Alla ricerca della tipicità delle produzioni

Agricoltura in cerca di futuro
L'ultimo censimento ne ha contate poco più di 150 mila, circa 13 mila aziende agricole in meno rispetto al censimento precedente, quello del 1981. Un trend negativo che rispecchia la media nazionale ma che è particolarmente avvertito in una regione dalle forti tradizioni agricole come la Toscana. Di queste 150 mila aziende soltanto una piccola parte - poco più di 35 mila - possono essere definite professionali, cioè dotate di sistemi di produzione all'avanguardia ed economicamente redditizie. Anche le altre realtà sono comunque importanti perché contribuiscono a mantenere inalterato il territorio, impedendone il degrado e il dissesto idrogeologico.
In termini quantitativi le principali produzioni toscane, al 10 dicembre '96, erano la barbabietola da zucchero (4 mila 223 quintali), il frumento duro (3 mila 169 q) e la vite (2 mila 640 q), seguite da mais, frumento tenero e pomodori. Ma in termini economici sono essenzialmente tre i settori forti dell'agricoltura toscana: viticoltura (per un valore totale di 491 miliardi di lire), vivaismo (348 miliardi), fiori e piante ornamentali (322 miliardi).

Tartufi, chianine e altro ancora
Ci sono poi delle colture che, pur non essendo rilevanti dal punto di vista produttivo, fanno parte della storia e delle tradizioni di tante zone toscane. Sono colture locali, come lo zafferano di San Gimignano, il mirtillo dell'Abetone, il fagiolino di Sorana, varietà molto particolari che rischiano di essere distrutte e per le quali l'Arsia ha messo a punto, su richiesta degli enti locali e dei produttori, degli specifici progetti di intervento nell'ambito della tutela della tipicità dei prodotti toscani.
«Un altro intervento da segnalare riguarda il recupero dei tartufai naturali delle crete senesi e di San Miniato - spiega l'amministratore dell'Arsia Maria Grazia Mammuccini -. Si tratta di vere e proprie operazioni di ripristino ambientale e conservazione territoriale, come la ripulitura dei fossi tra le alberature e il mantenimento di ambienti che altrimenti rischiano di scomparire dal paesaggio tipico toscano».
Un progetto sulle carni di razza chianina - e sui test per accertarne provenienza e autenticità - sarà gestito dall'Arsia con l'attivazione di un bando di ricerca: «Siamo gli unici ad avere adottato la 'procedura dei bandi', più trasparente e funzionale - spiega Maria Grazia Mammuccini -. Opereremo in stretto contatto con tutti i soggetti interessati, dalla ricerca alla produzione, per il controllo e la certificazione del metodo sperimentale sulla chianina».
Un progetto pilota, infine, è stato finanziato dalla Comunità europea per la raccolta e la catalogazione del germoplasma viticolo toscano. Le informazioni raccolte confluiranno in una banca dati, alla quale si potrà attingere per studiare ed individuare nuovi cloni anche attraverso pratiche biotecnologiche.

Maghi della pioggia
Ma il vero fiore all'occhiello dell'Arsia è il centro agrometeorologico di Pisa, che da quasi dieci anni diffonde bollettini con previsioni del tempo a media e a lunga scadenza (valide fino a 40 giorni). A una rete di monitoraggio molto estesa, costituita da un radar e da 140 stazioni di tipo elettronico automatico dislocate su tutto il territorio regionale, sono collegati circa 250 utenti, tra cui molte organizzazioni professionali agricole e consorzi di tutela, che a loro volta hanno la possibilità di diffondere i bollettini tra i propri iscritti. Le centraline, alimentate da pannelli solari, rilevano la temperatura dell'aria e del suolo a diverse profondità, la quantità delle precipitazioni, l'umidità relativa, la pressione atmosferica, la bagnatura fogliare, la radiazione solare, l'intensità e la direzione del vento a 2 metri dal suolo.
I dati meteorologici vengono utilizzati per programmare l'irrigazione nei campi e fornire la consulenza telematica irrigua, un altro importante servizio gestito dall'Arsia. Attraverso particolari formule di calcolo del bilancio idrico, adattate alle esigenze specifiche delle aziende, è possibile determinare quanto - e quando - irrigare, a seconda dello stato idrico del terreno e delle fasi critiche delle diverse colture. Gli stessi dati permettono di conoscere il totale delle precipitazioni cadute e dell'acqua evaporata dal suolo durante la giornata, parametri fondamentali per prevedere le reintegrazioni delle perdite idriche con l'irrigazione. Si può inoltre ottimizzare la raccolta dei prodotti (ad esempio il prezzo dell'uva è valutato sulla base della gradazione zuccherina raggiunta dal mosto, direttamente influenzata dalla quantità di pioggia caduta); stimare i danni per eventi meteorologici intensi o eccezionali. Nel settore forestale la rilevazione della quantità di pioggia assume particolare importanza nell'assistenza alla lotta antincendio (con la diffusione dei dati relativi all'intensità e alla variazione dei venti dominanti) e nella gestione delle operazioni di spegnimento dei focolai nei boschi.

Dall'orto alla frutta
In Toscana la superficie coltivata ad alberi da frutto è di circa 4 mila 500 ettari, 2 mila dei quali occupati da peschi, 1300 da peri e meli e gli ettari rimanenti da specie minori (dati Istat). All'orticoltura, invece, nel '96 sono stati riservati circa 7 mila ettari coltivati soprattutto a spinaci, pomodori da industria, carciofi, meloni e peperoni. In questi due settori l'Arsia opera avvalendosi dei due centri dimostrativi di Arezzo e Grosseto dove si studia il collaudo di nuove varietà, la riduzione dell'impiego di prodotti chimici (biostimolanti e fitofarmaci), la sperimentazione di metodi biologici. Inizialmente le varietà per le quali sono state studiate tecniche a ridotto input chimico erano il pomodoro da industria e quello da mensa, il melone e il peperone. Negli ultimi due anni sono stati inoltre valutati metodi per la difesa biologica del melo.
Altri interventi sono previsti nella zona delle Apuane, nel parco di Migliarino e in Maremma per convertire molte aziende agricole di quelle aree alle coltivazioni ecocompatibili.
«Con l'innovazione dei bandi sulla ricerca si sono sollecitati nuovi stimoli e valorizzate energie e professionalità - conclude Maria Grazia Mammuccini - a testimonianza che basta dare delle motivazioni sufficienti perché i risultati comincino ad arrivare».

Il 'chi è' dell'Arsia
Nell'agricoltura c'era la necessità di un soggetto collocato fra la ricerca scientifica e la produzione, in grado di trasferire e divulgare l'innovazione tecnica. Ed ecco l'Arsia, l'agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo forestale: un organismo dotato di autonomia gestionale ed operativa. Sulla base delle direttive della giunta regionale, l'agenzia persegue obiettivi per promuovere ricerca e fornire servizi specialistici, garntendo la compatibilità ambientale delle pratiche agricole, la valorizzazione delle produzioni tipiche e lo sviluppo rurale. Delle 98 persone che vi lavorano, 80 sono tecnici che operano direttamente sul campo, coordinando gli studi commissionati alle istituzioni scientifiche. Al vertice della struttura c'è l'amministratore, che rappresenta l'agenzia e ha funzioni di coordinamento. Oltre alla sede di Firenze l'Arsia è presente sul territorio regionale attraverso alcuni recapiti specializzati.