Come rilassarsi dopo una giornata di mare

Scritto da Maurizio Fanciullacci |    Luglio 1999    |    Pag.

Giornalista

A pesca di notte
C'è un modo per sfuggire alla solita passeggiata sul lungomare, alla folla appiccicaticcia del dopo sole. Un modo semplice e divertente, che con un po' di fortuna può fruttare una mangiata da leccarsi i baffi: la pesca notturna. Basta un minimo di attrezzatura, tanta pazienza e qualche consiglio utile e si è pronti a lanciare l'esca dalla spiaggia, dagli scogli, da moli e porticcioli, quando non ci sono né bagnanti né motoscafi, e il pesce si avvicina alle rive.
La pesca dalla spiaggia è la più rilassante, quella che si può fare anche in compagnia, comodamente seduti. Basta stare con il naso all'insù. Con lo sguardo, attento ma non fisso, sulla vetta di una canna, dove è stata posta una barretta fosforescente, la star light. Dopo aver lanciato l'esca, la canna, lunga tre o quattro metri e munita di mulinello, deve essere piazzata in verticale, piantata alla meglio sulla sabbia, infilata in un apposito puntale. La lenza, 0,15-0,35 di diametro, è appesantita con un piombo scorrevole dal peso di 30 grammi in su e può avere all'amo esche vive o artificiali. Le prime, l'arenicola, l'americano e il coreano, sono facilmente reperibili nei negozi di sport dei posti di mare e sono più appetite di quelle artificiali. A seconda della bravura del pescatore, e della pesantezza della piombatura, la lenza viene lanciata al largo e si va ad adagiare sul fondo sabbioso. Il filo rimane in tirare e la vetta della canna, illuminata dalla star light, in tensione e immobile. Fino a quando il pesce abbocca e tirando il filo fa smuovere il vettino. Il recupero immediato della lenza consente di "spiaggiare" la preda. L'importante è ricordarsi di portare con sé una bella lampada, a gas o elettrica, o quelle luci a batteria che, fissate alla testa come quelle dei chirurghi, consentono di illuminare dita e attrezzi. E una luce, la più pratica possibile, è indispensabile se si pesca dagli scogli. Qui occorre una canna fissa, o con il mulinello, e una lenza con il galleggiante provvisto di un'asta star light. Più fine e leggera è la lenza, più piccoli sono l'amo e l'esca - si può usare anche il bigattino - e meglio è anche se, ovviamente, è più difficile lanciarla lontano dagli scogli. Si può pescare sul fondo o più in superficie. Nel primo caso le prede più ambite sono spigole, orate, mormore, triglie, saraghi. Muggini (ghiotti di una pastura profumata al formaggio) e boccaloni vengono più a galla.
Per non perdere il pesce tra gli scogli è sempre meglio avere pronto un guadino. Dal molo, soprattutto i principianti, pescano come dagli scogli. Ci sono meno pericoli e più comodità. Il consiglio migliore per chi inizia l'avventura è imparare dai pescatori più esperti. Che, in Toscana, sono tanti. La squadra del Comune di Firenze ha vinto il Pellicano d'oro e le qualificazioni per partecipare alla coppa dei campioni insieme ai più bravi pescatori del mondo.