Gli effetti sull’organismo del caffè

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2014    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori

La caffeina è una sostanza naturale di origine vegetale (alcaloide) presente in alcune piante e nelle bevande da esse ottenute, a partire dal caffè (tè, cola).

Il 13 e 14 giugno del 2014 si è tenuto a Firenze “Pausa Caffè”, un festival su questo tema. Si è appreso che oltre l’80% dei bevitori abituali della bevanda ne beve al massimo 3 tazzine al giorno, un quarto circa di questo viene consumato al bar e gli uomini ne bevono più delle donne. Un dato interessante è rappresentato dal fatto che, mentre in Europa il caffè è bevuto prevalentemente al mattino fino a dopo pranzo, negli Stati Uniti è consumato per tutto l’arco della giornata in una bevanda più diluita, ma con un maggiore contenuto di caffeina. Peraltro il caffè “ristretto” viene consumato solo in Italia e Brasile, mentre in tutti gli altri paesi non è così.

Nel bene e nel male

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, che inibisce l’adenosina (un neurotrasmettitore che ha effetto calmante) e induce le ghiandole surrenali a secernere adrenalina. Induce una certa stimolazione cerebrale prolungando lo stato di veglia, aumenta il livello di vigilanza e di attenzione, ma produce effetti simili sul cuore, sulla pressione arteriosa, sui muscoli e sulle reni.

L’estratto, però contiene anche molte altre sostanze e discrete quantità di tannini. Queste sostanze possono produrre effetti negativi nell’organismo in proporzione alla dose assunta. La percentuale di queste sostanze nella singola porzione varia molto a seconda della temperatura dell’acqua e della pressione di estrazione; in altre parole non si possono paragonare gli effetti sull’organismo di un caffè ristretto rispetto ad uno all’americana, ottenuto per percolazione (il passaggio dell’acqua attraverso il caffè) o quello frutto della ebollizione della polvere nell’acqua, come il caffè alla turca.

Molti, poi, ritengono che il caffè del bar sia “più forte” rispetto a quello ottenuto dalla moka. In realtà l’espresso è solo più concentrato, ma essendo la quantità di caffè più limitata, non determina una maggiore assunzione di caffeina. Variando la composizione della bevanda, possono essere più o meno spiccati gli effetti negativi, come quelli digestivi, l’aumento della frequenza cardiaca, l’aumento della pressione, le vampate di calore o i tremori. Ma tutti questi fenomeni sono anche legati alla quantità assunta durante la giornata; perciò c’è un ampio consenso tra gli studiosi che la dose delle tre tazzine al giorno debba essere la massima consentita anche nelle persone sane.

Esistono poi delle categorie di individui alle quali è controindicato l’uso del caffè anche in piccole dosi: coloro che sono affetti da scompenso di cuore o che hanno aritmie, gli ipertesi, chi ha difficoltà digestive, gastrite, duodenite, malattia da reflusso, colite, infiammazioni della prostata o della vescica. C’è inoltre un mito da sfatare. Molti credono che la caffeina crei dipendenza.

In realtà non è così . L’astinenza da caffeina è caratterizzata in genere da una cefalea di entità più o meno grave, stanchezza o sonnolenza. Normalmente questi sintomi non durano più di uno o due giorni. Una curiosità: la caffeina è una sostanza inserita nell’elenco di quelle dopanti, per cui gli atleti non devono abusare di caffè prima delle gare.

Il dec

Dunque è una bevanda gradevole, che rappresenta anche un momento di socializzazione o di pausa durante il lavoro. Ci sono, tuttavia, delle precauzioni da usare, soprattutto quelle legate alla dose: infatti molte persone, per i motivi più vari, ritengono che sia una bevanda del tutto priva di rischi per la salute. Nulla di più sbagliato perché, come dicevano gli antichi farmacisti, “non è la sostanza, ma la dose, che fa il veleno”.

Comunque, esiste sempre la soluzione di assumere il caffè decaffeinato. Questo ha un contenuto di caffeina pari al 2% del caffè normale dando così delle sufficienti garanzie di sicurezza.

Uno studio presentato nel 2005 al più importante congresso di cardiologia nel mondo aveva prospettato una possibile pericolosità per il cuore da parte di questa bevanda accusata di aumentare i livelli di colesterolo “cattivo”, ma questi dati non hanno trovato successivamente delle conferme certe. Resta però il fatto che il caffè, anche se decaffeinato, può ugualmente agire come irritante a livello dello stomaco ed in questi casi deve essere evitato.

La scoperta

Dec naturale

Una interessante prospettiva è rappresentata dalla scoperta, e dalla recente valutazione della mancanza di effetti negativi sull’uomo, di una pianta di caffè decaffeinato naturale: la Coffea charrierana. L’uso di questo tipo di caffè ci metterebbe al riparo da ogni ragionevole dubbio, l’unico problema è che tale arbusto non è ancora coltivato in quantità sufficienti a soddisfare il fabbisogno mondiale, ma è ormai questione di pochissimi anni per avere questa importante novità disponibile sugli scaffali dei supermercati.

La caffeina negli alimenti

In una tazzina di caffè espresso (45-60 millilitri) ce ne sono circa 80 milligrammi, in una tazza di caffè americano “percolato” o filtrato (200 millilitri circa) da 80 a 175, in una tazza di tè (180 millilitri) da 20 a 75 milligrammi, a seconda della qualità e del tempo d’infusione. In una lattina di coca cola 35-40 mg.