I cimiteri come problema urbanistico

Scritto da Laura Sposato |    Novembre 1998    |    Pag.

Quattro convegni in sei mesi dall'inizio dell'anno a Firenze, un piano regolatore da poco approvato dal Comune e
Al di qua dell'aldilà
un dibattito acceso, tuttora aperto a Fiesole.
Sempre sullo stesso argomento: i cimiteri. Non si può trattare di semplici coincidenze: qualcosa sta cambiando, e non solo in Toscana, nel modo di rapportarsi e di concepire gli spazi dedicati all'eterno riposo.
"Nonostante i cambiamenti in corso - segnala Andrea Frosini, segretario generale della Confederazione nazionale delle Misericordie, che in Toscana dispone di circa un centinaio di cimiteri - rimane forte il culto della tomba. Così il cimitero è anche luogo dei vivi, dove continua il rapporto con chi non c'è più". Per questo è estremamente delicato e complesso ogni tentativo di trasformazione che non rispetti il sentire comune.

In cerca di nuovi modelli
Alcuni spunti interessanti sono emersi dal convegno del Comune di Fiesole sul rapporto fra cimitero e paesaggio. Partendo dalla situazione specifica - che vede un dibattito vivace intorno all'intenzione del Comune di costruire un cimitero proprio sulla collina dove più dolce è la vita - è stato aperto un confronto nazionale sui possibili modelli di camposanto per l'Italia del futuro. A questo proposito si sta guardando con interesse alle tradizioni nord-europee del cimitero-parco, dove la monumentalità diffusa a misura d'uomo sostituisce con maggiore garbo la monumentalità individualista e in certi casi esasperata dei modelli latini. Esperienza originale quella del cimitero verde, valida alternativa ai nostri "cimiteri città" spesso super cementificati. In qualche città italiana questo modello è già stato adottato: è il caso di Legnano e Torino o, in maniera diversa, del cimitero-opera architettonica progettato da Massimo Carmassi a Pisa. "L'immagine desolante che offrono oggi la maggioranza dei nostri cimiteri - spiega l'architetto Giovanni Allegretti - ben rappresenta un paradosso tipico di una società che almeno formalmente tiene viva la memoria degli scomparsi ma al tempo stesso la confina in luoghi distanti dagli spazi quotidiani, chiusi alla vista, poco curati perché si ha timore di parlarne e non molta voglia di occuparsene".

Le scelte per Firenze
Da tempo se ne parlava ma ora è una realtà. E lo sarà a lungo, perché il piano si propone come definitivo.
"Lo ha ispirato un principio che vede il cimitero non solo come luogo di sepoltura, ma come parco dei ricordi", precisa l'architetto Luciana Capaccioli, consulente del piano cimiteriale del Comune di Firenze insieme all'architetto Luigi Lazzareschi. Rifiutando la strada dell'ampliamento a dismisura, il progetto si inserisce in un territorio già saturo, ricco di bellezze paesaggistiche e architettoniche, dove la presenza del camposanto è una costante legata al quartiere (Trespiano è un'eccezione). Ben 32, fra privati e comunali, per circa 380 mila abitanti.
Accogliendo le aspettative dei cittadini, il piano rispetta la situazione e conserva trenta cimiteri, ne recupera due monumentali dentro la città (dei Pinti e degli Inglesi) e non ne crea nessuno nuovo. Anche il necessario ampliamento di Trespiano è contenuto e risponde ad alcune indispensabili esigenze, come l'adeguamento del tempio crematorio (in dieci anni le cremazioni sono aumentate a Firenze dal 2 al 10 per cento e ancora cresceranno) e l'accoglienza delle sepolture buddiste e musulmane, nel segno di una rispettosa "convivenza" anche dopo la morte.

Per saperne di più
Comune di Firenze
055/2767299 o167/831133;
Comune di Fiesole 055/59611-5961253;
Socrem 055/401233;
Rivista "Nuova Antigone" 0532/741311 o e-mail antigone@tin.it;
Cispel: www.cispel.it/sefit o e-mail sefit@cispel.it;
Architetto Giovanni Allegretti: allegretti@cesit1.unifi.it