Unicoop Firenze

La speranza correva a sinistra

Ci sono passioni che crescono insieme. In questo romanzo se ne trovano due: bicicletta e politica.

Il ciclismo, nell'Italia del dopoguerra che rinasce nel mito di Coppi e Bartali, è quasi un’educazione
sentimentale. Gli anni ‘60 per un giovane fiorentino di educazione cattolica sono invece l’apprendistato civile e politico nel segno di La Pira e don Milani. Poi la militanza di sinistra e il ‘68, quindi gli anni di piombo delle stragi e del terrorismo, in cui le corse e le maglie dei campioni ciclisti sono rare parentesi colorate; fino alla morte di Berlinguer, che simbolicamente chiude un’epoca: quella in cui La speranza correva a sinistra. Ma la radice di queste due passioni ha un nome: Vinicio, il padre, che nell'agosto del ‘43 promise al figlio, Franco, che aveva appena tre anni, una “bicicletta Rossa”..

Autore: . Editore: Ediciclo. Genere: Narrativa

Prezzo di copertina: 16,00 €

Prezzo Unicoop Firenze: 13,60 €

Recensione

Il ciclismo è una passione che può diventare una malattia. Questa può essere a sua volta contagiosa. Per fortuna che è una malattia innocua e dai riscontri positivi: non si è mai sentito un luminare della medicina affermare che salire in bici per una passeggiata più o meno lunga faccia male.

La passione del ciclismo può trasmettersi di padre in figlio. Può anche mescolarsi alla politica e attraversare alcuni decenni di storia.

Questo libro ne è la dimostrazione. Mescola accadimenti ciclistici ed eventi politici: Felice Gimondi che il 12 giugno del 1976 vince il giro d’Italia e otto giorni più tardi il Partito comunista arriva ad un soffio dalla Democrazia cristiana.

Oppure quando parla di Enrico Berlinguer dal sorriso che “a volte lo illuminava d’immenso, come quello di Fausto [Coppi]”.

Ma anche quando descrive il professor Ramat che arrivava a scuola in bicicletta, saltandone agile e leggero e poi in classe spiegava la letteratura italiana appassionando a tal punto gli studenti che si dividevano in foscoliani e leopardiani, animosi come bartaliani e coppiani. 

Subito dopo seguono le pagine sull’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche.

È un bellissimo libro in cui la narrazione a volte si fa epica. Mai retorica.