Da Firenze in viaggio per l'Italia alla scoperta del popolo Rom

Amico Rom
Sait è un giovane Rom di 16 anni. Adesso abita con la sua famiglia in un appartamento nel quartiere di Novoli, alla periferia nord di Firenze, ma fino a qualche anno fa viveva nel campo nomadi del Poderaccio. E' là che ha conosciuto Usein, uno sguardo da adulto che non la dice tutta sulla sua giovane età. Anche lui ha 16 anni: ne aveva soltanto uno quando è arrivato in Italia. Qua, come Sait, ha frequentato le scuole elementari, ha preso il diploma di terza media e ha fatto un corso di formazione per diventare carrozziere. Ma trovare lavoro è difficile, anche per un Rom ben inserito.
Tutti e due fanno parte del gruppo, formato da sei italiani e da sei Rom, che ha messo su il "Rom tour", uno dei dodici progetti vincitori del concorso "Promuovere la cittadinanza solidale", indetto da Coop e Cesvot. L'idea è venuta ad alcuni volontari dell'associazione Progetto Arcobaleno, che già da qualche anno lavora con i bambini ospiti al campo nomadi: far raccontare usi, costumi, tradizioni del popolo Rom agli stessi Rom.
«Abbiamo pensato che fosse il modo migliore per fargli prendere coscienza dei loro problemi, senza che fosse qualcun altro a decidere per loro — spiega Paolo Palmerini, dell'associazione Progetto Arcobaleno — e al tempo stesso per aiutarli a capire quali possono essere le difficoltà per chi, dall'esterno, cerca di mettersi in contatto con una comunità Rom».
Così il gruppetto, armato di microfoni, registratori e videocamere, ha cominciato il suo viaggio: sono stati a Bologna, Brescia, Pisa, Foggia, hanno fatto interviste e fotografie, e documentato attraverso le immagini come vive la loro gente negli altri campi Rom d'Italia.
«C'è chi sta meglio di noi, ma ce ne sono anche molti che stanno peggio - spiega Sait -. E' stato strano calarsi nei vostri panni, affrontare le interviste "dall'altra parte". Noi stessi abbiamo avuto delle difficoltà all'inizio. Siamo stati accolti con diffidenza, nonostante parlassimo la loro stessa lingua. Poi però hanno capito e hanno collaborato con entusiasmo».
Con il materiale raccolto è già stata allestita una mostra fotografica e sono in programma incontri nelle scuole e iniziative pubbliche aperte a tutti. Tra i progetti futuri c'è la volontà di realizzare una pubblicazione con tutto il materiale raccolto, così da far conoscere la realtà del popolo Rom in modo più diretto, aggirando barriere e pregiudizi.
«Da bambino la difficoltà maggiore era fare amicizia — dice Sait — ma adesso ho molti amici italiani. Ora il problema più grosso è trovare un lavoro: a me piacerebbe tanto fare il barista...».
Nel frattempo Sait dà una mano in casa: babbo e mamma lavorano, e anche la sorella più grande. Così tocca a lui accompagnare il fratellino a scuola, andarlo a riprendere e stargli un po' dietro, magari sognando il bancone di un bar...

L'associazione
Dalla parte dei più deboli
Progetto Arcobaleno è nata nel 1985, come punto di riferimento per le persone disagiate. Dal '95 alcuni volontari fanno attività di doposcuola nei campi nomadi per i piccoli Rom; con i più grandicelli hanno invece lavorato a uno spettacolo teatrale, "Amalem", che in lingua romané significa "amico". Nella loro sede è attivo un Centro di accoglienza per immigrati, che attualmente ospita una quindicina di persone, ed è in funzione anche un centro diurno, con servizio mensa, aperto a chiunque abbia bisogno di un pasto caldo. Tra le altre attività c'è la scuola di italiano per stranieri, un ufficio legale che offre consulenze gratuite agli immigrati su problemi giuridici specifici (come ad esempio il ricongiungimento familiare) e un programma per il recupero e il reinserimento di tossicodipendenti.

Associazione Progetto Arcobaleno, via del Leone 9, Firenze, tel. 055 288150-280052