Come funziona l'adozione a distanza

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Gennaio 1997    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Bastano ottocento lire. Con l'equivalente di quasi niente - mezzo cappuccino al bar, mezza corsa su un autobus cittadino, mezzo quotidiano - si può regalare la tranquillità ad un bambino. Non vuol essere una battuta di facile effetto, è la pura verità. Mentre noi, nella nostra cosiddetta 'società avanzata', con ottocento lire si può a malapena acquistare una mela o tre etti di pane, in due terzi del mondo con quella cifra si possono fare tante, ma proprio tante cose. Ci si può togliere il pensiero della fame per un giorno intero; oppure ci si può far visitare da un medico, comprare un paio di pantaloni, una camicia...
La formula dell'adozione a distanza è al tempo stesso semplice e prodigiosa. Con una media di trecentomila lire all'anno si può davvero cambiare la vita di un bambino del Terzo Mondo. Cambiarla sì, non stravolgerla; ecco l'aspetto essenziale. Perché l'adozione a distanza non sradica il bambino dal suo ambiente, non gli impone, seppur con tutte le buone intenzioni dell'adozione vera e propria, un altro modello di vita e una diversa cultura, ma gli permette di continuare a vivere in seno alla sua famiglia (ammesso che ne abbia una), dandogli la possibilità di usufruire di quei benefici che ogni essere umano dovrebbe avere acquisiti con la nascita, cioè il diritto alla salute, il diritto al sapere, il diritto, in altre parole, a vivere una vita dignitosa.
Ma sappiamo bene che troppo spesso non è così. Le statistiche dicono che solo una minoranza può godere di quei privilegi; i due terzi dell'umanità infantile - calcolata più o meno in trecento milioni - con la nascita acquisisce solo la consapevolezza di dover lottare duramente, giorno dopo giorno, per la sopravvivenza. Insomma, uno squilibrio davvero poco umano, che il nostro mondo opulento non sembra poi troppo interessato a cancellare. E anche quando ci rendiamo conto che non è più possibile fare finta di niente, purtroppo spesso contribuiamo solo ad arricchire furbi e disonesti, che non mancano mai ad ogni latitudine.
Chi può assicurarci che i nostri soldi servano davvero ad aiutare un bambino e non finiscano invece nelle tasche di coloro che quei soldi li maneggiano? E' un sospetto più che legittimo, che si può fugare soltanto aprendo bene gli occhi prima di metter mano al portafogli e basandoci sull'esperienza di chi ha già compiuto l'adozione.
In Italia esistono almeno cinquanta organizzazioni, fra laiche e confessionali, che si occupano di adozioni a distanza. Non è escluso che fra queste ce ne sia qualcuna che pratica l'antico mestiere della truffa, carpendo la buona fede e approfittando della generosità dei donatori. Le organizzazioni che danno le maggiori garanzie sono quelle che ammettono subito di utilizzare una parte della cifra per le spese interne. Un'altra garanzia la può fornire il bambino stesso (quindi ad adozione già avvenuta), con il quale si può entrare in contatto epistolare. Si può avere il suo nome e indirizzo, una sua fotografia e se non ci sono problemi di lingua è possibile scrivergli direttamente.
Emblematica, a questo riguardo, è la vicenda di una signora novantenne - figli, nipoti e pronipoti la chiamano, chissà perché, Kimme - la quale ha adottato da qualche anno un bambino oggi dodicenne, Paul Niessogou, del Burkina Faso. Usando come lingua comune il francese, fra i due è nata una vera amicizia fatta di scambi di lettere, di fotografie, di notizie sulla loro vita quotidiana. E la scuola del bambino invia periodicamente a Kimme una serie di informazioni sul profitto di Paul, sulle attività scolastiche, sull'andamento di questa o quella epidemia, sulla quantità e varietà di cibo che in quel mese si è potuto comprare con i soldi degli adottanti. E Kimme si preoccupa da morire quando le arriva la notizia che il villaggio di Paul è stato colpito dalla dissenteria, e gioisce quando viene a sapere che il 'suo' bambino è stato ammesso alla classe superiore. Il sogno di tutt'e due? Potersi, un giorno, incontrare.
E come non citare Maria Jafullo, oggi cinquantenne, napoletana, che all'età di 19 anni partì per il Brasile con il preciso obiettivo 'di dare una mano in qualche favela'. Dal suo primo impiego come insegnante in scuole elementari, dopo varie esperienze come infermiera in lebbrosari, si trova oggi a dirigere una casa di accoglienza per bambini malati e abbandonati. E lo fa con una tale carica di entusiasmo e di ottimismo che contagia anche i suoi piccoli assistiti. Cosa le dà tanta energia per continuare? «La musica è di grande aiuto per lei e per chi la circonda - dicono quelli che la conoscono bene - . Maria ha una bella voce, suona la chitarra e conosce tutte le canzoni della sua città».
«Ma mi aiuta soprattutto la grande generosità degli italiani - replica Maria - che con la formula dell'adozione a distanza mi consentono di procurare l'indispensabile per curare e far crescere i miei 20 bambini».
Chi può fare un'adozione? Tutti, naturalmente; dalla persona singola alla famiglia, da un gruppo di colleghi di lavoro a un'intera classe scolastica. Non esistono limiti di sorta: l'importante è convincersi che facendo a meno di mezzo cappuccino ogni giorno si dà la possibilità ad un bambino di crearsi la sua strada nella vita; ciò che, in ultima analisi, costituisce un beneficio anche per noi stessi.

Gli indirizi dell'adozione a distanza
Ecco un breve elenco, in ordine alfabetico, di organizzazioni che si occupano di adozioni:
Arci - Via Niccolini 3/e, Firenze 50121, tel. 055/245344, fax. 055/240195. Riferimento: sig. Sauro Gori. Paesi assistiti: ex Jugoslavia con il progetto 'Adotta la pace', Palestina con il progetto 'Salaam, ragazzi dell'ulivo'. Cifra richiesta: 70.000 lire mensili per adottare un bambino nella ex Jugoslavia, 100.000 lire mensili per adottare un bambino in Palestina. Si occupa di adozioni dal 1992. Ne ha portate a termine circa 7.000 in Italia, di cui circa 850 in Toscana. E' possibile un contatto diretto con l'adottato.
Caritas toscana - Via de' Pucci 2, Firenze, tel. 055/2382634, fax. 055/2302076. Riferimento: signora Piera Smaniotto. Paesi assistiti: ex Jugoslavia. Cifra richiesta 50.000 lire al mese. Si può avere una scheda con foto e indirizzo del bambino adottato. Ha provveduto a circa 1.300 adozioni.
Ciai (Centro italiano per l'adozione internazionale) - Via Oltrocchi 11, Milano 20137, tel. 02/5510407, fax. 02/5513412. Paesi assistiti: Cina, India, Vietnam, Burkina Faso, Ghana, Ruanda, Etiopia, Santo Domingo, Polonia. Cifra richiesta 25.000 lire al mese. Si occupa di adozioni a distanza dal 1978. Si può avere una scheda con foto e indirizzo del ragazzo adottato.
Movimento per la vita (Progetto Agata-Smeralda) - Via Cavour 92, Firenze 50129, tel. 055/571754-588384, fax. 055/587509. Paesi assistiti: Brasile (Bahia, dove esistono 48 centri di assistenza). Cifra richiesta: 60.000 lire al mese. Si occupa di adozioni dal 1992. Si può avere una scheda con foto e indirizzo del bambio adottato. Il movimento organizza ogni anno un viaggio in Brasile al quale possono partecipare anche gli adottanti.
Movimento Shalom - Via Cesare Battisti 11, 56027 San Miniato (Pisa), tel. 0571/ 42634. Riferimento: sig. Nicola La Carìa. Paesi assistiti: Burkina Faso. Cifra richiesta: 25.000 lire al mese. Si occupa di adozioni dal 1995. Ne ha portate a termine circa 630.
Salesiani - Via Tonale 19, Milano 20125, tel. 02/67072203. Riferimento: don Arturo Lorini. Paesi assistiti: Etiopia. Cifra richiesta: da 200.000 a 400.000 lire annuali.