Unicoop Firenze

Oriana Fallaci. Morirò in piedi

“Riccardo, l’Occidente è malato, ha perso la voglia di lottare, oppone valori vacui di fronte all’integralismo islamico. L’Europa è rammollita” “Sono alla fine, Riccardo, e voglio morire a Firenze. Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily Brontë” Oriana Fallaci ebbe pochi amici. Fra questi Riccardo Nencini, protagonista della politica toscana e da tempo apprezzato scrittore. Nencini passò con la grande giornalista, poco prima della sua morte, un’intera giornata. Fumarono molto, soli in una piccola camera a Firenze. Si dissero molte cose, ma soprattutto fu la Fallaci a parlare. Nencini ripercorre quel loro ultimo incontro, momento dopo momento, senza tradire nulla di quello che gli fu detto. La Fallaci ci parla del suo rapporto con l’Alieno, come lei stessa chiamava il cancro che poi la uccise, del desiderio di morire a Firenze, in quella stanza da cui si vede l’Arno e dove durante la Seconda Guerra Mondiale era rimasta con suo padre partigiano. Discutono di tutti quei temi che sempre infiammarono l’anima di questa “meravigliosa, temibile e vanitosa creatura” come la definì Giuliano Ferrara: l’Occidente, l’Islam, le moschee, il ruolo degli Usa e dell’Europa. Nei suoi ultimi giorni la Fallaci appare come sempre è stata: tagliente, austera, decisa. Eppure, capace al contempo anche di sorprendenti tenerezze, di toccanti, inaspettati momenti di fragilità. Nencini ci rivela una Fallaci per molti aspetti ancora inedita, privata, il ritratto di una donna corrosa dalla malattia eppure, come sempre, libera e spavalda: “Sono alla fine, Riccardo, e voglio morire a Firenze. Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily Brontë”.

L'autore

Riccardo Nencini è nato nell’ottobre del 1959 in Mugello (Firenze). Politico, storico, scrittore, è vice ministro del Governo Renzi. Nel 2003 è stato insignito dal presidente della Repubblica della onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per l’attività svolta in tema di federalismo regionale. Nel febbraio 2004 ha ricevuto dall’Università di Leicester (Regno Unito) la laurea ad honorem in Lettere.
È autore dei saggi Corrotti e corruttori (Shakespeare and Company Florentia, 1993), Il trionfo del trasformismo (Loggia de’ Lanzi, 1996), Il giallo e il rosa (Giunti, 1998), Omaggio alla Toscana (Consiglio regionale della Toscana, 2006), dei romanzi storici La battaglia. Guelfi e Ghibellini a Campaldino nel sabato di San Barnaba (Polistampa, 2001-2006, Pagliai, 2015) e L’Imperfetto Assoluto (Pagliai, 2009-2010) e del fortunato memoriale Oriana Fallaci. Morirò in piedi (Polistampa, 2007-2008). Ha collaborato, assieme ad Emiliano Gucci, Sandro Veronesi, Marco Vichi e altri, alla stesura diDecameron 2013 (Felici, 2013) e ha contribuito con altri autori alla elaborazione del libro Cento volte Bartali. 1914-2014 (Giunti, 2014). Finalista del Premio Acqui Storia e del Premio Scanno, gli sono stati assegnati, come ideatore del Dizionario della Libertà, il premio letterario internazionale «Il Molinello» (2007) e, nel contesto del 25° Premio Firenze, il premio speciale «Neva Bazzichi». Ha collaborato con l’Istituto Internazionale del Restauro e con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia.

Autore: . Editore: Polistampa. Genere: Narrativa

Prezzo di copertina: 6,00 €

Prezzo Unicoop Firenze: 5,10 €

Recensione

Non doveva essere facile starle accanto. Oriana Fallaci era graffiante, ironica, dura, anche rude. Eppure chi l'ha conosciuta bene, come l'Autore, ne evidenzia la generosità e la dolcezza, anche se “essenziale, 'maschile', mascherata da modi decisi”. E soprattutto la forza: quella con cui ha lavorato, rischiando la pelle, e quella con cui affronta l'“alieno”, il cancro che la sta uccidendo, da cui si difende con la parola, per dimenticarlo ma anche per attaccarlo: “un male stupido [...] morirà con me alla mia morte. Sconfitti entrambi!”.

Il tempo passato insieme alla giornalista fiorentina ha permesso a Nencini di scrivere queste pagine, piene di dialoghi essenziali, lunghe pause (dense di fumo), discussioni accanite, schegge di storia toscana e ricordi personali. Toccanti quelli della Resistenza, quando la scrittrice, poco più che bambina, portava armi ai partigiani e a Carlo Levi (nascosto in un palazzo di piazza Pitti) che aveva da ridire su una pistola, e la rimandò indietro, e le strade intorno pullulavano di tedeschi; o Firenze, prima “fascista davvero” e poi, di colpo, antifascista tutta insieme.

Pur breve, impressiona per il realismo la descrizione del massacro di studenti a Città del Messico, poco prima delle Olimpiadi; lei, colpita da una raffica, cadde a terra gravemente ferita, e fu scambiata per morta. La sua è stata “una vita prestata alla macchina da scrivere e all'avventura”.

Libro breve ma intenso, dallo stile conciso, schioccante, 'giornalistico'. Sarebbe piaciuto all'Oriana.