Scritto da Giovanni Lombardi |    Gennaio 2000    |    Pag.

Docente e direttore del periodico "Il segno di Empoli" E' nato e vive a Empoli. Giornalista professionista dal 1959, è stato docente negli Istituti Superiori e all'Università di Firenze. Critico teatrale e direttore artistico del Teatro Shalom di Empoli. Fra le sue opere, il volume "Agenda d'incontri", edito da Polistampa.

Dov'è
A tavola coi letterati
che si mangia bene? "Da Sciabolino", è la risposta che viene quasi spontanea per chi a Empoli intende ancora gustare la cucina toscana, le bistecche, gli antipasti campagnoli e il vino brillante del Chianti. E' una trattoria centenaria, piena di storia e di ricordi, situata in riva al torrente Orme e punto di ritrovo per trascorrere ore di gaia convivialità arricchite dai profumi degli arrosti.
All'inizio era nato come fiaschetteria, poi si è trasformato in una bottega di generi alimentari e infine in una trattoria di campagna, col fascino del verde e delle colline circostanti. Eppure in quelle stanze modeste, con i mattoni rossi e le vecchie stampe alle pareti, si erano fermate la cronaca e anche la storia: la cronaca con momenti di aggregazione popolare, con incontri quotidiani, ritrovi di gente a cui un tempo piaceva fare quattro chiacchiere davanti a un bicchiere di vino. E anche la storia, perché Sciabolino ospitò per diversi anni la giuria del premio letterario Pozzale: ai suoi tavoli si alternarono Luigi Russo, Carlo Salinari, Romano Sbilenchi, Leonida Repaci, Sibilla Aleramo, Ernesto Ragionieri, Adriano Seroni, Bruno Scacherl, Sergio Antonielli, Renato Viganò e attori, concertisti, registi. Una galleria qualificata di personaggi che sapevano gustare non soltanto la buona cucina, ma anche l'accoglienza di Sciabolino, figura popolarissima per la sua verve, per il suo brio, ma soprattutto per la generosità e la coerenza di antifascista convinto e di uomo di sinistra che non temeva rappresaglie. Era orgoglioso di ospitare "i migliori cervelli d'Italia", come era solito dire, e agli illustri commensali portava le pietanze più genuine accompagnandole con una lezione di gastronomia nata dalla gavetta. Il suo ricordo, a distanza di 25 anni dalla scomparsa, è rimasto acceso per una sorta di trasmissione orale tra generazioni: oggi sono la figlia e i nipoti a proseguire, con criteri ammodernati, l'eredità lasciata loro dall'indimenticato Sciabolino, entrato meritatamente nell'immaginario collettivo come testimone di un'epoca.