Unicoop Firenze

La Valigia. Dentro e oltre ‘Il Giardino dei Ciliegi’

Il Giardino dei Ciliegi, l’ultima e forse la più poetica opera teatrale di Antòn Čechov, si chiude con i colpi di scure che si abbattono sui ciliegi dell’amato giardino. La casa è stata venduta all’asta e i membri della famiglia si disperdono, ognuno per la sua strada. Che cosa succede dopo l’asta? Cosa ne è di Ljuba, la protagonista dell’opera? Quali sono i rapporti familiari, i desideri e le speranze, i sensi di colpa che ne determinano il comportamento?

Sono queste le domande che si pone la protagonista di questa storia, mentre si accinge a interpretare la parte di Ljuba nel corso di un laboratorio teatrale. Man mano che si immerge nello studio del testo, l’attrice stabilisce una sorta di simbiosi con il personaggio da interpretare, entrando in un luogo dove la finzione letteraria si mescola ai casi della vita e nel quale il contorno della protagonista gradualmente sfuma nel personaggio. Dopo la perdita della proprietà, Ljuba è tornata a vivere a Parigi dove lui - l’amante di cui si parla ne Il Giardino dei Ciliegi - l’aspetta, di nuovo malato. È la Parigi vivace e stimolante dei primi del Novecento, ricca di artisti di genio, animata da concerti, balletti, esposizioni d’arte. Tuttavia, a causa della malattia di lui e delle ristrettezze economiche, Ljuba conduce una vita lontana dagli eventi mondani: le frequenti visite del medico che cura il suo convivente rappresentano le uniche occasioni di distrazione e consolazione. Stimolata dalla personalità affidabile ma riservata del medico, di cui subisce il fascino, Ljuba trascrive in un diario episodi della sua infanzia e della sua giovinezza ma anche i desideri che la mantengono viva nella sua nuova vita parigina: i desideri di una donna che, come l’attrice narrante, si trova a fare i conti con le proprie fragilità.

La figura del medico, estranea all’universo cechoviano ma personaggio chiave della storia, e la valigia, oggetto emblematico per Il Giardino dei Ciliegi e titolo di questo racconto, attraversano il presente e il passato fino al colpo di scena finale, in cui il sentimento mai dichiarato si svela.

L'autore

Paola Bonazzi è nata a Firenze, città dove vive e lavora. È professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, dove svolge attività didattica e di ricerca in ambito mineralogico e cristallografico. È autrice di più di ottanta articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Il suo primo racconto,  Circe , è pubblicato nell’antologia  Le nostre scarpe  (Edizioni Cento Autori, 2014).

Autore: . Editore: Firenze Leonardo. Genere: Narrativa

Prezzo di copertina: 15,00 €

Prezzo Unicoop Firenze: 12,75 €

Recensione

Omaggio ad Antòn Čechov e al suo Giardino dei ciliegi. Omaggio al teatro e alla fatica dell’essere attore. Omaggio al teatro come specchio della vita.

La protagonista del romanzo ha avuto la parte di Ljuba, uno dei personaggi del capolavoro cecoviano, che rientra a casa dopo una lunga permanenza a Parigi. A casa, il luogo degli affetti e dei ricordi, ma anche delle solitudini dei suoi abitanti.

Come rendere la complessità del personaggio? La fatica dell’attore comincia subito, fin dalla prima lettura del copione. Che volto dare a Ljuba, quali espressioni; come dovrà muoversi, guardare, vestirsi? Il pensiero va ai grandi interpreti del passato. Il regista suggerisce di “frequentare il personaggio”, stargli accanto, indovinare i guizzi umoristici della commedia accanto a quelli più amari.

La seconda parte del romanzo immagina la vita di Ljuba a Parigi, con i suoi amori e le sue delusioni. Qui è tornata dopo la vendita della casa e del giardino in Russia.

Un bellissimo libro, questo della sensibile Paola Bonazzi, che è una riflessione sul teatro, a sua volta riflessione sulla vita e suo specchio. Per diventare, teatro nel teatro, perché la protagonista del libro s’immedesima infine in quella della piéce teatrale.