Centopercento italiano, l’eccellenza del made in Italy nella pelletteria. La collaborazione con Unicoop Firenze

Scritto da Laura D'Ettole |    Novembre 2008    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Sono stati i primi nel mondo a ottenere la certificazione etica nella pelletteria, nel 2003. E ancora una volta, a giugno di quest’anno, i primi ad approvare un disciplinare che impone alle imprese aderenti regole ferree e precise in tema di ambiente, rispetto del consumatore, etica degli affari. La collaborazione fra il consorzio Centopercento italiano e Unicoop Firenze è iniziata da qui, da valori condivisi che hanno poi portato alla creazione di una vera e propria partnership commerciale. Il consorzio – che associa fornitori di grandi griffe come Gucci, Prada, Ferragamo – nasce nel 1997 grazie ad Andrea Calistri, attuale presidente, imprenditore di Scandicci con il pallino della valorizzazione del made in Italy. Nell’assemblea autoconvocata a Firenze dieci anni fa per dare vita al consorzio arrivarono un’ottantina di aziende da ogni parte d’Italia. Ne restarono solo nove. Un nucleo di imprenditori molto motivati dell’area fra Scandicci e Pontassieve, con aziende di dimensione medio piccola, che agivano in controtendenza. Si rifiutavano di andare a produrre all’estero, a costi minori magari, ma con condizioni di lavoro perlomeno discutibili. Oggi il Consorzio conta 67 aziende, 3000 addetti (diretti e indiretti) e un fatturato di oltre 200 milioni di euro, per l’80% destinato all’export. Una rete di imprese piccole e medie (dai 7-8, fino a 90 dipendenti) per cui “produrre italiano” significa anche esprimere una superiore etica produttiva.

«La proposta di collaborazione è arrivata da Unicoop Firenze per favorire l’accesso dei piccoli produttori toscani al circuito della grande distribuzione commerciale», dice il direttore del consorzio Laura Chini. Le loro aspettative su questa partnership non sono soltanto economiche. «Al di là del fatto puramente commerciale – continua Chini – ci interessa che il consumatore impari a riconoscere i prodotti di qualità, attribuendo loro il giusto costo. In questo quadro è importante il ruolo della moderna distribuzione commerciale per offrire alta qualità in ogni settore, così come è accaduto in ambito alimentare».

La certificazione

L’idea base del consorzio, all’origine, è stata quella di certificare il made in Italy. I produttori associati si avvalgono dunque di un ologramma e di un certificato numerato che garantisce il fatto che il processo produttivo è svolto interamente in Italia. I controlli finora sono stati realizzati internamente dal consorzio, ma a partire dal prossimo anno verranno eseguiti da un ente certificatore esterno. Tutto questo però non è bastato. «La certificazione non era sufficiente: volevamo far capire alla gente “come” vengono prodotte le cose», sottolinea Chini. Hanno impiegato due anni a studiare la certificazione etica (Sa 8000) e a ridisegnare le regole interne. Nel 2003 il riconoscimento è arrivato, ma non bastava ancora. Era necessaria più concretezza e aderenza ai veri problemi delle aziende. «Abbiamo dedicato questi ultimi anni a setacciare tutti gli aspetti critici nel processo produttivo della pelletteria». È venuto fuori così il disciplinare di giugno, approvato anche dalla commissione etica regionale. Al suo interno tre norme principali che corrispondono ad altrettanti capitoli: salvaguardia dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori; garanzia della qualità del prodotto; no alle contraffazioni e trasparenza delle transazioni commerciali.

Il problema oggi è far capire pienamente a chi compra il valore e le conseguenze, anche simboliche, del proprio atto. «Il consumatore deve essere ancora molto educato e deve imparare qual è il suo grande potere».

Perché la realtà è che ogni singolo acquisto muove un intero universo.

 

Etici e scontati

Al Centro*Gavinana i capi in pelle del Consorzio

Filiera corta e altissima qualità. È partita a settembre nel Centro*Gavinana la nuova partnership commerciale fra Unicoop Firenze e consorzio Centopercento italiano. Un esperimento pilota che gradualmente verrà esteso anche ad altri punti vendita della cooperativa.

I soci Coop potranno ordinare a prezzi scontati del 15% il meglio della nuova collezione autunno inverno 2008-2009. Borse, cinture, abbigliamento e tutto il mondo della pelle del consorzio raggiungerà il consumatore con una formula innovativa che consente di contrarre al massimo il prezzo finale.

In un totem elettronico piazzato accanto al punto soci sarà possibile consultare il campionario, ordinare e acquistare i prodotti con le modalità delle vendite a distanza. Ci sarà anche una piccola vetrina per vedere più da vicino alcuni articoli, e saranno organizzati eventi e dimostrazioni per far conoscere ai soci di Unicoop Firenze la qualità e il design della nuova collezione.

Entro (indicativamente) tre giorni i prodotti acquistati saranno disponibili al Centro*Gavinana. Potranno beneficiare di un analogo sconto del 15% anche i soci che andranno a fare shopping direttamente presso l’outlet I-place del Consorzio (via del Piscetto 6/8, Scandicci).


Nella foto in alto Laura Chini, direttore del consorzio Centopercento italiano


Notizie correlate

Etici e scontati

  • 13/10/2008

Al Centro*Gavinana i capi in pelle del Consorzio Centopercento italiano