In seguito alla lettera apparsa sull'Informatore di settembre, titolata "Mucche e controllo", e alla nostra risposta, riceviamo una precisazione di Stefano Cecchi, presidente dell'Associazione regionale toscana cooperative agroalimentari per lo sviluppo rurale, che volentieri pubblichiamo.


I numerosi regolamenti comunitari, che definiscono i limiti di legge consentiti per le aflatossine nel latte alimentare, prevedono controlli indistintamente in tutte le aziende zootecniche produttrici di latte bovino.
I controlli, che sono a carico dell'utilizzatore, vengono effettuati a campione in tutte le stalle, sia in quelle convenzionali che in quelle biologiche. Oltre a questo, le aziende biologiche sono sottoposte a ulteriori verifiche da parte degli organismi certificatori del biologico, a loro volta periodicamente controllati dagli enti pubblici a ciò preposti, al fine di garantire il massimo rispetto del divieto assoluto dell'uso di sostanze chimiche o di sintesi.

E' del tutto infondato quindi affermare che nelle aziende biologiche non ci sono particolari attenzioni ai controlli delle aflatossine; anzi, dal momento che i controlli per la certificazione biologica sono realizzati in tutta la filiera, dai campi di produzione dei foraggi per le stalle fino al confezionamento, è opportuno invece sostenere che i controlli sono più severi ed accurati.

La non utilizzazione di alcuna sostanza conservante nelle produzioni biologiche è un valore aggiunto positivo e non, come apparentemente si potrebbe leggere nella risposta del giornale, un fatto potenzialmente negativo. Per altro nel latte alimentare, sia biologico che convenzionale, non vengono utilizzati conservanti.