Un museo interamente dedicato al vino, protagonista assoluto di questo territorio

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Settembre 2010    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Ufficialmente sul territorio di Rufina è presente un solo museo, nato nel 2000: quello della "Vite e del Vino", che ospita attrezzi, oggetti, modelli e tutto quello che costituiva, fino a pochi decenni fa, la strumentazione, i ferri del mestiere, ma anche le conoscenze teoriche, per produrre quella bevanda che, si dice, qui fosse conosciuta fino da epoca etrusca.

 

A cielo aperto

In realtà i musei nel territorio di Rufina e di Pomino sono due; perché l'altro, pur non avendo alcuna denominazione se non quella generica di "Le strade del vino", esiste e fa bella mostra di sé, appena si entra in quella breve vallata del fiume Sieve che va dalla sua confluenza nell'Arno fino alle pendici degli Appennini.

Si tratta di un museo a cielo aperto; non ha ingresso né uscite, non ci sono custodi né guide, non esistono biglietti da pagare né registri da firmare. Eccolo, l'altro museo: sono quelle colline solcate da filari di viti, intercalate da olivi, punteggiate di solitari cipressi, con rari campi di frumento o frutteti; ogni tanto appare una pieve, un romitorio, un'edicola sacra; al centro di un bosco di lecci o querce ecco la sagoma grigia di un castello medievale; immersa nel verde di un parco si affaccia la villa secentesca; a ogni piega del non aspro territorio si affaccia quella che un tempo era una casa colonica, oggi con la stalla trasformata in salotto, il fienile in studiolo, la porcilaia in spazio-giochi per i bambini, l'aia in garage.

È un museo che si replica - per fortuna - in molte altre zone della Toscana; ovunque il cemento non abbia - ancora - preso il sopravvento sulla natura.


Gli strumenti del mestiere

Al contrario, il Museo della Vite e del Vino di Rufina ha una sua specificità legata sia alle caratteristiche del terreno, che permettono di ottenere ottimi vini bianchi e rossi, sia alla tradizione, non del tutto scomparsa, di produrre oggetti legati al vino e al suo trasporto.

Il museo ha sede nelle cantine sotterranee della villa di Poggio Reale, situata sulla sommità di un colle a poche centinaia di metri dal centro del capoluogo. Gli oggetti esposti sono in genere quelli utilizzati per la coltivazione della vite e per la produzione e la conservazione del vino in uso nei decenni della prima metà del secolo scorso.

Entrando più nel dettaglio, sono da segnalare un enorme tino in legno per la fermentazione dell'uva appena raccolta, i vari strumenti usati nella vigna, le molteplici tecniche di potatura e legatura. Una parete è totalmente tappezzata di fiaschi di vino, da quello settecentesco soffiato a bocca agli ultimi stampati in milioni di esemplari tutti uguali e rivestiti con la malinconica plastica. L'ultima sala è dedicata al commercio, alla spedizione e al consumo del prezioso "nettare" e, nel mezzo, imponente, spicca il carro - un tempo trainato da una pariglia di cavalli - sul quale venivano sapientemente collocate varie centinaia di fiaschi, uno sull'altro a piramide, che dovevano affrontare il viaggio di circa trenta chilometri che separano Rufina da Firenze.

La struttura museale è completata da una biblioteca che conserva una vasta letteratura di argomento enologico (compresa una copia del famoso bando granducale del 1716 nel quale venivano precisati i confini delle quattro zone della Toscana considerate a genuina vocazione vinicola) e da una ricca enoteca dove sono ospitati e conservati (ma anche bevuti) i vini di maggior prestigio prodotti in loco.

Info: 0558395708; 3357747903
Orari: sab. e dom. ore 10-20 (gli altri giorni su appuntamento)
Biglietto: 3 euro; ridotto 1.50

 

Festa dell'uva
Bacco artigiano

Nell'ultimo fine settimana del mese di settembre, ormai da trentacinque anni, la comunità di Rufina organizza la tradizionale festa del "Bacco artigiano" incentrata, inutile precisarlo, sull'uva e su tutto quello che ne deriva.

Fra gli eventi più caratteristici, da sottolineare la sfilata storica - la domenica pomeriggio - che coinvolge un centinaio di figuranti in costumi quattrocenteschi e l'operazione denominata "Il carro matto".

Si tratta di una replica del carro carico di fiaschi di vino conservato nel museo: il sabato mattina lo si carica su un camion che lo trasporterà fino a Firenze. Qui, nel pomeriggio, lo si attacca a una coppia di buoi che lo condurrà, prima davanti alla cattedrale per la benedizione, e infine in piazza della Signoria per la rituale - e simbolica - offerta alle autorità cittadine.

 


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