Un’associazione, nata in Spagna, indaga sui maltrattamenti negli allevamenti intensivi

Scritto da Silvia Amodio |    Aprile 2017    |    Pag. 41

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Matteo Cupi

Matteo Cupi - Foto S. Amodio

ANIMALI

A febbraio sono state trasmesse dai telegiornali immagini molto forti che mostravano un allevamento di galline ovaiole nelle gabbie. Il video è stato divulgato da Animal Equality e ha riaperto il dibattito sulla condizione degli animali negli allevamenti intensivi.

Animal Equality, nata in Spagna nel 2009, è un’organizzazione internazionale che si occupa della protezione degli animali allevati a scopo alimentare ed è presente anche in Germania, Regno Unito, Messico, Brasile, India e Stati Uniti. Conta più di tre milioni e mezzo di simpatizzanti e svolge la sua missione grazie ad uno staff altamente qualificato, tramite attività di sensibilizzazione, divulgazione e indagini volte a promuovere cambiamenti sociali e legislativi a favore degli animali.

La loro forza sta nelle investigazioni realizzate da professionisti, vere e proprie inchieste a scopo giornalistico, non video amatoriali. Perché conoscere gli eccessi fa bene a tutti. Il video citato all’inizio è un caso limite: le condizioni igienico-sanitarie erano davvero critiche tanto che sono stati informati anche il ministero della Salute e i Nas (Nuclei anti sofisticazione) dei Carabinieri.

Abbiamo incontrato Matteo Cupi, fondatore e direttore di Animal Equality Italia, che ci racconta che «fin da quando ero ragazzino ho sempre amato gli animali e sentivo che volevo fare qualcosa di concreto. L’occasione è arrivata quando a casa di amici, durante una cena vegana, ho avuto modo di vedere alcuni video che raccontavano la realtà degli allevamenti intensivi. Da quel momento mi sono chiarito le idee, ho cambiato alimentazione e ho iniziato a fare il mio percorso, con la convinzione che qualsiasi scelta di vita avrebbe dovuto essere portata avanti con serietà. Il gruppo che sentivo più vicino a me – prosegue Cupi – era proprio Animal Equality. Sono andato in Spagna, dove è nata l’associazione, con l’intenzione di starci tre settimane, ma sono passati quattro mesi. Poi mi sono trasferito altri quattro anni in Inghilterra, sempre con lo scopo di migliorare quello che stavo facendo e perfezionare un metodo di lavoro. Rientrato in Italia ho creato il mio staff, al momento siamo otto persone».

«È chiaro che ci piacerebbe un mondo senza allevamenti – prosegue il presidente – ma siamo consapevoli che ci si debba arrivare per gradi, per questa ragione il dialogo con le aziende è molto importante. Ci impegniamo affinché vengano adottate politiche che riducano le sofferenze: una decisione presa da un singolo consiglio di amministrazione può fare la differenza per milioni di animali. Promuovere un dialogo con le aziende affinché abbandonino l’uso delle gabbie significa creare le basi per una società più civile e compassionevole».

http://www.animalequality.it

Galline ovaiole

Foto F. Giannoni

Daquattordici anni le uova a marchio Coop provengono esclusivamente da galline allevate a terra e dal 2010 TUTTE le uova vendute nei punti vendita Coop non vengono deposte nelle batterie, dove le galline stanno in piccole gabbie e un nastro raccoglie le uova. Anche la pasta fresca e le salse, tipo maionese, a marchio Coop, hanno per ingrediente solo uova di galline allevate a terra.

La Coop è stata la prima catena della moderna distribuzione a prendere questa decisione e a condizionare positivamente il mercato delle uova.

Video


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