A Vicchio (Fi) un museo dedicato al grande protagonista della pittura italiana

Scritto da Gabriele Parenti |    Aprile 2017    |    Pag. 13

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

museo casa di giotto

Foto F. Giannoni

GRANDI E PICCINI

“Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido”, nel Canto XI della Divina commedia Dante celebrava già la rivoluzione nell’arte figurativa di cui era stato protagonista Giotto. Quest’anno ricorre il 750° anniversario della nascita dell’artista, che secondo la maggior parte delle fonti avvenne nel 1267 a Vespignano, nell’odierno Comune di Vicchio, in Mugello. In quella che, secondo la tradizione più diffusa, fu la sua casa natale, è allestito un museo che aiuta a conoscere meglio le sue opere. D’impianto medievale e originariamente annessa a un edificio padronale, è oggi un luogo d’incontro e di produzione culturale. «Dalla ristrutturazione del 2008 – racconta Carlotta Tai, vice sindaco e assessore alla cultura di Vicchio –, la Casa di Giotto si presenta come spazio di esperienza, che si anima di eventi, attività, corsi per adulti e laboratori per bambini e ragazzi. Da qui può anche iniziare un viaggio di conoscenza del territorio: a piedi, attraverso un percorso studiato e segnalato, si può arrivare al centro di Vicchio e al Museo di arte sacra Beato Angelico. Si può poi visitare la casa di Benvenuto Cellini e poi raggiungere Barbiana, per ripercorrere i luoghi di don Milani».

Bambini al centro

La Casa di Giotto è stata allestita con una particolare attenzione ai più giovani.«L’intero piano nobile dell’edificio – prosegue Carlotta Tai – è stato dedicato alle attività didattiche e artistiche per bambini e ragazzi di ogni età. A partire dai piccolissimi, che si divertono con la manipolazione del colore con tempere atossiche a dita, mentre i più grandi possono sperimentare la tecnica della tempera a uovo o della doratura con foglia d’oro. Nel ventaglio dell’offerta per scuole e famiglie, i più scelti sono il laboratorio sul colore e “Giotto e gli elfi colorati”, preferito dai più piccoli. Nel 2016 è nato “L’O di Giotto”, il centro didattico dei Musei di Vicchio, gestito dalla cooperativa EDA Servizi di Firenze». Non mancano neppure motivi di attrazione per i più grandi. «La gestione delle mostre temporanee e la cura dello spazio esterno – continua l’assessore Tai – è stata affidata dal Comune all’associazione Dalle terre di Giotto e dell’Angelico, che propone anche una ricca offerta di corsi per adulti: disegno dal vero, intaglio del legno, acquerello, pittura a olio, scultura, tecnica di arazzo e molti altri».

Il paesaggio di Giotto

Il museo è stato concepito in chiave contemporanea, puntando sulle opportunità della tecnologia multimediale. “L’allestimento è molto curato sia sotto l’aspetto visivo, che scientifico – spiega Bianca Zanieri dell’Ufficio cultura del Comune di Vicchio –. Schermi grandi e convessi fanno scorrere immagini che quasi avvolgono lo spettatore. I video sono incentrati sul ruolo del paesaggio nell’arte di Giotto. Le stesse immagini prendono vita all’esterno del museo, dove grandi cornici metalliche incastonano frammenti di paesaggio».

Purtroppo il Museo di Vespignano non ospita opere dell’artista, però esprime il fascino della casa natale di uno dei più grandi padri dell’arte, con la possibilità d’immergersi in un’atmosfera totalizzante, perché l’attenzione è tutta su un paesaggio che si è conservato nei secoli con caratteristiche pressoché immutate.

Umili antenati

«Sulle origini del grande pittore non esistono notizie inconfutabili – afferma Zanieri – e questo ha dato origine a varie versioni. Attenendoci a quanto riportato da Ghiberti e da Vasari, Giotto nacque da una famiglia del contado; il nome deriva forse da Ambrogiotto o Angiolotto, molto comuni all’epoca nella zona. Il padre, Bondone di Angiolino, era un lavoratore della terra, la cui presenza era attestata a Vespignano. Secondo il Vasari, il famoso incontro con Cimabue avvenne mentre Giotto, ancora bambino, era intento a disegnare una pecora su un sasso (l’incontro sarebbe avvenuto nei pressi di Vespignano, al Ponte della Ragnania sul torrente Ensa, ndr). In seguito ci fu l’inurbamento della famiglia, a Firenze. Nel corso degli anni Giotto si arricchì grazie al suo talento artistico e all’abile gestione del proprio patrimonio. Non avido, ma attento e oculato, possedeva doti da vero imprenditore. Nel 1290 sposò Ciuta, di Lapo del Pela di Firenze, che dette alla luce otto figli (cinque, secondo altre versioni)».


Gli intervistati

Carlotta Tai, vice sindaco e assessore alla cultura del Comune di Vicchio

Bianca Zanieri, Ufficio cultura del Comune di Vicchio


Orari e biglietti: giovedì 10-13,venerdì, sabato, domenica 10-13 e 15-19. Prenotazioni: tel, 0558439224 (almeno 48 ore prima del giorno desiderato). Biglietto cumulativo (comprensivo del Museo Beato Angelico): intero € 4, ridotto € 3.


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