Il culto di Santa Reparata a Firenze

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2009    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Capita spesso, parlando di rievocazioni o di tradizioni toscane, di imbatterci in un fatto storicamente documentato al quale, con il passare del tempo, si è aggiunto l'evento leggendario. Siamo a Firenze nell'anno 406. La città è assediata dall'esercito dei goti comandati da Radagaiso quando, da sud, si profilano le lance, i vessilli e i cavalli dell'esercito romano guidato da Stilicone. La battaglia è cruenta ma la città è salva da una possibile distruzione. La sera stessa del giorno della liberazione, il 23 agosto, i fiorentini, alzando gli occhi al cielo, possono vedere librarsi in aria Santa Reparata mentre sventola la bandiera con il giglio fiorentino. Ecco chi è la vera salvatrice della città: è lei, la santa chiamata anche Liberata.

Una santa peraltro che poco o niente aveva a che fare non solo con Firenze ma con l'Italia intera. Vissuta nel terzo secolo in Palestina o in Siria, la sua memoria e il suo culto furono forse introdotti a Firenze dai mercanti mediorientali - lo testimoniano alcuni frammenti lapidei tuttora presenti nella chiesa di Santa Felicita - che vissero e intessero i loro commerci sulle rive dell'Arno a partire dai primi secoli dell'era cristiana. La venerazione di questa santa, vergine e martire, era così sentita che fu deciso - nei primi decenni dell'VIII secolo - di dedicare alla sua memoria la chiesa che si stava costruendo proprio dove ora sorge la cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Passano i secoli; Firenze cresce e si trasforma ma non si affievolisce l'amore e la stima per la Santa. E quando fu deciso che anche nella città del giglio si corresse un bravìo (o palio), lo si volle organizzare l'otto di ottobre, giorno dedicato alla venerazione di Reparata che, insieme a San Giovanni Battista, era la patrona della città. E per alcuni secoli in quel giorno a Firenze si è svolta una corsa di cavalli che vedeva come protagonisti i rappresentanti dei sestieri in cui era divisa la città. Ne accenna anche Dante Alighieri, che fa dire al suo trisavolo Cacciaguida:

...io nacqui nel loco
dove si trova pria l'ultimo sesto
da quei che corre il vostro annual gioco.
(Paradiso, XVI, 40-42)

Con il trascorrere del tempo, la tradizione della "Corsa dei Barberi" fu mantenuta e anzi ampliata a più gare con diverse modalità e itinerari. Lo storico fiorentino Pietro Gori ne ha registrate addirittura sette in un solo anno, anche se la principale era ormai diventata quella che si correva per il giorno di San Giovanni e aveva come partenza il ponte sul Mugnone, tuttora chiamato Ponte alle Mosse in ricordo di quelle lontane gare.

I cavalli entravano in città attraverso Porta al Prato, imboccavano Borgo Ognissanti, Via della Vigna, attraversavano il ghetto (oggi Piazza della Repubblica), poi il Corso e Borgo degli Albizi per terminare davanti alla chiesa di San Pier Maggiore. Un percorso di circa due chilometri, praticamente senza una curva. Ma non mancavano le difficoltà. Narrano le cronache dell'epoca che il pericolo maggiore era costituito dall'angustia di molte strade e dalla strabocchevole partecipazione della gente che si accalcava ai bordi.

L'ultima gara fu effettuata nel 1858. Con la seconda guerra d'Indipendenza e la cacciata dalla Toscana del granduca Leopoldo II, cala il silenzio su questa e tante altre manifestazioni della tradizione e del folclore locale.

Negli ultimi anni del secolo scorso si era tentato di riprendere l'antica usanza pur con caratteristiche del tutto differenti. Innanzi tutto, niente cavalli ma podisti lungo un itinerario che ricalcava la corsa più vetusta, appunto quella in memoria di Santa Reparata. La partenza veniva data da Porta Romana (all'epoca Porta San Pier Gattolini) e l'arrivo era previsto davanti al Battistero e al palazzo vescovile. Defunta anche questa iniziativa, attualmente la ricorrenza viene celebrata con un corteo in costume che, l'otto di ottobre, sfila da Palagio di Parte Guelfa fino alla cattedrale dove è prevista la cerimonia dell'"Offerta dei Ceri".

Qualcuno si è domandato: sarebbe possibile oggi ridare vita a quella antichissima tradizione della Corsa dei Barberi? A questa domanda già rispose nell'anno 1926 il citato storico Pietro Gori il quale affermò con decisione: "Sicuramente sì! Nihil volenti impossibile!" Alla successiva domanda su come evitare disastri al passaggio dei cavalli in corsa sfrenata lungo strade strette come il Corso o Borgo degli Albizi, egli rispose con altrettanta sicumera: "Agendo quattrocentescamente e fascisticamente, tutto sarebbe a posto. Un bando che dicesse chiaramente: ‘Il pubblico si guardi! Chi muor, muore!' sarebbe il balsamo della Maddalena. Col manganello e colle buone maniere si ottiene tutto! Volere è potere!"

Info: Ufficio delle tradizioni popolari fiorentine, tel. 0552616049

San Miniato

Il palio dei paperi

Sono quasi venti anni che a Balconevisi, piccolo e solare borgo nel comune di San Miniato, si organizza un palio che più comico, ironico e buffo non si può. Dopo i mille palii a cavallo, a dorso d'asino, con i carretti, a piedi o con le gambe nel sacco, ecco inventato il Palio dei Paperi. Si dice che nelle colline pisane il papero - che è il maschio dell'oca - cresca su bene, rigoglioso e con un bel piumaggio bianco come la neve. E quando si avvicina l'autunno, le massaie (qualcuna sembra ci sia ancora), adocchiano i quattro esemplari più atletici che verranno poi destinati a competere in una pazza corsa, la seconda domenica del mese, dall'itinerario mai certo e della lunghezza di non più di una cinquantina di metri.

Nonostante la popolazione attuale non superi le trecento unità, il paese è diviso in quattro rioni - Buecchio, Fondo di Scesa, Borgo e Fornacino - ognuno dei quali mette sul nastro di partenza un papero con dietro un ragazzino sui dieci anni che dovrà, senza mai toccare l'animale, in qualche modo convincerlo e spronarlo a tagliare il traguardo senza troppe digressioni e deviazioni, ma soprattutto, prima degli altri concorrenti. Impegno assai arduo ma dai risvolti esilaranti che suscitano negli spettatori grande ilarità.

Al termine della gara, i meritati riconoscimenti: i primi tre classificati vengono fatti accomodare su un ipotetico podio. Al quarto è riservato... il classico pentolone.

Info: 057142745