Turismo a Londra

Scritto da Giulia Caruso |    Settembre 2004    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Al ritmo di mille culture
Il suo indiscutibile fascino
è inossidabile ma ciò che rende unica la Babele multietnica sulle rive del Tamigi è proprio quella sua capacità, ormai consolidata da secoli, di accogliere popoli e culture dall'oriente e dall'occidente e di farne una mistura inimitabile di assoluto richiamo per milioni di persone, giovani soprattutto.

La Londra del terzo millennio vive e pulsa di mille sfaccettature, fatte di volti di tutte le razze, colori, sapori e musiche dai quattro angoli della terra.
Al contrario di altre megalopoli ha la particolarità di possedere pochi grattacieli. Se volete guardarla dall'alto non vi resta che salire sulla Canary Wharf Tower, ai Docklands, l'edificio più alto del Regno Unito, uno dei primi grattacieli al mondo ad essere rivestito di acciaio inossidabile. Oppure potete fare un giro sul "London Eye", una cabina in plexiglas che gira sulla città dall'alto.

Del British Museum sapete tutto o quasi, è uno dei più grandi musei del mondo, ma vogliamo soffermarci sulla Grand Court, un atrio avveniristico illuminato da un immenso tetto di vetro firmato da Norman Foster, uno dei più noti architetti contemporanei. Una contaminazione che rende in pieno lo spirito di questa colorata e vivace megalopoli.
Se vogliamo coglierla nella sua essenza allora prendiamo la metropolitana per Soho, uno dei primi quartieri ad accogliere immigrati di ogni razza e condizione. Conosciuto come il quartiere a "luci rosse", nella zona ovest pullula di sexy shop per turisti e locali notturni, come l'ormai storico Madame Jojo, locale di spettacoli "en travesti" d'alto bordo, dove sono state girate alcune scene di "Eyes wide shut" con Tom Cruise.

Se nella vecchia Carnaby Street cercate il fascino che la rese unica ai tempi d'oro della "Swinging London", dimenticatevelo. Da tempo è definitivamente sepolto.
E allora perché non concedersi un pranzo indiano a prezzi accessibili - ricordate che Londra è una delle città più costose del mondo. Potete andare al club "India" al 143 di Strand, dalle parti di Trafalgar. Il ristorante è al secondo piano e alla parete principale spicca un grande ritratto di Gandhi. E' frequentato dai giovani inglesi "alternativi" e naturalmente da molti indiani.

Londra di giorno seduce con i suoi mercatini. Vale la pena di fare un salto all'ormai famosissimo mercatino delle pulci di Portobello Road a Notting Hill Gate, che si tiene ogni sabato: ci si trova veramente di tutto, dai pezzi rarissimi d'antiquariato alla bigiotteria d'epoca hippy, ai dischi in vinile per la gioia di tutti i collezionisti di rarità musicali. Notting Hill Gate è giamaicana, vivace e popolare nella parte nord, mentre nella zona sud è più tranquilla e perbene.
Da quando si è spenta - ormai da tempo - l'eco delle rivolte razziali degli anni Sessanta e Settanta, Notting Hill Gate è famosa soprattutto per il Grande Carnevale estivo.
Anche a Brixton i giamaicani sono di casa, insieme a pakistani e indiani, arrivati con la seconda ondata migratoria negli anni Cinquanta e Sessanta. Ormai a Brixton vige la convivenza pacifica tra comunità caraibica e nuovi arrivati, artisti e intellettuali gay. Della rivolta dell'aprile '81, che culminò con sanguinosi scontri tra giovani di colore e forze dell'ordine, non rimane che uno sbiadito ricordo.
Brixton market nei pressi del capolinea della Victoria Line è assolutamente da visitare. Andateci di mattina però, per trovare le occasioni migliori. Anche qui, abbigliamento anni Sessanta, capi vintage introvabili altrove, cibi biologici, vecchi dischi a profusione, e qualche volta tra le bancarelle c'è la diffusione del "Socialist worker", fatta dai militanti. Con sottofondo di reggae in ogni angolo, caffetterie comprese.