Storia di un anatroccolo rimasto fedele e giocherellone

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2017    |    Pag. 41

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

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Elena con suo fratello Davide - Foto S. Amodio

Animali

Vi vogliamo raccontare una storia che celebra un’amicizia molto speciale. Elena vive in un appartamento a Milano con la sua famiglia. «Per la Pasqua di due anni fa mio padre consegnò a me e a mio fratello una scatola di cartone con dei fori nel coperchio. Dentro c’era un anatroccolo tutto giallo che pigolava - ci racconta -. Un acquisto fatto per scherzo, con incoscienza a dir la verità. Eravamo del tutto inesperti e le informazioni su internet non spiegavano come prendersi cura dell’animale all’interno di un ambiente domestico, perché è una specie solitamente allevata per il foie gras. La sera realizzammo un giaciglio di fortuna con una coperta di lana dentro una scatola e una borsa dell’acqua calda per fornirle tepore. Nei giorni successivi imparò velocemente a riconoscere i volti e le voci e presto si trasformò nella nostra ombra. Crescendo il suo piumaggio era diventato bianco e candido, il nome giusto per lei era Neve! Dopo qualche mese il suo primo uovo sentenziò che era una femmina e nuove ricerche su internet stabilirono che poteva trattarsi di un’anatra muta di Barberia».

Non essendo consuetudine tenere un papero in un appartamento e pensando al suo bene, Elena e suo fratello l’affidarono a una signora, amante degli animali, dotata di ampio cortile e di un laghetto. «Dopo un mese però telefonò dicendo che Neve si stava lasciando morire di fame e che aveva perso molto peso - prosegue Elena -. Andammo subito lì, Neve ci riconobbe facendo dei versi familiari e trascinandosi per venirci incontro. Era molto debole, ci si strinse il cuore a vederla in quelle condizioni. Pensavamo di fare la cosa giusta per lei, invece avevamo sbagliato. La riportammo subito a casa. La nostra presenza e il nostro affetto la indussero a mangiare nuovamente e capimmo che il legame che aveva creato con noi era talmente forte che, alla nostra assenza, avrebbe preferito la morte».

Passarono alcuni mesi tranquilli in cui Neve era tornata quella di sempre, quando ebbe un’altra ricaduta: stava davvero male. «Così contattammo un veterinario specializzato - spiega Elena - e scoprimmo che aveva un pezzo di metallo nello stomaco, probabilmente ingerito durante le sue esplorazioni in cortile. Il veterinario, prima dell’operazione, ci diede poche speranze di successo. Non potevamo immaginare la casa senza la sua affettuosa presenza... Neve, invece, si riprese anche quella volta, e dopo un tale spavento abbiamo giurato che mai più ci saremmo separati da lei. E così è stato! Con Neve facciamo anche molte gite e pic-nic, l’abbiamo portata a visitare la chiesa di San Francesco ad Assisi e la fabbrica di cioccolato della Perugina. La trasportiamo dentro uno zainetto, sistemato ad hoc, contenente un fondo di plastica, fermandoci in ogni parco o aiuola per farla zampettare sull’erba, con grande sorpresa dei passanti che si fermano per fotografarla».

Neve dimostra tutti i giorni di essere una creatura intelligente e innocente che si fida ciecamente delle persone, che risponde al richiamo, che osserva nella direzione dove viene puntato il dito, che ti guarda negli occhi quando parli e che sa giocare a nascondino. «Ebbene sì - racconta divertita Elena -, quando mi nascondo e poi mi mostro nuovamente alla sua vista, lei capisce che stiamo giocando e, in tutta risposta, fa una serie di versi ripetuti simili a una risata, mentre scodinzola la coda piumata. Questa creatura, dal valore commerciale così basso (7 euro a pulcino), se stimolata correttamente e spinta all’interazione, sviluppa capacità empatiche e dimostrazioni di affetto simili a quelle di un cane. Neve ha riempito la nostra vita e ci ha insegnato il senso di responsabilità, l’umiltà e il rispetto».



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