Così Pio II volle restituire a nuova vita la sua Corsignano. Ma la città ideale non vide mai la luce

Scritto da Pier Francesco Listri |    Ottobre 2003    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

A misura di Papa
Sulle colline della Val d'Orcia,
in terra di Siena, Pienza è un unicum urbanistico, creato sei secoli or sono con l'intento di erigere una "città perfetta".
Il visitatore può ammirarvi nella Cattedrale non secondari capolavori come il fonte battesimale del Rossellino o, nella chiesa di San Francesco, la Madonna della Misericordia del Signorelli; oppure sostare nel fruttuoso Museo diocesano nella Casa dei Canonici. Ma un imprescindibile richiamo lo conduce verso un solo punto: piazza Pio II, perfetto teorema rinascimentale dello spazio e folgorante, superstite reperto di come doveva essere, ma non fu mai costruita, un'intera città.
La vollero tre volontà e tre ingegni, concordi in un progetto che nacque dall'ambizione dinastica di un papa, Enea Silvio Piccolomini, eletto al pontificato col nome di Pio II; si alimentò delle rinascimentali teorie architettoniche del genio dell'Alberti e trovò in Bernardo Rossellino un esecutore degno del committente.

A misura di Papa 2
Sul portico del Palazzo comunale,
nella piazza, una scritta dettata dal poeta Giovanni Pascoli dice: «nata da un pensiero d'amore e da un sogno di bellezza». Vi fu apposta nel 1904, in occasione di una sosta della regina Margherita, ed è un concetto per buona parte vero, reso più completo da quanto ha dettato poi lo scrittore Carlo Laurenzi: «in questo spazio c'è uno stato di grazia, il paradiso della ragione».
Di certo - basta sostarvi un poco, meglio quando è deserta - piazza Pio II è uno dei miracolosi riassunti, cielo, mura, aria, pietra, di che cosa s'intende per Rinascimento. Eppure, ortogonale al paese, questa piazza si compone - uniti da un bellissimo pavimento scandito e regolare - di appena quattro preminenti edifici: la Chiesa, Palazzo Piccolomini, Palazzo Ammannati e Palazzo Borgia, e di una vaghissima fonte.
Il resto rimane un sogno inimmaginabile ed incompiuto, mentre stupisce considerare che tanto miracolo fu costruito in appena tre anni e si concluse nel 1464, per la morte di chi l'aveva concepito.

Nacque la piazza dalla volontà di Enea Silvio Piccolomini, nobile nativo nell'antico borgo senese di Corsignano, che egli volle trasformare in un'ideale città perfetta. Umanista insigne, Enea era angustiato dalla fragilità del tempo e delle cose umane, perciò chiese ai maggiori ingegni dell'architettura del tempo di eternare nella pietra un'idea di bellezza vivibile, uno spazio a misura umana. Volle anche illustrare il proprio nome legandolo alla "sua" nuova città e cambiò il nome di Corsignano in quello di Pienza, che echeggiava il titolo pontificale, Pio II. Diplomatico e potente uomo di curia, poté dar corso al suo progetto una volta eletto papa, nel 1460; ma appena quattro anni dopo, in Ancona dove si trovava per guidare una flotta in una nuova crociata cristiana, morì improvvisamente.
Una solenne sua Bolla ammoniva che nessuno doveva mutare la forma della chiesa né, all'interno, alterare il candore nitido delle pareti e delle colonne con dipinti o quadri.

A misura di Papa 3
La piazza di Pienza
non è grande, è ortogonale alla città e i suoi edifici sono disassati, questo crea suggestioni prospettiche uniche, ribadite dalla scansione del bellissimo pavimento e accompagnate da due "aperture" spaziali, verso l'orizzonte della campagna, che sembrano altrettanti incredibili finestroni di luce.
Con la Chiesa, il Palazzo Piccolomini, creato a somiglianza dell'albertiano Palazzo Rucellai di Firenze, perfetto teorema rinascimentale, con cortile, triplice elegantissimo loggiato e giardino rigorosamente fedeli al trattato dell'Alberti, il De re aedificatoria, summa dell'armonia rinascimentale.
A realizzare l'insieme Pio II chiamò Bernardo Rossellino, che con l'Alberti aveva lavorato a Roma, e che riuscì architetto geniale sebbene costoso perché il preventivo di spesa risultò, alla fine, molto più alto del previsto anche per le capaci tasche pontificie.

Nessuna romanticheria in questo paradiso della ragione, qui sarebbe difficile impiantare tavolini di caffè e neppure pubblici e domestici mercati: le perfette quinte di pietra tollerano solo l'ammirato silenzio e gradiscono una certa solitudine.
Non a caso, sceglie ogni anno Pienza e la sua piazza l'arcano poeta Mario Luzi, che qui si ritira in operosa meditazione, all'ombra del gran rosone del timpano del Duomo che reca immenso lo stemma di Pio II con chiavi e triregno.

Così nell'antico borgo di Corsignano, già caratterizzato dalla casuale e stipata architettura medievale, nacque, quasi sei secoli fa, sorretta dal compasso dell'armonia spaziale del Rinascimento, questa piazza, nucleo di una erigenda ma mai eretta città, tutta nuova e tutta ideale, formata alla bellezza del vivere lo spazio secondo regole e cadenze umane.
Così una minuscola piazza di una minuscola città toscana resta come stemma universale di misura, grandeggia nella storia dell'edificare come frutto di un volere potente e di due grandi artisti che seppero mirabilmente assecondarlo.

MUSEO DIOCESIANO
Arte inedita in mostra

Fino al 2 novembre il Museo diocesano di Pienza ospita 'Tesori nascosti', opere d'arte inedite e di altissima qualità provenienti da importanti collezioni private. In mostra una tavola dipinta ad olio dal pittore francese Adrien Karbowsky (Parigi 1855-1945), raffigurante una veduta urbana di una cittadina del nord della Francia. Un'occasione per riscoprire il Museo diocesano, custode di capolavori della pittura (Pietro Lorenzetti, Vecchietta, Luca Signorelli, Fra Bartolomeo), della scultura, delle oreficerie e delle arti tessili. Ingresso 4 euro (mostra compresa), chiuso il martedì.

Museo Diocesano di Pienza, Corso il Rossellino 30, Pienza (Siena), tel. 0578749905, orario 10/13 - 15/18