Frizzanti e analcoliche, da consumare con moderazione perché ricche di zuccheri

Scritto da Alessandra Pesciullesi |    Luglio-Agosto 2017    |    Pag. 19

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare, lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme a Monica Galli, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

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Sono definite per legge “bibite analcoliche frizzanti”; analcoliche perché la presenza di alcool non è superiore all’1% del volume e frizzanti per la presenza di anidride carbonica, gas responsabile delle bollicine che sollecitano le papille gustative: conferisce un gusto acidulo e svolge una buona funzione conservante.

La storia: la loro nascita si può datare alla fine del 1700, quando il chimico Priestley scoprì come addizionare l’anidride carbonica all’acqua, ma solo alla fine del 1800 si ebbero le prime produzioni di bibite frizzanti aromatizzate. Nel 1886 ad Atlanta (USA) il farmacista John S. Pemberton inventò la formula della Coca Cola: all’inizio proposta come preparazione galenica, in seguito mescolata con acqua frizzante divenne la Coca Cola moderna. Nel 1898 nacque, sempre negli USA, la Pepsi Cola, grazie al farmacista Caleb Bradham. In Europa, intorno al 1870, l’azienda Schweppes lanciò l’acqua tonica, bibita rinfrescante contenente chinino, con il caratteristico gusto dolce-amaro. Nello stesso periodo nacquero in Italia le prime gassose al limone e la cedrata della Tassoni; l’aranciata e il chinotto San Pellegrino nacquero nel 1932, mentre l’aranciata Orangina fu inventata nel 1936 da un farmacista spagnolo, che però cedette i diritti a L. Beton che la portò al successo. La Fanta nacque nel 1940 in Germania, da un imbottigliatore che, non potendo importare lo sciroppo di Coca Cola durante la guerra, convertì l’attività nell’imbottigliamento di bibite alternative. Nel dopoguerra il marchio fu poi acquisito da Coca Cola. Negli anni ’80 apparvero le prime formulazioni di bibite light e le cole decaffeinate, mentre negli anni ’90 arrivarono sul mercato i nuovi energy drinks e alcune bibite vitaminizzate.

Contenuto e classificazione: ingrediente di base è l’acqua, potabile o minerale, miscelata a succo o estratto di frutta, essenze, zucchero e additivi consentiti dalla legge. Solo per le bibite vendute con il nome di frutta a succo (aranciate, limonate) è obbligatoria la presenza di almeno il 12% di succo. Dato lo sviluppo continuo di prodotti, è difficile fare una classificazione rigorosa: oltre alle bibite a base di succo, si hanno quelle con nomi di fantasia come le cole, le acque toniche, gli aperitivi analcolici, le spume. Ci sono poi le gassose, bibite incolori fatte con acqua, zucchero, acido citrico o tartarico ed essenza di limone, senza coloranti. Molto usate anche le bibite a base di frutta non a succo, come la cedrata, il chinotto, i lemon-lime, per le quali non è stabilita per legge la percentuale minima di frutta da aggiungere. Le più recenti sono le bibite dietetiche ipocaloriche, dove lo zucchero è sostituito da edulcoranti naturali o di sintesi, mentre recentissime sono le acque aromatizzate o arricchite di sali minerali, vitamine e/o acidi organici, senza zuccheri aggiunti.

Valore nutritivo: nel migliore dei casi è scarso, più spesso è nullo; non sono da confondere con i succhi di frutta né con l’acqua minerale. Sono ipercaloriche per l’alto contenuto di zuccheri semplici che stimolano l’appetito, sequestrano l’acqua non rendendola disponibile per i tessuti, provocano aumento del livello ematico del glucosio e predispongono al diabete e all’obesità. Gli aromi, i coloranti e anche i sostitutivi dello zucchero sono usati nelle dosi consentite, ma sono sostanze chimiche il cui impiego è legato a precise dosi massime di sicurezza, facili da superare con l’uso quotidiano. Inoltre il consumo eccessivo di caffeina, presente in alcune, provoca mal di testa, aritmia cardiaca e insonnia, mentre le sostanze acide, come l’acido citrico o tartarico, favoriscono disturbi digestivi e la decalcificazione ossea.

Istruzioni per l’uso: fiumi di dati scientifici ne correlano l’uso quotidiano con molte patologie, quindi è fondamentale usarle con cautela e mai tutti i giorni. Non proporle ai bambini a tavola al posto dell’acqua e darsi un limite settimanale. Preferire quelle dove lo zucchero è inferiore a 8 g/100 ml e con l’elenco degli aromi più corto possibile.






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