Maglieria

Scritto da Stefania Conforti |    Marzo 1997    |    Pag.

Maglie e magliette
I migliori clienti di abbigliamento intimo sono di gran lunga le donne, che acquistano per sé ma anche per i propri familiari e per regalare. Tuttavia negli ultimi due anni gli uomini hanno cominciato a fare acquisti in prima persona di slip, magliette, pigiami.
Una grande innovazione nel mercato dell'intimo, circa venti anni fa, fu la nascita dei cosiddetti tessuti dual, o bitessuti - esterno lana, o mischia di lana, e interno cotone, uniti da un filo di nylon - che permettevano di coniugare l'elevata capacità di assorbenza della lana con la freschezza e la caratteristica di non provocare irritazioni del cotone. Ed è in cotone oltre la metà dei capi venduti in Italia. «Lo si preferisce - conferma Roberta Corridori, specialista di prodotto per il marchio Coop presso Coop Italia - perché è anallergico, quindi può essere indossato da tutti a contatto con la pelle; ha una mano fresca, leggera, è resistente. Dal punto di vista produttivo è facile da lavorare, non dà problemi di tintura, può essere mischiato con altre fibre dando ottime rese. In cotone si possono realizzare i più svariati tipi di maglia: dal jersey (maglia liscia, rasata) alla cosiddetta 'costina'».
Anche la lana è un materiale pregiato e largamente utilizzato nell'intimo, ma a contatto con la pelle può provocare prurito, irritazione; da qui la nascita delle maglie lana-cotone e, da qualche anno, la messa a punto di un nuovo tessuto, detto interlok o cotone pesante. «Questo tessuto - precisa Gianluca Perruolo, tecnico della qualità del consorzio Coop Italia - introdotto qualche anno fa, è una sorta di doppio tessuto sopra e sotto in cotone, che ha l'aspetto di un jersey pesante che può sopportare all'interno una leggera smerigliatura, ossia un tipo di lavorazione che conferisce una maggiore morbidezza, una felpatura».
Nella scelta di un capo di biancheria intima incidono, oltre al filato, la comodità, ma anche la correttezza della taglia e le rifiniture. «Nel tessile troviamo infinite varianti - spiega Roberta Corridori - quindi è indispensabile controllare le etichette. Toccare, confrontare un capo con un altro e le relative etichette ci aiuta a vederne le differenze: scopriremo così la mutandina 100% cotone, un'altra in cotone elasticizzato, oppure anche in cotone e Lycra (marchio registrato, riportato sempre sull'etichetta), un'altra ancora in Filoscozia (cotone particolarmente pregiato e riconoscibile anche da un marchio tutelato). Anche la manutenzione è importante. Ad esempio negli slip troviamo temperature di lavaggio che vanno dai 30 ai 95 gradi. Un'altra cosa da verificare sono le rifiniture: che le cuciture siano piatte, il filo usato morbido e resistente, gli elastici non rigidi, gli accessori (pizzi, bottoni) in sintonia al tessuto a cui sono applicati. Per il resto dobbiamo affidarci alla credibilità del produttore e metterlo alla prova».

Effetto nudo
Alla fine degli anni cinquanta nascevano i primi collant, più spessi di quelli attuali ma comunque pratici e confortevoli. Sulle prime incontrarono da parte del pubblico femminile qualche resistenza, ma già intorno alla metà degli anni sessanta si imposero definitivamente, grazie anche all'arrivo della minigonna che non consentiva più di indossare le classiche calze con il relativo reggicalze.
Per realizzare i collant, e le calze velate in genere, la fibra base è il poliammide, ossia il nylon 66, utilizzato puro o più spesso mischiato con altre fibre sintetiche, in particolare la Lycra e le cosiddette microfibre. In mischia con fibre naturali, come lana e cotone, si ottiene un prodotto più pesante, non velato e perlopiù invernale. Tornando al collant trasparente, la Lycra ne ha migliorato enormemente la resistenza, la morbidezza, la lucentezza e soprattutto la vestibilità, permettendo di eliminare alcuni difetti tipici come la calza 'che gira' o con le pieghe al ginocchio.
In base allo spessore del filato si ottengono collant più o meno velati e l'unità di misura utilizzata per indicare questi differenti spessori è il denaro (Den). Un filato sottile corrisponde a pochi denari e quindi a una calza molto trasparente; molti denari invece a una calza coprente. La sua pesantezza dipende però anche dal tipo di tessitura e influisce sul grado di resistenza. Il numero di denari è indicato sulla confezione, quindi dovrebbe orientare nell'acquisto, però c'è ancora chi preferisce mettere la mano nella calza per constatare colore e trasparenza.
In fatto di qualità da qualche anno si registrano dei passi avanti, grazie anche all'innovazione tecnologica nel settore. Certo il collant rimane un prodotto dalla vita breve e sulla cui scelta incide tanto più la differenza di prezzo. Al momento dell'acquisto ricordiamoci che la parte superiore (quella relativa alla mutandina) più spessa, e la punta e il tallone 'rinforzati' garantiscono una maggiore resistenza, anche se c'è chi predilige l'effetto 'tutto nudo' che presenta la stessa denaratura in tutto il corpo. Anche le cuciture sono importanti e dovrebbero sempre esser piatte. Per prolungarne la vita poi (oltre ad alcuni ovvi accorgimenti come quello di curare le unghie o arrotolare la calza al momento di indossarla) sarebbe preferibile un lavaggio a mano a una temperatura non superiore ai 40 gradi. In lavatrice la possiamo avvolgere in un panno scegliendo un programma il più leggero possibile.

Il tallone è d'Achille
Le calze da uomo rappresentano un settore dell'abbigliamento scarsamente soggetto ai mutamenti della moda e del costume. I calzini sono pressoché gli stessi da alcune decine di anni tanto che il sistema produttivo risulta meno innovativo rispetto a quello delle calze da donna.
Le fibre utilizzate sono quelle naturali, cotone e lana, a seconda delle stagioni. Per quanto riguarda il cotone si tratta quasi sempre di prodotti con una percentuale del 100%; la lana invece, nella maggioranza dei casi, viene mischiata con delle fibre sintetiche (acrilico o poliammidico), sia per aumentarne l'elasticità sia per ragioni economiche. L'acrilico risulta più confortevole, il poliammide più elastico e tenace. Lo spessore e il peso della calza è determinato dal titolo del filato. A un titolo elevato corrisponderà un tessuto più leggero e pregiato anche se non necessariamente più resistente.
Quello che colpisce in questo settore - numerosi test lo hanno dimostrato - è che la qualità non corrisponde necessariamente ad un prezzo elevato. Si trovano infatti calze ad un costo contenuto decisamente migliori rispetto ad altre più care. «L'etichetta - ci dice Perruolo - dovrebbe riportare in modo chiaro la composizione (cioè la percentuale esatta delle fibre che compongono il capo), le istruzioni per il lavaggio e l'indicazione della taglia con il corrispondente numero di scarpa. Va detto subito che i calzini di lana temono la lavatrice, e anche quelli in cotone si accorciano e si restringono con facilità. Quello delle misure è un problema a cui prestare attenzione perché una calza troppo piccola si consuma più in fretta. Il tallone e la punta dovrebbero comunque essere rinforzati, quindi risultare più spessi. Attenzione poi agli elastici dei bordi: possiamo saggiarne la resistenza e l'elasticità provando un po' a tirarli. Non dovrebbero essere né troppo stretti, né presentare sfilacciamenti. Possiamo anche assicurarci che non ci siano buchi o fili tirati nel tessuto. Un'altra accortezza è quella di controllare che il 'rimaglio' (la cucitura posta in cima) sia il più possibile piatto e sottile».