Il 2009 è l’Anno internazionale dell’astronomia. Le prime osservazioni al cannocchiale

Sono passati 400 anni da quando Galileo Galilei puntò al cielo il suo cannocchiale (o telescopio) che aveva appena perfezionato (ma non inventato).

Non fu semplice per Galileo imparare a osservare il cielo, ma nel caso della luna fu aiutato da Ludovico Ariosto che aveva immaginato, con gli occhi della fantasia, che il nostro satellite avesse dei monti e delle valli.
Quindi non fu difficile per il grande scienziato interpretare le strane immagini che osservava, come dovute a un complesso paesaggio di tipo terrestre.

Per stabilire quando Galileo fece le prime osservazioni della luna, che probabilmente fu il primo oggetto astronomico osservato, si deve considerare che il grande pisano, dopo aver presentato alla fine di agosto del 1609 il cannocchiale al doge di Venezia come un nuovo e potente strumento militare, si precipitò a Firenze in ottobre  per mostrarlo a Cosimo II.
In quell’occasione Galileo fece osservare al giovane granduca la luna, ma in maniera insoddisfacente perché allora non aveva ancora uno strumento adeguato. Si deve presumere che lo scienziato avesse già osservato per proprio conto il satellite e questo deve essere avvenuto nella lunazione del settembre 1609.

Invece i disegni, che poi Galileo fece stampare nel Sidereus Nuncius, in cui annunciava le sue scoperte astronomiche a tutto il mondo, secondo i calcoli astronomici fatti circa 40 anni fa dall’autorevole direttore dell’Osservatorio di Arcetri e opportunamente rivisti, dovrebbero essere stati realizzati da osservazioni compiute nel dicembre del 1609 con un nuovo cannocchiale perfezionato.

Nello stesso mese probabilmente Galileo osservò la Via Lattea e la costellazione di Orione, poi, il 7 gennaio 1610, avendo deciso di puntare il suo strumento verso Giove, ne scoprì i quattro satelliti che in seguito dedicò alla famiglia Medici che governava Firenze. Altre scoperte seguiranno nei mesi successivi.

 

Autore: Alberto Righini, Dipartimento di astronomia e Scienza dello Spazio, OpenLab, Università di Firenze, e-mail: righini@arcetri.astro.it

Foto di Daniela Tartaglia