La chiesa di Buriano

Scritto da Giancarlo Fioretti |    Febbraio 2002    |    Pag.

Giornalista

Americani sul Montalbano
Incastonata fra i boschi e gli uliveti del Montalbano, la chiesa di Buriano domina, dai suoi 500 metri d'altezza, l'intera piana di Quarrata.
Un tempo popolata da circa mille anime, in gran parte contadini e pastori, oggi la parrocchia conta poco più di 200 residenti stabili.
«Nei fine settimana - ci dice padre Pietro Henny Innocenti, 90 anni stupendamente portati - la popolazione quasi raddoppia per via dei "cittadini" che riaprono le loro seconde case. Ma durante gli altri giorni siamo veramente in pochi».
Personaggio assai singolare il priore di questa chiesa, che in oltre cinquant'anni di permanenza a Buriano è stato capace di trasformare una cadente chiesetta di campagna in un vero e proprio museo d'arte antica e contemporanea.
Nato nel 1912 a Vinci in piena guerra di Libia (Henny, il suo nome, altro non è che quello di un forte turco caduto in mani italiane proprio il giorno della sua nascita), quando arrivò in paese mezzo secolo fa don Pietro Henny capì immediatamente di trovarsi in un luogo di eccezionale importanza storica ed artistica.
Documentandosi agli archivi statali e parrocchiali, scoprì che la sua chiesa, intitolata a San Michele Arcangelo, sorgeva su un antico insediamento longobardo detto, come gli edifici del suo genere, "guardingo". Si trattava di una torre fortificata costruita con lo scopo di controllare i possedimenti circostanti.
In tutto il Montalbano ne furono edificati parecchi, ma solo questo ci è giunto in buono stato di conservazione. Degli altri (come ad esempio quello di Lucciano) purtroppo restano solo poche vestigia.
Nel 1700, la Curia acconsentì alla costruzione dell'attuale struttura, il cui abside andava a poggiare proprio sui locali dell'antica chiesetta di età longobarda.
Concepita come una cappella di campagna, la chiesa di Buriano patì con gli anni una certa trascuratezza che la portò a trovarsi in uno stato non certo decoroso. Finché non è arrivato don Pietro Henny. Ristrutturati e risanati gli ambienti della chiesa e della canonica, il parroco si è premurato di collocarvi statue, paramenti sacri e semplici oggetti della quotidianità contadina che rischiavano di andare perduti per sempre.
Un grande fonte battesimale, di origine tardo medioevale, trova oggi in questi locali la sua giusta collocazione dopo che, nel corso dei secoli, era finito nell'orto della canonica a fungere da vaso per i fiori e per l'erbe aromatiche.
Sensibile dunque alla conservazione delle reliquie del passato, don Henny ha avuto comunque il grande merito di rivolgere la sua attenzione anche e soprattutto all'arte contemporanea.
Ricavato un ampio piazzale davanti all'ingresso del tempio, don Henny ha fatto sistemare alla sua estremità un'imponente statua di San Michele, copia in bronzo di una precedente statua in resina andata distrutta in precedenza. lnoltre, nei viottoli circostanti la chiesa, sul finire degli anni '70, don Henny ha fatto erigere ex novo l'intero percorso della via Crucis, affrescato da pittori di fama internazionale.
Ad aiutarlo nell'impresa fu lo scultore Quinto Martini, originario del vicino paese di Seano. Fu lui a far giungere dall'Accademia d'Arte di Firenze pittori italiani che poi si sarebbero affermati, come Remo Gordigiani, autore della VI Stazione con l'immagine della Veronica, come Renato Alessandrini, che nella X ha dato un'intensità unica al Cristo spogliato, o come Giuseppe Gavazzi, che ha immortalato nella seconda fermata la deposizione della Croce sulle spalle del Cristo. Ma a rendere unico nel suo genere questo monumento d'arte contemporanea (così riconosciuto dalla Sovrintendenza ai beni culturali di Firenze) sono stati pittori statunitensi del calibro di Joseph Wolgelsang, Nancy Peel, Robert Wraith e soprattutto Joseph Sheppard.
Quest'ultimo, riconosciuto come uno dei più importanti pittori americani viventi, compie da anni la spola fra gli Stati Uniti e l'Italia, non dimenticandosi mai una visita al suo caro amico sacerdote. Il quale si è servito della sua arte ancora una volta poco tempo fa, quando lo ha chiamato per realizzare un ciclo di pitture nelle grotte, da poco costruite accanto alla chiesa e quanto mai ricche di dipinti e maioliche di straordinaria fattura.
I locali della chiesa, la via Crucis e le grotte dovrebbero in futuro essere elevati al rango di Museo stabile, quando l'apposito iter burocratico verrà concluso.
Don Henny attende questo momento, come coronamento di una passione durata un'intera vita.

Il piazzale antistante la facciata della chiesa è un buon punto di partenza per delle belle camminate a piedi, tra boschi e ville. Per saperne di più: www.montalbano.toscana.it