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Marina Abramović. The Cleaner

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Palazzo Strozzi ospita la prima grande mostra retrospettiva italiana dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista, proseguendo così la serie di mostre che stanno portando a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea a livello globale, come Ai Weiwei (2016), Bill Viola (2017), Carsten Höller (2018).

L’evento si pone come una straordinaria rassegna che riunisce circa 100 opere dell’artista, offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Sessanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di un gruppo di performer specificatamente selezionati e formati in occasione della mostra.

Per la prima volta una donna è protagonista assoluta di una mostra di Palazzo Strozzi. Marina Abramović ha raccolto la sfida di utilizzare il palazzo rinascimentale come luogo espositivo unitario, unendo Piano Nobile, Strozzina e cortile confrontandosi con un contesto unico e ricco di sollecitazioni. Il lavoro di Marina Abramović ci parla di ricerca e desiderio di sperimentare la trasformazione emotiva e spirituale. Come ricorda l’artista, il titolo dell’esposizione, The Cleaner, fa riferimento a un particolare momento creativo ed esistenziale, ad una riflessione dell’artista sulla propria vita: “Come in una casa: tieni solo quello che ti serve e fai pulizia del passato, della memoria, del destino”.

Con questa mostra l’artista chiude quindi un ciclo della sua carriera in un luogo speciale come Palazzo Strozzi, e proprio in Italia, un paese che ha un significato importante nella biografia e nell’evoluzione del suo percorso artistico. La mostra diviene una straordinaria occasione per scoprire la complessità dell’arte di Abramović, i cui lavori spaziano da azioni forti, violente e rischiose a scambi di energia gestuali e silenziosi, fino a veri e propri incontri con il pubblico, che negli ultimi anni è diventato sempre più protagonista nelle sue opere.

 

LA MOSTRA

L’esposizione ripercorre in senso cronologico le principali tappe della carriera dell’artista che esordisce giovanissima a Belgrado come pittrice figurativa e poi astratta. Di questa produzione sono esposte opere inedite come l’“Autoritratto” del 1965 e i dipinti delle serie “Truck Accident” (1963) e “Clouds” (1965-1970) in cui si ripetono ossessivamente violenti incidenti di camion e nuvole quasi astratte, lasciando già intravedere la tensione di un’arte che va verso l’immaterialità e che pone il corpo umano come elemento centrale della sua ricerca. È negli anni Settanta che inizia il lavoro nella performance attraverso l’utilizzo diretto del proprio corpo, come testimoniato in mostra da opere come la serie “Rhythm” (1973-1975) e “Lips of Thomas” (1975) in cui l’artista si espone a dure prove di resistenza fisica e psicologica, “Art Must Be Beatiful/Artist Must Be Beatiful” (1975), dove, nuda, pettina i propri capelli fino a far sanguinare la cute, o “The Freeing Series” (“Memory, Voice, Body”, 1975), nella quale mette alla prova la capacità di resistenza individuale attraverso estenuanti azioni ripetitive di parole, suoni e gesti. Nel 1975 conosce l’artista tedesco Ulay con cui nasce un rapporto sentimentale e professionale il cui simbolo è il furgone Citroën in cui i due hanno vissuto, viaggiando incessantemente in Europa per tre anni e che sarà esposto nel cortile di Palazzo Strozzi. Insieme creano celebri performance di coppia come “Imponderabilia” (1977), dove il pubblico era costretto a passare attraverso i corpi nudi dei due artisti come fossero gli stipiti di una porta, e che venne interrotta dalla polizia, o azioni come “Relation in space (1976) e “Light/Dark” (1977) e in cui sperimentano l’incontro/scontro tra energia femminile e maschile. Negli anni Ottanta Marina e Ulay intraprendono viaggi di ricerca e studiano le pratiche di meditazione in Australia, India e Tailandia. Ne nascono opere come “Nightsea Crossing2 (1981-1987), in cui rimangono immobili l’uno di fronte all’altra per ore, e “Nightsea Crossing Conjunction” (1983), in cui vengono messe in contatto le culture aborigena e tibetana. La fine della loro relazione sentimentale e professionale si celebra nel 1988 con la performance “The Lovers” (1988) dove i due artisti si incontrano per dirsi addio a metà della Grande Muraglia cinese, dopo aver percorso a piedi duemilacinquecento chilometri ciascuno, partendo lei dall’estremità orientale e lui da quella occidentale. Negli anni Novanta il dramma della guerra in Bosnia ispira l’opera “Balkan Baroque” (1997), con cui Abramović vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, del 1997, che diviene metafora contro tutte le guerre: all’interno di un buio scantinato l’artista pulisce una ad una millecinquecento ossa di bovino raschiando pezzi di carne e cartilagine mentre intona canzoni della tradizione popolare serba. Legate al mondo balcanico e alle proprie complesse dinamiche familiari sono inoltre presentate in mostra opere come “The Hero” (2001) dedicato al padre, eroe della resistenza, o il controverso ciclo “Balkan Erotic Epic” (2005). Parallelamente Abramović porta avanti anche una ricerca sulle tematiche di meditazione e trascendenza che trovano espressione nei “Transitory Objects” (1995-2015): non sculture, ma strumenti per viaggi interiori, realizzati con materiali come il quarzo o l’ossidiana, dotati di una particolare carica energetica. Col passare degli anni la sua arte performativa, effimera per definizione, si dilata nel tempo: dalle poche ore delle performance degli anni Settanta a “The Artist is Present” (2010), in cui al MoMA di New York, muta e immobile – per più di 700 ore nell’arco di tre mesi – ha fissato milleseicentosettantacinque persone che si sono avvicendate davanti a lei, sottolineando così il valore di una comunicazione energetica e spirituale tra artista e pubblico come elemento fondamentale del suo lavoro.

 

“RE-PERFORMANCE E METODO ABRAMOVIĆ”

La mostra trova una sua fondamentale caratteristica nelle re-performance che si alterneranno ogni giorno all’interno dell’esposizione, rendendo Palazzo Strozzi uno spazio mutevole e in costante trasformazione, con “Imponderabilia”, “Cleaning the Mirror” e “Luminosity” negli spazi del Piano Nobile e con “The Freeing Series” 2(Memory, Voice, Body”) nella Strozzina. Per mantenere vive le sue opere, che altrimenti esisterebbero solo come documentazione d’archivio, Marina Abramović usa infatti la re-performance come metodo e pratica di lavoro, come testimoniato dal celebre ciclo “Seven Easy Piece”s (2005) realizzato al Guggenheim Museum di New York, in cui ha replicato sette storiche performance di artisti come Valie Export, Vito Acconci, Bruce Nauman, Gina Pane, Joseph Beuys e lei stessa. Attraverso il Marina Abramović Institute for the Preservation of Performance Art (fondato nel 2010) e con il cosiddetto “Abramović Method”, sviluppato nel corso della sua carriera come pratica fisica e mentale per realizzare una performance, l’artista ha inoltre posto le basi per oltrepassare il carattere effimero delle sue opere e reinventare l’idea stessa di performance nel XXI secolo. Coinvolgendo spettatori e performer diversi, la performance stessa cambia rinnovandosi nei diversi contesti in cui viene replicata.

 

Attenzione: certi contenuti della mostra possono urtare la sensibilità di alcuni; ai minori di 14 anni si consiglia l’accompagnamento di un adulto.

 

VISITE SPECIALI PER I SOCI

Quattro appuntamenti con visita guidata gratuita
 riservati ai soci con l’acquisto del biglietto di ingresso ridotto a 9,50 € (+ 1 euro di prevendita) domenica 14 ottobre, 11 novembre, 16 dicembre e 13 gennaio, sempre alle 16.30. Prenotazione obbligatoria CSC SIGMA 0552469600, prenotazioni@palazzostrozzi.org.

Attenzione: non è più possibile prenotarsi per questi appuntamenti, che hanno fatto registrare il tutto esaurito.

 

PAUSA D’ARTE

A partire dal 3 ottobre, ogni mercoledì alle 13.30, 30 minuti per approfondire ogni volta un’opera diversa. Senza prenotazione, gratuitamente pagando il biglietto di ingresso. I soci di possono usufruire della speciale promozione 2x1 (12,00 € per 2 biglietti).

 

VISITA VIVA

Una speciale visita interattiva che prevede l’utilizzo di un kit di oggetti utili al visitatore per entrare in una relazione più profonda con le opere di Marina Abramović. Appuntamento sabato 10 e 17 novembre, 8 e 15 dicembre, 5 e 12 gennaio, sempre alle 10.30. L’attività è gratuita (è sufficiente il biglietto di ingresso alla mostra), e la prenotazione è obbligatoria: CSC SIGMA 0552469600, prenotazioni@palazzostrozzi.org. Speciale 2x1 Coop: per tutti i soci che parteciperanno all’attività è possibile acquistare due biglietti al prezzo di uno (12 euro).

 

 

Tutte le date

Da: 21/09/2018

A: 20/01/2019

Palazzo Strozzi

Agevolazioni per i soci.

Contatti

Tel. 0552645155

www.palazzostrozzi.org

Prezzo per i soci: 9,50 €

Prezzo per i non soci: 12,00 €

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