A Firenze il secondo Museo egizio in Italia per collezioni e reperti. Visite guidate

Scritto da Francesco Giannoni |    Settembre 2016    |    Pag. 12, 13

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Sala del Museo egizio dedicata ai reperti di Epoca Tarda - Foto G.C. MIBAC

Musei

Museo egizio di Firenze e Unicoop Firenze uniti nel nome dei Faraoni: l’iniziativa rientra nella più vasta collaborazione fra la cooperativa e il Polo museale della Toscana.

Mario Iozzo, direttore del Museo archeologico nazionale dove ha sede il Museo egizio, spiega come e perché si articolerà l’iniziativa: «saranno organizzate visite per famiglie e bambini, guidati nel museo per ammirarne i tesori. Il ricavato delle visite finanzierà il restauro del coperchio di un sarcofago in legno decorato».

Luci e ombre

Del valore delle collezioni provenienti dalla terra del Nilo parliamo con Maria Cristina Guidotti, dal 1999 curatrice-direttrice del Museo egizio di Firenze. Per importanza è il secondo in Italia (dopo quello di Torino) e il decimo al mondo.

«L’Egitto ha sempre ‘tirato’, fin dai Romani, affascinando l’immaginario collettivo: ci fanno visita persone di tutte le età, comprese molte scolaresche che spesso affollano le nostre sale».

Museo egizio, carro da caccia - Foto G.C. MIBAC

Come spiega la dottoressa Guidotti, visitare il museo significa intraprendere un viaggio alla scoperta di oltre 14.500 reperti, alcuni fra i quali veramente preziosi: il Carro da caccia, l’unico al mondo appartenuto a un privato e non a un Faraone; un calice di fayence con la bocca quadrata (il solo altro esemplare è al Louvre); il sarcofago di una nutrice di corte con il corredo, fra cui uno specchio con custodia; il bassorilievo dalla tomba di Sethy I, una delle più belle della Valle dei re, e il bassorilievo della dea Maat, divenuto logo del Museo egizio.

«Riconoscimento del prestigio internazionale di cui gode la nostra istituzione – spiega la direttrice del museo – è stata la scelta di Firenze come sede del “Congresso internazionale degli egittologi” nel 2015. Un grande orgoglio, considerato il prestigio di altre città candidate, come Varsavia, Melbourne e Trieste. Nonostante tutto, il nostro museo non è stato molto valorizzato: su questo ha pesato la mancanza di un direttore-curatore per un lungo periodo; il museo è poco “visibile” anche perché è una sezione del Museo archeologico e perché si trova a Firenze, dove i turisti scelgono di visitare anzitutto gli Uffizi e l’Accademia. Infine, ma non meno importante, il fatto che negli ultimi venti anni non è stato bandito nessun concorso e il museo ha in organico un solo egittologo, appunto la sottoscritta».

Studiare l’Egitto

Museo egizio, bassorilievo della dea Maat - Foto G.C. MIBAC

Gli studi italiani di egittologia sono fra i più avanzati al mondo, con cattedre a Pisa (storica, la prima), a Firenze, Roma, Milano, Lecce, Bologna, Torino, Trieste. Alcune università, fra le quali Pisa e Firenze, conducono missioni archeologiche, ora ferme per la difficile situazione internazionale.

A “scavare” sono in genere le università, ma lo fanno anche i musei, come quelli di Torino e Bologna che collaborano con quello di Leida negli scavi a Saqqara, presso Il Cairo.

Al patrimonio conservato nei musei maggiori, si aggiunge anche la quota di reperti egizi posseduta da musei più piccoli, che a volte li ricevono da donazioni di privati.

In generale, insomma, il settore è sempre in movimento e questo gran fervore porta a studiare, pubblicare, organizzare.

Reperti protetti

Ciò che ormai è certo è che i reperti frutto degli scavi non lasciano l’Egitto, poiché oggi è proibito. Una volta accadeva, ma già alla fine del XIX secolo il patrimonio archeologico egiziano fu posto sotto tutela da chi aveva in mano gli studi di egittologia, cioè gli europei, francesi soprattutto.

Oggi, eventualmente, c’è la possibilità di dividere i reperti: quelli importanti restano in Egitto (ma si possono studiare), mentre una quota di oggetti minori può essere divisa a metà. Però, come ci ha spiegato la direttrice, non vale troppo la pena di avviare pratiche burocratiche anche molto complesse per oggetti già abbondanti nei nostri musei.

Che famiglia gli Schiaparelli!

Ernesto, primo direttore del Museo egizio di Firenze, Giovanni, astronomo, Luigi, paleografo, Celestino, arabista, Elsa, creatrice di moda. Fra i discendenti, Marisa Berenson, attrice in film quali Morte a Venezia, Cabaret e Barry Lyndon.


Gli intervistati

Mario Iozzo, direttore del Museo nazionale archeologico di Firenze e direttore di Villa Corsini a Castello

Maria Cristina Guidotti, curatrice-direttrice del Museo egizio di Firenze

Calendario visite

I sabati e le domeniche: a settembre il 3, 10, l’11 e il 18; a ottobre il 1°, 15, 16, 22, 23, 29 e 30; a novembre il 5, 12, 13, 19 e 20. Il prezzo è di euro 5 per i maggiori di anni 18 (il costo delle guide lo pagherà Unicoop); le visite sono solo per adulti. Il ritrovo è alle ore 10.30 in piazza Santissima Annunziata all’ingresso del museo. Massimo 20 partecipanti, minimo 8.

Prenotazione obbligatoria presso Argonauta Viaggi c/o Centro Coop Empoli, via Raffaello Sanzio, tel. 057183402, argonauta.empoli@robintur.it.

Video

Viaggio nel Museo Egizio di Firenze (La Nazione)


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