Una petizione popolare per liberalizzare il mercato dei farmaci. La raccolta di firme partirà a metà gennaio

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È una battaglia contro un mercato chiuso e protetto,
per la tutela del potere d'acquisto dei cittadini. E tutti avranno la possibilità di dare la propria adesione firmando, a partire dalla seconda metà di gennaio, la petizione relativa al Progetto di legge di iniziativa popolare per la liberalizzazione della vendita dei farmaci. Ad oggi, come si sa, questi prodotti possono essere venduti solo nel circuito delle farmacie e la legislazione ostacola la libera concorrenza. A farne le spese sono i cittadini italiani che pagano prezzi alti, spesso molto superiori agli altri paesi europei.

Qualche cifra su quanto paghiamo per la nostra salute: quindici anni fa una famiglia spendeva in media 690 euro all'anno, nel 2004 (a prezzi costanti) l'esborso medio è praticamente raddoppiato, attestandosi a 1.102. E in questo budget la spesa per i prodotti medicinali e farmaceutici è lievitata più di ogni altra.

La vendita dei medicinali da automedicazione e da banco (detti Otc e Sop) privi di prescrizione medica anche al di fuori del circuito delle farmacie consentirebbe una riduzione di prezzo dal 25% al 50%. Secondo uno studio dell'Ote (Osservatorio della terza età) l'apertura in Italia di solo 1000 farmacie nella grande distribuzione garantirebbe un risparmio da 100 a 150 milioni di euro ai cittadini che comprano le medicine di tasca propria.

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Come sono classificati i farmaci?

In Italia i farmaci si dividono in due grandi categorie: la classe "a", quella cioè che comprende tutti i farmaci essenziali e per malattie croniche, i cui costi sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, e la classe "c" in cui rientrano tutti i farmaci integralmente a carico del cittadino. All'interno di questa fascia si distingue poi tra farmaci che hanno bisogno della prescrizione medica e quelli che invece possono essere venduti senza ricetta: i farmaci da banco o da automedicazione (i cosiddetti Otc e Sop).

Come sono regolati i prezzi?
Il prezzo dei farmaci a prescrizione medica è amministrato e sorvegliato dallo Stato. Per i medicinali di classe "a" su ciascun euro pagato dallo Stato per l'acquisto di un farmaco 66,65 centesimi vanno all'azienda produttrice, 6,65 al grossista e 26,70 centesimi al farmacista. Per i medicinali di classe "c", con prescrizione medica, è stato bloccato il prezzo massimo fino a gennaio 2007, con revisione biennale. Il prezzo sulle specialità Otc-Sop invece è libero purché unico su tutto il territorio nazionale. È stata recentemente riconosciuta alle farmacie la facoltà (non è un obbligo) di praticare sconti fino al 20% sul prezzo di vendita al pubblico di questi medicinali.

Quanto spendono gli italiani per le medicine?
Nel 2004 la spesa complessiva per l'acquisto di farmaci da parte del Servizio sanitario nazionale (Stato e Regioni) e da parte dei privati cittadini ha superato i 19.000 milioni di euro. Poco meno di un terzo, circa 5.700 milioni di euro, è stato speso direttamente dai cittadini per l'acquisto di farmaci di classe "c".

Quanto è aumentato il costo dei farmaci?
Nel 2003 ben il 40% dei farmaci di classe "c" ha subito aumenti di prezzo, talvolta quasi stratosferici. Alcuni di questi, spesso i più richiesti, sono cresciuti del 195%, mentre altri hanno avuto rincari superiori al 10% (Fonte: ministero della Salute - Federfarma). Il motivo è che negli ultimi due anni lo Stato è intervenuto più volte per cercare di contenere la spesa farmaceutica a suo carico. L'effetto è stato che in alcuni casi le aziende hanno trasferito sui farmaci di classe "c" i mancati introiti per gli sconti imposti dal Governo su quelli di classe "a". Il risultato? Tra il 2000 e il 2004 gli italiani hanno comprato a proprie spese meno confezioni di medicine (il 12,8% in meno), ma hanno speso sensibilmente di più. Ciò significa che i prezzi delle singole confezioni sono aumentati a un punto tale da neutralizzare il calo della domanda.

Che fine fa il farmacista?
Con la liberalizzazione del mercato non spariranno né farmacisti né farmacie. Queste ultime resterebbero comunque gli unici luoghi deputati alla vendita dei farmaci di fascia "a" e di fascia "c" che prevedono l'obbligo della prescrizione medica, vale a dire del 90% del totale dei farmaci venduti in Italia.
Il farmacista resta il principale protagonista della vendita dei farmaci anche nei punti vendita esterni al circuito tradizionale, perché il loro acquisto richiede un'assistenza qualificata. Coop infatti propone di organizzare all'interno della propria rete di vendita specifici spazi che riuniscano tutti i prodotti farmaceutici e parafarmaceutici collegati al mondo della salute e del benessere.
La figura del farmacista dipendente assumerebbe un ruolo fondamentale: un utile punto di riferimento per educare al consumo consapevole dei prodotti farmaceutici e parafarmaceutici, per prevenire eccessi o abusi nei consumi, e per suggerire - quando è il caso - l'uso di farmaci equivalenti e meno costosi. Questo nuovo circuito permetterebbe anche l'assunzione di molti farmacisti laureati che non trovano sbocco sul mercato del lavoro, viste le restrizioni imposte per legge all'apertura di nuove farmacie: in Italia ci sono oltre 60 mila farmacisti e solo 17.352 farmacie.

Come è regolato il mercato dei farmaci in Europa?
Accanto a paesi come l'Italia e la Francia in cui la vendita è consentita solo all'interno delle farmacie, ne esistono altri con regole più permissive. Nei paesi anglosassoni (dove vige la stessa situazione che in Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda) e in quelli scandinavi la vendita si effettua anche al di fuori delle farmacie; è ammessa anche quella via internet e per posta. La legislazione della Spagna prevede che in alcuni supermercati esistano i reparti farmacia. In Germania, infine, c'è una distinzione tra prodotti da banco come l'aspirina, che si può vendere solo in farmacia, e altri medicinali, come gli antisettici, i calmanti della tosse, le vitamine a basso dosaggio, che si possono dispensare anche negli oltre 27 mila drugstores. Anche il Portogallo la scorsa primavera ha deciso di prendere la strada della liberalizzazione del commercio dei farmaci Otc.
In Gran Bretagna la legge permette ai supermarket, ai grocery stores e ad altri negozi simili di vendere i cosiddetti Gsl, General Sale List. Si tratta di medicinali da banco, tra cui anche medicinali a basso dosaggio, che rientrano nella categoria degli analgesici e rimedi sintomatici. Dopo quattro anni di liberalizzazione parziale del mercato si è ottenuta una riduzione media dei prezzi dei farmaci che si aggira intorno al 30%.
La vendita dei farmaci da banco in Olanda è permessa nei supermarket solo se sono dispensati da farmacisti. La quota di mercato raggiunta dai supermarket, dal 2001 ad oggi, è arrivata al 42%.



Prezzi a confronto
Costo effervescente

Per lo stesso prodotto in Italia si spende fra il 20 e il 100% in più rispetto agli altri paesi europei. Alcuni esempi: Aspirina - In Italia sciogliere in un bicchiere d'acqua una compressa di aspirina effervescente costa 0,20 euro. In Olanda, invece, se compriamo la confezione in un drugstore spendiamo 0,16 euro e se la compriamo nei supermercati il prezzo scende a 0,13 euro. Nei supermercati inglesi il prezzo di una compressa è 0,14 centesimi.

Voltaren emulgel - Questa pomata antinfiammatoria per unità di dose in Italia si paga 0,16 euro, mentre nella grande distribuzione inglese 0,11. Se ci spostiamo in Spagna costa solo 0,08 centesimi e in Germania 0,072. In Francia (paese dove per altro la liberalizzazione dei farmaci non c'è) lo troviamo a 0,11 euro e in Olanda il costo sale a 0,12 (drugstore).

Dati tratti da un'inchiesta giornalistica realizzata dall'agenzia di stampa Ansa in collaborazione con il Movimento dei consumatori.


IL PROGETTO DI LEGGE
Solo quattro articoli

Ecco, sintetizzato, il testo del Progetto di legge di iniziativa popolare promosso da Coop. Il Progetto di legge verrà presentato al Parlamento accompagnato da 50.000 firme di cittadini. Una petizione viene proposta alla firma dei consumatori nei punti vendita Coop per chiedere al Parlamento un rapido esame del Progetto di legge ed il suo effettivo recepimento.

Art. 1 - La presente legge promuove la concorrenza, tutela gli interessi economici dei consumatori, migliora la distribuzione dei farmaci non soggetti a ricetta medica.

Art. 2 - Gli esercizi commerciali hanno titolo a porre in vendita i farmaci previsti dalla presente legge.

Art. 3 - La vendita, consentita durante l'orario di apertura dell'esercizio commerciale, è effettuata in una parte della sua superficie ben definita e distinta dagli altri reparti, con l'assistenza di un farmacista abilitato all'esercizio della professione ed iscritto al relativo ordine.

Art. 4 - Lo sconto sul prezzo indicato nella confezione è liberamente determinato dal distributore al dettaglio per singolo farmaco, è esposto in modo leggibile e chiaro e praticato a tutti gli acquirenti. Sono vietati i concorsi e le operazioni a premio, le vendite straordinarie e quelle sottocosto.