Il Progetto recupero merce ha raccolto più di 8 t di prodotti per distribuirli ai più bisognosi

Aiuti e non rifiuti
In quattro mesi, da dicembre ad aprile
di quest'anno, sono stati raccolti 8328 chili di merci, redistribuiti poi ai più sfortunati con un'imponente macchina di solidarietà. Si chiama Progetto recupero merce e l'idea è partita circa un anno fa dalla sezione soci di Empoli, che ospita sul territorio cinque supermercati.
Perché non destinare a chi ne ha bisogno i prodotti (alimentari e non) che la moderna distribuzione è costretta a mandare al macero per lievi imperfezioni? Su questa idea si è immediatamente costituito un meccanismo snello e efficace che ha coinvolto un numero imponente di soggetti e che si è allargato a macchia d'olio coinvolgendo altri tre comuni limitrofi.

Il Progetto recupero merce oggi si avvale della collaborazione delle associazioni del volontariato locale (Auser, Pubblica Assistenza, Misericordia, Caritas di Lastra a Signa); dei Comuni di Empoli, Montelupo, Vinci, Lastra a Signa; della Asl 11; e infine del supporto della sezione soci Coop di Lastra a Signa, dato che anche l'Ipercoop ha deciso di dare il proprio contributo al progetto.
Tutto il meccanismo, per funzionare, poggia sull'entusiamo di decine di volontari ed è congegnato così: i dipendenti dei cinque supermercati e dell'iper coinvolti nel Progetto mettono da parte le merci "imperfette". In gergo tecnico si chiamano "rotture e avarie", e nel conto economico delle aziende vengono inserite tra le passività.
In sostanza si tratta di migliaia di prodotti invendibili per difetti di confezionamento o per magagne del tutto insignificanti dal punto di vista della qualità del prodotto. Non vi sono merci deperibili, naturalmente, ma lattine, scatolette o confezioni multiple di cui si è rotto un solo pezzo durante il trasporto. E poi prodotti per l'igiene della casa e della persona, pantaloni a cui si è staccato un bottone, giocattoli con una confezione "impresentabile".
La merce viene ritirata una volta la settimana da Publiambiente e portata in un apposito magazzino per lo stoccaggio. Da qui, dopo un accurato controllo sanitario, viene smistata alle organizzazioni del volontariato che si occupano di recapitarla alle famiglie più bisognose. Un comitato composto da rappresentanti dei Comuni coinvolti e dai volontari stabilisce i criteri e decide le priorità.