine palustre europea.
Per questo motivo molti Paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra) ne hanno vietato l'importazione.
 

SIMBOLI
Veloce Tartuca

In alcuni paesi dell'Africa è simbolo di stabilità, con il suo guscio regge tutto l'universo, in altri paesi, come la Grecia, è presagio di disgrazie.
La tartaruga certo sconta la sua parentela con i rettili, anche se la sua forma rotonda, il suo incedere goffo ed esitante, con quelle zampe troppo grosse per un animale così piccolo, fanno simpatia e non certo paura.
In Toscana la ritroviamo immortalata in tanti monumenti: le porte del Battistero di Pisa, la fontana Maremma sulle mura di Grosseto, la colonna all'inizio del viale dei cipressi di Bolgheri.
Siena le ha intitolato una contrada, la Tartuca, dal 1581 ad oggi vincitrice di ben 46 Pali, l'ultima vittoria proprio l'anno scorso, il 16 agosto 2004, nel Palio dell'Assunta.

 

L'intervistata: Veerle Vanderpitte, 45 anni, belga, già insegnante di Scienze naturali, è la responsabile del Centro Carapax di Venelle (Massa Marittima, Grosseto)

Cites, c/o Coordinamento provinciale del Corpo Forestale dello Stato, p.le delle Cascine 12, Firenze, tel. 055331720