Intervista a Riccardo Pangallo

Scritto da Laura D'Ettole |    Marzo 2005    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Spesa in rosa o celeste 7
Se girando nel supermercato
vedete arrivare un carrello zeppo di semi di zucca, scatolette di tonno e avocado, c'è il serio rischio che si tratti di Riccardo Pangallo.
Attore, siciliano d'origine, fiorentino d'adozione, Pangallo abita da alcuni anni a Monteloro, vicino Pontassieve, in una casa di campagna. Single, ma con una numerosa tribù di cactus da accudire e una ben più nutrita comunità di zanzare da "sterminare", Riccardo ama fare la spesa: «Perché mi svaga» sostiene.
Detesta lo spettacolo desolante della dispensa vuota e va al supermercato almeno due volte la settimana. Riempie i carrelli fino all'orlo, però la lista non la fa mai: «perché tanto me la scordo a casa». Mangia parecchio e compra anche di più, ma non sopporta gli sprechi. «Quando faccio la spesa ci penso. Se no, tanto vale uscire dal supermercato e buttare via subito una cosa su tre...». Lo consola il fatto di avere una "compostiera" in cui getta tutto quel cibo (poco) che avanza.

Insomma, ecco Riccardo al supermercato. Entra e comincia a riempire il carrello di peperoni, patate, melanzane, cipolle.
Vegetariano? «No, sono solo del sud». E poi gli piacciono i colori. Ci sono colori anche nel suo piatto preferito: verde squillante, rosa e arancione. Accostamenti shock? No: avocado, gamberetti e carote grattugiate.
Gli viene l'acquolina in bocca a pensare a formaggi e salumi, ma appena li sfiora appare l'icona del suo inflessibile medico. Salta a piè pari anche la carne e passa alla pescheria. Qui fa incetta di orate, seppie e polipi con cui confeziona - su sua confessione - pietanze davvero orribili («Che posso farci, sono un pessimo cuoco»).
Guarda con sufficienza il reparto scatolame, ma fa una tappa obbligata davanti al tonno sott'olio. Fra i detersivi compra solo quelli che già conosce, e con testardaggine: «evito quelli troppo pubblicizzati».
I surgelati li acquista «perché ho bisogno di calore», mentre adora il gelato in tutte le sue forme e manifestazioni. E tutti quei semi di zucca? «E' inevitabile, sono un appassionato di cinema», risponde.

Riccardo ha anche diverse bocche da sfamare: i suoi 30 cactus di cui va fiero («un po' meno da quando ho saputo che ce li ha anche Berlusconi») e a cui fa ingozzare dosi di concime massicce.
«Ho anche dei fichi d'India che mi trascino da vent'anni: uno è diventato un albero» e grazie alle megadosi di ricostituente ha fatto decine di frutti. Quando i suoi puntuti amici fioriscono, li riprende con la cinepresa «proprio come dei figli: guarda quando aveva due anni, guarda com'era carino...».
Quando va al supermercato non si dimentica mai di loro, ma non scorda nemmeno i suoi naturali nemici: le zanzare, contro cui usa armi chimiche (le pasticche) e convenzionali (le mani): «Dopo anni di studio ho scoperto il modo di beccarle sempre».