Come, quando e quanto annaffiare le piante: i consigli dell'esperto

Scritto da Càrola Ciotti |    Giugno 2010    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Per il benessere di piante, fiori e alberi, un elemento di vitale importanza è senza dubbio rappresentato dall'acqua. Conoscere le necessità idriche delle varie specie, le caratteristiche dell'acqua che utilizziamo e i metodi per somministrarla, aiuta moltissimo a mantenere la salute e la bellezza degli esemplari che coltiviamo.

Affrontiamo l'argomento con Paolo Galeotti, giardiniere di grandissima esperienza e sensibilità, che presta la sua preziosa opera in alcuni tra i più importanti giardini e parchi storici del nostro Paese.

«Il bravo giardiniere - puntualizza Galeotti - considera le piante come entità viventi, quindi sa che, come per gli esseri umani o gli animali, le esigenze di nutrimento e idratazione, sono innanzitutto soggettive. Dobbiamo essere in grado di capire i segnali che le singole piante ci inviano - prosegue Galeotti - e intervenire per ognuna nel modo appropriato».

 

In inverno

Volendo stabilire regole generali di comportamento, potremmo affermare che la stagione, la posizione della pianta, la temperatura dell'acqua e il tipo di terreno sono elementi fondamentali da considerare attentamente per una corretta valutazione delle necessità idriche.

«In inverno, di solito, si riduce moltissimo la frequenza delle innaffiature, perché è più freddo, perché molte piante sono a riposo e per la presenza di più abbondanti precipitazioni atmosferiche; ciò vale - spiega Galeotti - soprattutto per le piante in piena terra e che perdono le foglie: queste, nella maggior parte dei casi, sono in grado di sopravvivere bene da sole e la pioggia è sufficiente a soddisfare le loro esigenze. Nel caso di piante in vaso è necessaria qualche attenzione in più e dovremo avere cura di innaffiarle nelle giornate ventose, considerato che il terreno si asciuga molto; possibilmente, evitiamo di fornire acqua quando è molto freddo o nelle ore pomeridiane».

In inverno, infatti, si consiglia di irrigare in tarda mattinata, con acqua a temperatura ambiente, non ghiacciata; questo consentirà alle radici di espellerne la quantità in eccesso durante al giornata, in modo da non farle gelare durante la notte.

 

In estate

La stagione estiva è invece il periodo in cui occorre curare con quotidianità l'innaffiatura delle piante in vaso. Le temperature sono alte, il sole è molto caldo e le necessità aumentano.

«Le ore serali sono le più indicate per compiere questa operazione, che - suggerisce Paolo - va effettuata con calma e precisione».

La quantità d'acqua è importante, così come la temperatura; in quantità insufficiente rischia di far "ribollire" il terreno; troppo calda, danneggia le radici (se la gomma per annaffiare è collocata sotto il sole è bene non utilizzare la prima acqua che esce, ma farla scorrere, per riportarla a una temperatura accettabile).

Inoltre, le piante che vivono da anni nello stesso vaso, presentano un apparato radicale molto voluminoso; ciò non consente alla pianta di trattenere la quantità sufficiente di acqua. In questi casi, sarà necessario effettuare un'innaffiatura abbondante, anche in "due tempi". Le piante in piena terra, invece, richiedono unirrigazione molto ricca e abbondante una volta a settimana, due se il clima è davvero torrido.

 

Tipologia del terreno

Le caratteristiche del substrato in cui le nostre piante vivono, inoltre, determinano necessità idriche differenziate; un terreno argilloso, si sa, è più compatto e trattiene più umidità: in questo caso, utilizzeremo meno acqua che in terreno più "sciolto" e leggero, a base di torba; questo è forse da preferire, perché il drenaggio è maggiore e gli eccessi scorrono via naturalmente, senza dar luogo a ristagni, sempre causa di problemi per l'apparato radicale.

Secondo l'esperienza di Paolo Galeotti annaffiare a mano, con i sistemi tradizionali, è la migliore soluzione: l'esperienza ci farà capire le esigenze di ogni pianta, piccola o grande, giovane o vecchia, posta al sole o all'ombra, e ci consentirà di intervenire in modo adeguato.

 

Piccoli trucchi

Esistono, comunque, molti piccoli accorgimenti in grado di aiutarci a eseguire correttamente questa semplice ma delicata operazione. Un vecchio sistema, a esempio, consiste nel "battere il vaso" (ciò è possibile solo con i contenitori di terracotta, di medie o grandi dimensioni, migliori in ogni caso rispetto ai vasi di plastica): con un martelletto, si batte a metà del vaso e si ascolta il suono prodotto; se sentiamo un suono sordo e cupo significa che non è necessario innaffiare; se, al contrario, si ode un suono profondo e vuoto, bisogna dare acqua.

Con i vasi di plastica, invece, basta fare un buchetto con le dita, a 5-6 cm di profondità, per rendersi conto se il terreno è umido o no. Un altro segnale sicuro di necessità di acqua sono le foglie appassite; ancora, prendendo una foglia tra le dita e piegandola si può capire se la pianta ha sete o no: se la foglia si spezza non annaffiare; se, al contrario si piega senza rompersi è il momento di dare acqua. Un sistema simile, utile in special modo per i giovani alberi da frutto, consiste nel tastare un frutto semi-acerbo: se risulta duro non annaffiate, se è morbido sì!

 

Sistemi d'irrigazione

Nei momenti in cui siamo lontani da casa, i vari sistemi automatici di irrigazione, molto in voga specie nei grandi giardini, possono esserci utili. Per periodi di assenza brevi - due, tre giorni al massimo - possono andare benissimo, per le piante in vaso, le capsule pronte da inserire nel terreno oppure, allinsegna del fai da te, le comuni bottiglie in plastica, riempite d'acqua, da infilare nel terreno capovolte.

Molte, poi, sono le tipologie degli impianti di irrigazione automatica - statici o dinamici - tra i quali scegliere: a goccia, con ala gocciolante, a spruzzo... ma non è semplice trovarne uno che soddisfi le esigenze di specie diverse. In ogni caso, sono adatti solo per piante in piena terra. Sarebbe bene affidarsi non solo a un tecnico esperto per il montaggio, ma anche a un giardiniere che possa impostare la regolazione dell'acqua e calcolarne la quantità adatta, per ogni specie di pianta presente in giardino.


Acqua
Piovana è meglio

Per ciò che riguarda le caratteristiche dellacqua da utilizzare, va detto che quella di sorgente, o del pozzo, risulta spesso troppo calcarea (le piante acidofile, per esempio, ne soffriranno certamente, manifestando un ingiallimento delle foglie); sarebbe opportuno, inoltre, effettuare esami annuali dell'acqua per controllarne il grado di salinità.

Chi abita fuori dai grandi centri abitati e lontano da zone industriali, potrà recuperare lantica abitudine di raccogliere lacqua piovana, un tempo considerata autentica ricchezza e la migliore in assoluto per lirrigazione di orti e giardini.

 


L'intervistato è Paolo Galeotti, giardiniere,curatore e restauratore di giardini e parchi storici

Fotografie di Federico Magonio


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