Funzionano gli accordi con i fornitori per il rispetto dei diritti umani

Ananas a lieto fine
Nei villaggi adesso l'acqua potabile c'è, e tra non molto cominceranno anche i lavori per sostituire i tetti in lamiera delle case dove vivono i lavoratori delle piantagioni di ananas. Che dallo scorso mese possono contare su salari più dignitosi e migliori condizioni di vita e di lavoro, grazie anche all'impegno di Coop. A Thika, in Kenya, il 1° aprile 2001 resterà una data da ricordare a lungo. Quel giorno rappresenta simbolicamente il lieto fine di una vicenda cominciata un anno e mezzo fa nelle piantagioni della Del Monte, la multinazionale dalla quale Coop acquista, tra le altre cose, gli ananas venduti col proprio marchio.
Tredicimila ettari di terreno a non più di 50 chilometri da Nairobi, dove 6 mila lavoratori raccolgono ogni anno circa 300 mila tonnellate di ananas. Ma nel novembre del '99 dalla Toscana parte una denuncia: i lavoratori sono sfruttati, sottopagati, le donne discriminate, gli uomini del sindacato malvisti.

La storia
L'accusa porta la firma del Centro nuovo modello di sviluppo (Cnms) di Vecchiano (Pisa), che inizia una campagna di boicottaggio. Quattromila cartoline arrivano anche a Coop Italia, che decide di anticipare un'ispezione già in programma. Due ispettori qualificati, uno dei quali madrelingua, fanno un sopralluogo nelle piantagioni e nel luogo di produzione e intervistano in maniera riservata 172 operai. L'indagine conferma le denunce del Cnms: il codice etico di condotta richiesto da Coop ai propri fornitori viene in larga parte disatteso.
Il salario minimo dei lavoratori stagionali è al limite della sopravvivenza, nonostante - si legge nel rapporto - che la Del Monte paghi il 10 per cento in più rispetto a quanto previsto dal governo keniota; le donne sono costrette a sottoporsi al test di gravidanza, gli ambienti di lavoro non sono abbastanza sicuri. Nessuno indossa le scarpe antinfortunistiche, gli addetti all'uso dei pesticidi sono sempre gli stessi e lavorano senza le tute protettive. Non c'è acqua potabile e le abitazioni dei villaggi sono in cattive condizioni.
Una situazione incompatibile con quanto richiesto da Coop Italia ai propri fornitori. Inizia così un lungo lavoro di mediazione finché a marzo dello scorso anno Del Monte accetta di inviare, su richiesta e pressione di Coop, un suo rappresentante a un dibattito aperto a tutti, alla presenza del Cnms e del sindacato. Davanti a un pubblico di circa cento persone ammette di fatto le proprie responsabilità, impegnandosi a rivedere molti dei suoi comportamenti.

Gli obiettivi raggiunti
Il primo passo ha riguardato l'aumento dei salari, sia dei dipendenti fissi che dei raccoglitori stagionali e a chiamata. «Quest'ultimi, che sono la stragrande maggioranza, prendevano 100 scellini al giorno, circa 3000 lire italiane, contro un fabbisogno medio giornaliero minimo, per una famiglia, di 200 scellini - sottolinea Francesco Gesualdi, presidente del Cnms -. Presi tutti i giorni, ovviamente, e non in modo saltuario». Adesso la paga è di circa 4.500 lire al giorno, e soprattutto molti stagionali sono diventati permanenti.
La Del Monte si è poi impegnata ad aumentare le fontanelle d'acqua potabile nella piantagione, a sostituire i tetti in lamiera delle abitazioni con tetti coibentati, ad applicare con più rigidità le norme di sicurezza relative all'uso dei pesticidi - sui quali verranno organizzati anche dei corsi di formazione -, a far circolare liberamente i sindacalisti (che adesso hanno anche una propria sede) nei luoghi di lavoro e ad avviare uno studio per la produzione con i metodi di lotta integrata, secondo quanto richiesto da Coop.
«Nel mio ultimo viaggio in Kenya ho visto diversi miglioramenti - dice Gesualdi -. A cominciare dalla sede sindacale riservata alla commissione interna, un fatto del tutto nuovo per il paese. Dubito che vi sia un altro luogo di lavoro in Kenya in cui il sindacato abbia una propria sede. Inoltre hanno cominciato a ristrutturare le abitazioni e le scuole».
Ora una commissione apposita, composta da entrambe le parti, monitorerà il rispetto dell'accordo raggiunto: nuovi controlli sono già in programma per il mese di giugno. Un'altra commissione cercherà di individuare con una certa esattezza quale sia il fabbisogno medio di una famiglia, e la Del Monte ha assicurato che terrà conto del suo parere per i prossimi aumenti salariali.
A tutti quelli che avevano inviato la cartolina di protesta, Coop ha risposto con una propria lettera, ringraziando della segnalazione e illustrando i diversi passaggi che hanno caratterizzato la vicenda Del Monte.
«La positiva conclusione di questa vicenda evidenzia che gli strumenti di controllo predisposti sono efficaci - dicono a Coop Italia - e dimostra l'effettiva possibilità di incidere sui fornitori, anche in aree e in contesti particolarmente critici».

I progetti futuri
Coop Italia è stata la prima azienda ad essere attestata con lo standard SA 8000, certificazione che permette alle aziende di essere riconosciute come eticamente e socialmente responsabili. «La certificazione non riguarda il prodotto finale ma tutti i passaggi della filiera produttiva - dice Franco Ciappelli, responsabile di gestione SA 8000 Coop Italia -. Abbiamo definito un codice di condotta al quale i fornitori devono attenersi scrupolosamente compilando un questionario di autocertificazione. Tutti i nostri prodotti a marchio, circa 280 tra alimentari e non, sono certificati SA 8000, il che significa che vengono realizzati nel pieno rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Dal mese scorso abbiamo iniziato l'iter che ci permetterà di certificare, entro il 2003, tutti i fornitori, circa 3 mila, del listino nazionale di Coop Italia».

A Coop Italia per l'impegno sui diritti umani
L'oscar dell'etica
Il consiglio di amministrazione della Sai (Social accountability international) ha candidato Coop Italia come l'azienda più impegnata al mondo per la promozione del rispetto dei diritti umani. In particolare è stato messo in evidenza l'impegno di Coop nella realizzazione di condizioni di lavoro e di ambiente che rispettino i diritti dell'uomo e del lavoratore.
La Sai è una derivazione del Council on Economic Priorites, che ogni anno premia le imprese che si sono distinte nella realizzazione di iniziative sociali; rappresenta un'organizzazione di sindacati, organismi non governativi e aziende volte a promuovere la salvaguardia dei diritti umani e delle condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo. In linea con tale esigenza la Sai ha deciso lo standard SA 8000, standard internazionale di certificazione del rispetto dei diritti dei lavoratori ispirato alle convenzioni Ilo (International labour organization), alla Dichiarazione dei diritti umani e alla convenzione Onu sui diritti dei bambini.