E in Italia arrivano i fagiolini del deserto

Scritto da Daniel Pescini |    Maggio 1999    |    Pag.

Acqua per il Burkina
Nella lingua locale il suo nome significa "Terra degli uomini onesti": è il Burkina Faso, uno degli stati più arretrati del mondo. Si trova in Africa, lungo il sahel, la sponda meridionale del Sahara, dove il vento secco e polveroso e il sole implacabile e rovente inaridiscono la terra, rendendola improduttiva. Manca l'acqua in Burkina Faso, e il deserto minaccia di prendersi anche i campi coltivati a miglio e a sorgo, gli unici cereali che possono resistere in regioni tanto aride. Non stupisce, quindi, che proprio in questo paese (classificato dall'Onu tra i 25 stati più poveri della terra, quelli per i quali è stato coniato il termine "Quarto Mondo") abbia potuto svilupparsi un progetto di solidarietà e cooperazione internazionale lanciato dal Movimento Shalom di San Miniato, che vede impegnate anche Unicoop Firenze e Coop Italia.
Il progetto "Acqua per il Burkina", partito quattro anni fa, ha reso possibile la perforazione di molti pozzi, che riforniscono d'acqua numerosi villaggi burkinabè. "Quando arrivammo per la prima volta in Burkina i problemi più impellenti erano l'acqua, le scuole e l'assistenza medica - ricorda Mario Dainelli, del Movimento Shalom -. Avremmo potuto costruire centinaia di pozzi uno dopo l'altro, ma dopo poco tempo sarebbero divenuti inservibili. Invece abbiamo scelto la strada più difficile, più rischiosa e più costosa: insegnare al popolo burkinabè come realizzare, da soli, un pozzo. Solo così si può fare cooperazione e al tempo stesso rispettare le culture con cui ci troviamo a collaborare, e solo così si può salvaguardare la valenza culturale della cooperazione internazionale, che molto spesso passa in secondo piano rispetto agli aspetti economici".
Il progetto è attivo dal 1995. Con una scavatrice idraulica si perfora il terreno alla ricerca dell'acqua. Una volta realizzato, il pozzo viene fatto funzionare da una pompa manuale. Sia l'efficienza della trivella che dei pozzi, però, dipende da una costante manutenzione, che richiede conoscenze e mezzi che in Burkina non esistono. Nelle zone dove non ci sono i pozzi, le donne si svegliano al mattino e si mettono a cercare l'acqua. Quando trovano una polla di acqua terrosa riempiono il proprio recipiente e, verso sera, ritornano a casa. In una giornata possono arrivare a percorrere anche 25 chilometri a piedi.
In Burkina, se succede qualcosa, occorrono settimane per sostituire un pezzo meccanico della trivella che si è rotta. A rendere la situazione ancora più complicata ci sono la sabbia e il vento del deserto, che logorano i mezzi della cooperazione a un ritmo incredibile; mezzi che già sono sottoposti a prove terribili, dovendo sopportare temperature elevatissime e perforare strati di durissimo granito.
Il ruolo di Coop nel progetto "Acqua per il Burkina" è stato quello di contribuire finanziariamente all'impresa, di utilizzare i propri punti vendita per promuovere l'iniziativa e di acquistare i prodotti coltivati in Burkina (come i fagiolini), stimolando la crescita economica del paese. Oggi, a quattro anni di distanza dai primi interventi, il progetto ha assunto diverse forme. Oltre a cercare di risolvere il problema dell'acqua è possibile far frequentare la scuola ai bambini del Burkina tramite l'adozione a distanza, mentre, per affrontare i problemi più urgenti relativi all'assistenza medica, è in via di realizzazione un padiglione di radiologia. Tutto ciò è già molto ma non può che essere l'inizio, in un paese dove c'è un medico ogni 56 mila abitanti (in Italia ne abbiamo uno ogni 345) e dove il tasso di analfabetismo è dell'87 per cento.