Scene di vita quotidiana dai quartieri più poveri di Manila. I progetti di solidarietà

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 2008    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

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L'impatto è forte. Di quelli che rimangono nella memoria e segnano in maniera quasi indelebile il ricordo di un luogo, di una persona, di un evento. Il taxi esce dalla residenza dell'ambasciatore italiano a Manila, protetto e quasi scortato da poliziotti armati e attenti; percorre alcuni viali che fanno da cornice a ville pretenziose e oltrepassa un posto di blocco che costituisce il confine quasi invalicabile fra la Manila dei dodici milioni di uomini e donne che nel loro muoversi convulso e caotico fanno pensare a una sorta di formicaio, e il mondo esclusivo e superprotetto delle ambasciate, degli uffici consolari, probabilmente di alcuni palazzi delle trecento famiglie che di fatto governano le settemila isole della Repubblica filippina.
Il taxi prosegue la sua corsa (ma sarebbe meglio dire procede a passo d'uomo, irretito in quella ragnatela formata da un traffico frenetico, apparentemente senza regole) e si ferma davanti a un normale negozio di ferramenta (normale nel senso che le merci debordano dall'interno e sono sciorinate sul marciapiede). Al suo fianco si apre uno stretto corridoio che sfocia in una strada poco più ampia sulla quale si affacciano bancarelle che mettono in mostra tutto del quasi niente di cui dispongono: frutta, ortaggi, sacchetti di legumi essiccati, vestiti usati, oggetti per la casa in plastica...

Viaggio all'inferno
È già pomeriggio inoltrato e il luogo è pallidamente rischiarato da rare lampadine che penzolano qua e là. Dove stiamo per andare l'elettricità manca del tutto e ad ognuno di noi viene consegnata una candela. È a questo punto che comincia la prima escursione in quello che qualcuno ha definito l'"Inferno di Manila". Nel primo tratto di strada la luce della candela serve soprattutto per evitare di mettere i piedi in fallo nello stretto sentiero cosparso di sassi, buche, rigagnoli di liquido maleodorante. Dalle casupole di legno che si affacciano sul viottolo provengono gridolini o pianti di bambini. Se puntiamo la luce della candela nella direzione di quelle voci vediamo piccolini con occhi straordinariamente vivaci e penetranti, nudi o seminudi, aggrappati alle gonne della mamma. Finalmente il budello si allarga in uno spiazzo dove si notano travi e altro legname bruciacchiato. Ci dicono che quelle tracce sono la conseguenza di un incendio doloso che ha distrutto molte baracche ed è costato la vita a qualche bambino. Un incendio voluto e messo in atto da affaristi o imprenditori per costringere gli abitanti ad allontanarsi in modo che su quel terreno sia possibile costruire un modesto grattacielo o il centesimo centro commerciale. Ma le famiglie della comunità di Tatalon non se ne vogliono andare. Del resto, per andare dove? La municipalità propone scarse alternative agli abitanti delle bidonville. Nel migliore dei casi offrono una minuscola casetta nell'estrema periferia di Manila dove non esiste alcun servizio, però si è costretti a pagare un canone d'affitto. I pochi che hanno provato ad andare a vivere nella desolata campagna strappata alle coltivazioni di tabacco o di mais hanno fatto ritorno in città e si sono trovati doppiamente sradicati, perché anche nelle baraccopoli si lotta per ogni metro quadrato di tettoia.

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Per le strade di Manila
Il viaggio nella Manila dolente, nella Manila degli emarginati, nella Manila dei ghetti spesso negati alla vista da alti muraglioni, continua all'interno di tre comunità dove la presenza dei progetti di Unicoop Firenze - in sinergia con Arci e, sul posto, con Arcsea (Associazione per i diritti dei bambini nel Sud-Est asiatico) - è particolarmente efficace. Intorno alla discarica di Payatas si aggirano circa cinquantamila persone, molte delle quali sono bambini che sopravvivono in quell'aria ammorbata e inquinata proprio grazie alle risorse che trovano nell'immenso immondezzaio a cielo aperto. Nel 2000 una frana ha seppellito più di trecento baracche, in cui viveva un numero imprecisato di donne con i loro figli. In quella grande emergenza circa duecento famiglie furono trasferite nel quartiere di Kasiglahan e fu in quell'occasione che si registrò uno dei primi interventi della campagna di solidarietà de "Il Cuore si scioglie". A Kasiglahan fu deciso di inviare un furgone che percorresse le strade del villaggio per portare cibo e assistenza sanitaria. Contemporaneamente fu dato il via alla costruzione in muratura di un centro diurno dove ospitare i bambini e dare loro la possibilità di giocare in un luogo protetto e anche di studiare.

Ma l'impegno forse più massiccio di Coop e Arci - certo il più visibile - è il progetto in via di attuazione nella comunità Veterans, sempre a Manila e, guarda caso, proprio accanto al palazzo e al parco che ospitano gli uffici del Ministero del Social Welfare, ovvero di quella istituzione che dovrebbe occuparsi della salvaguardia dei più bisognosi. Invece anche qui sembra che l'amministrazione pubblica sia ben poco presente, ed ecco allora che "Il Cuore si scioglie" ha portato avanti un progetto per la costruzione di un edificio in muratura di tre piani dove troveranno posto la scuola (ma la domenica e le altre feste religiose si trasformerà in cappella), un consultorio per le donne, una biblioteca o luogo di studio e una sala da giochi. Il complesso entrerà in funzione entro la fine del 2008.

Bambini al centro
Negli anni '60 fu costruito a Tondo, uno dei ghetti di Manila, un villaggio di "case popolari". Il rione si trova a ridosso del porto mercantile ed è quasi circondato, a nord, da una grande discarica battezzata "Smoky Mountain" perché, pur essendo in disuso da anni, continua a bruciare nelle sue viscere e a inondare l'aria del tipico e velenoso fetore e, a sud, da un allevamento e macello di bovini, che ha il potere di produrre, oltre a carne commestibile, nugoli di tafani, mosche e zanzare che nell'arco dei dodici mesi (non è mai inverno a Manila), investono e infieriscono sugli abitanti privi di ogni mezzo di difesa. All'epoca della loro costruzione, quei lunghi parallelepipedi apparivano come un decisivo passo avanti nel tentativo di migliorare le condizioni dei più disagiati. Si tratta di ventisette edifici in muratura alti tre piani e suddivisi in piccoli appartamenti dove potevano trovare alloggio e una decorosa sistemazione alcune migliaia di famiglie. Ma oggi, a distanza di quaranta anni, il degrado è giunto al massimo livello: l'intonaco delle pareti, interne ed esterne, è quasi del tutto saltato; le scale, in ferro totalmente arrugginito, sono mancanti di molti scalini; le fognature - chissà se hanno mai funzionato - adesso appaiono a cielo aperto e invadono e allagano gli spazi di gioco dei bambini; l'acqua corrente non arriva negli appartamenti, ma vi sono cannelle sparse qua e là ai vari piani per cui gli abitanti sono costretti a lunghe code per lavarsi, fare il bucato, riempire pentole per cucinare...

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È vero, si tratta proprio della classica goccia d'acqua nell'oceano; però dà un certo conforto vedere che in mezzo a tanta desolazione esiste un'isoletta che costituisce un microcosmo sereno e, verrebbe voglia di dire, anche allegro, dove si notano un minimo di pulizia e una parvenza di dignità: è il centro diurno, promosso e concretizzato da "Il Cuore si scioglie" nell'intento di dare un supporto ad alcune decine - forse un centinaio - di bambini che possono essere seguiti da operatori specializzati e aiutati a prendere coscienza che nel mondo esiste qualcosa di diverso e migliore del macrocosmo di degrado e di umiliazione nel quale sono nati e nel quale, salvo qualche evento straordinario come quello voluto da Unicoop Firenze e da Arci, sono costretti a trascorrere il resto della loro vita.

Il Cuore si scioglie
Acqua bene prezioso
Il progetto che "Il Cuore si scioglie" sta portando avanti da un paio di anni nella zona montuosa di Rizal, una sessantina di chilometri a est di Manila, è tanto semplice quanto utile: cercare e trovare l'acqua sorgiva in un punto della collina più alto rispetto al villaggio e farla arrivare per caduta nelle abitazioni. Questa iniziativa ha cambiato e migliorato l'esistenza degli indigeni Dumagat: a parte l'abbattimento quasi totale della mortalità infantile, ora che l'acqua potabile è alla portata di tutti l'igiene personale ne ha tratto grande giovamento e anche l'alimentazione è senz'altro più sana.
Un progetto analogo è entrato in funzione già da quattro anni a Mindanao, l'isola più meridionale delle Filippine. Anche qui "Il Cuore si scioglie" ha individuato un piccolo gruppo etnico nel tormentato e montuoso territorio posto a nord-ovest di Davao. Anche qui la mancanza di acqua potabile costituiva uno dei disagi più grandi nella già misera e difficile vita degli agricoltori Manabo. Preziosi ed apprezzati, adesso 35 tubi raccolgono l'acqua da altrettante sorgenti e la distribuiscono alle modeste ma dignitose capanne dei Manobo di Kalabatan.

Il Cuore si scioglie a Manila:
- un furgone per portare cibo e assistenza sanitaria;
- un centro diurno in muratura per bambini
- un edificio di tre piani con scuola, consultorio per le donne, biblioteca e luogo di studio, sala da giochi, in funzione entro la fine del 2008

Info: Arci, piazza dei Ciompi 11, Firenze, tel. 05526297236, www.arcitoscana.org; www.ilcuoresiscioglie.it